L'ultimo sfregio alle vittime

È un verdetto tombale, senza speranze, freddo come il marmo dei sepolcri dove riposano lo statista Aldo Moro, il commissario Luigi Calabresi, il generale Enrico Galvaligi e tanti altri servitori dello Stato abbattuti dalla furia nichilista del piombo rosso

L'ultimo sfregio alle vittime

È un verdetto tombale, senza speranze, freddo come il marmo dei sepolcri dove riposano lo statista Aldo Moro, il commissario Luigi Calabresi, il generale Enrico Galvaligi e tanti altri servitori dello Stato abbattuti dalla furia nichilista del piombo rosso. A Parigi manca un giudice per sanare ingiustizie storiche, lì comanda una Corte di Cassazione che antepone la seconda vita francese di dieci terroristi incalliti ai danni inflitti a tante famiglie e all'Italia.

Finisce così, dopo oltre quarant'anni, con l'impunità dei vari Pietrostefani, Petrella, Bergamin che non torneranno più in Italia, almeno nella veste di detenuti. Negata l'estradizione, un bel colpo di spugna su crimini che hanno insanguinato la nostra vita per decenni. Al dolore dei congiunti delle vittime, fa da squallido contraltare l'esultanza degli assassini. Senza vergogna quella del fondatore delle Brigate combattenti di Prima Linea, Enrico Galmozzi, due omicidi nel curriculum: «Quanto mi fa godere la Cassazione francese...». Lo sberleffo finale a chi piange, un colpo di pistola virtuale che una corte di giustizia non avrebbe mai dovuto permettere.

Brucerà per tanti altri anni la cicatrice della questione francese. Da Mitterrand a Macron, passando anche per le stagioni golliste cariche solo di promesse e sterile solidarietà, Parigi ha sempre coperto, se non vezzeggiato, i latitanti cui è stato consentito di sottrarsi alla giustizia del loro Paese. Sempre con le stesse motivazioni politiche farneticanti prese come oro colato, dai processi ingiusti alle condizioni carcerarie disumane. Tanto, al di là delle Alpi, le primule rosse potevano contare su un milieu politico-intellettuale sempre schierato con entusiasmo al fianco degli assassini, alcuni dei quali non hanno scontato un solo giorno in carcere. Ci ha provato fino alla fine il procuratore generale della Corte d'appello, ma il suo tentativo si è infranto di fronte ad altri magistrati che hanno dato ragione alla tesi prevalente, quella sancita dai colleghi giudici.

A parole il presidente Emmanuel Macron ha sposato la causa italiana, ma il risultato non è cambiato rispetto al passato: zero assoluto.

Resterà l'ennesimo screzio nei rapporti problematici tra Eliseo e Palazzo Chigi, già carichi di tensione sui dossier immigrazione ed economia con l'avvento del governo Meloni di centrodestra. Nei dintorni dell'ala disfattista dell'opposizione anche questo sarà l'ennesima fonte di «goduria».

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