Putin e Hamas, perché stiamo con i loro nemici

I processi di negazione - e quindi rimozione - non sono tutti uguali

Putin e Hamas, perché stiamo con i loro nemici
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I processi di negazione - e quindi rimozione - non sono tutti uguali. C'è chi nega un certo fatto perché non ne è a conoscenza: non mi risulta che il mio amico tradisca la moglie; c'è chi nega che un fatto sia accaduto per paura che la verità possa fare male a se stesso o a qualcuno: non può essere vero che il mio amico tradisca la moglie; c'è chi nega per difendere interessi o affetti: so che è vero, o sospetto che sia vero, ma sarò complice del mio amico che nega di tradire la moglie; e infine c'è la negazione per non voler occuparsi di cose troppo impegnative che pensiamo astratte, lontane dal nostro interesse: chi se ne frega se il mio amico tradisce la moglie, nego che ciò possa essere un problema per me o per chicchessia.

Qualsiasi sia il motivo, finché questi processi di negazione interessano la nostra sfera personale (affettiva, professionale, relazionale) in fondo poco cambia per la società. Cosa diversa è quando il meccanismo di rimozione della verità investe la sfera pubblica, perché va a inquinare in modo negazionista e quindi pericoloso l'opinione pubblica e di conseguenza il dibattito politico (e viceversa).

Negare che Putin sia un criminale di guerra, che mollare l'Ucraina al suo destino oltre che cinico sia rischioso per la sicurezza dell'Europa, negare che Israele sia vittima di Hamas e che l'islam radicale voglia la fine della nostra società, vuol dire astrarsi dal mondo reale. Che ciò avvenga per ignoranza, per paura delle conseguenze, per partigianeria ideologica o per assoluta indifferenza poco importa. Siccome la conclusione è identica (Putin e Hamas hanno ragione, sono l'Europa e l'Occidente tutto che sono dalla parte del torto) le varie categorie di negazionisti diventano tra di loro complici di un unico disegno: il mio vicino di casa favorevole per motivi a suo avviso nobili a boicottare Israele si ritrova a braccetto con i terroristi di Hamas; il nostro collega contrario ad aiutare l'Ucraina a difendersi dall'invasione perché «serve la pace» è un formidabile sostegno morale e psicologico ai soldati di Putin che stanno sparando contro donne e bambini ucraini.

C'è un principio universale che recita:

il nemico del mio nemico è mio amico a prescindere da chi sia. A meno di voler considerare amici dei criminali di guerra e dei terroristi, beh non dovrebbe essere complicato scegliere di stare dalla parte dei loro nemici.

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