"Stiamo bene ma abbiamo paura": così i siciliani sulla Diamond Princess

I cinque siciliani a bordo della nave da crociera hanno rispettato i primi giorni di quarantena. Si sentono ogni giorno al telefono con il sindaco di Pozzallo raccontando come stanno vivendo questa situazione. Alternano momenti di apprensione a quelli di ottimismo

"Stiamo bene ma abbiamo paura": così i siciliani sulla Diamond Princess

Stiamo bene, siamo fiduciosi, però abbiamo anche tanta paura” . Sono queste le parole pronunciate dai cinque siciliani, provenienti da Pozzallo, che si trovano ancora a bordo della Diamond Princess, la nave da crociera rimasta in quarantena a Yokoama. Il mezzo è ancorato al porto giapponese dallo scorso 3 febbraio, dopo l’accertamento di un passeggero rimasto contagiato e sbarcato da Hong Kong. Ben 3.711 le persone a bordo della nave, di diverse nazionalità, che hanno osservato un periodo di isolamento nelle loro cabine. Fra loro 35 italiani, cinque dei quali sono originari della provincia di Ragusa. Si tratta di tre ufficiali di macchina che fanno parte dell’equipaggio e di due mogli.

Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, ci ha raccontato di sentirsi con loro ogni giorno al telefono per accertarsi personalmente delle loro condizioni di salute. “Stanno tutti bene al momento-dice il primo cittadino-le loro condizioni di salute sono abbastanza buone, ma sono stanchi, vogliono tornare alla loro vita normale”. La prima fase di quarantena prevista per un periodo di 14 giorni è terminata e adesso sono tutti in attesa di notizie, quelle buone, che possano annunciare il trasferimento dentro una struttura adeguata fuori dalla nave.

Ci controllano la temperatura ogni quattro ore”. Riferisce così una delle donne al sindaco e prosegue: “Questa mattina ci hanno sottoposto alle ultime analisi del sangue di routine prima di poter decidere del nostro trasferimento. Ci hanno anche detto di preparare una lettera da indirizzare all’ambasciata italiana in cui dichiariamo la nostra volontà a lasciare la nave per essere portati via con uno dei trasferimenti organizzati dallo Stato italiano. Non sappiamo-prosegue la donna-se la nostra richiesta sarà accolta, non tutto è dato per scontato, ma crediamo comunque non ci siano problemi. Più che altro dovrebbe essere una prassi”.

Nelle telefonate che i cinque ragusani scambiano con il loro sindaco, alternano momenti di preoccupazione a momenti di ottimismo, come ad esempio questa mattina, quando è arrivata la notizia di dover sottoscrivere la richiesta per poter andar via. “Questi- ci dice il sindaco Ammatuna- sono stati i 14 giorni più lunghi della loro vita. Non vediamo l’ora di avere nuovamente con noi i nostri concittadini e di sapere che tutto si sia concluso nel migliore dei modi possibili. Ci vorranno ancora altri giorni affinché questo possa avvenire, ma siamo fiduciosi e la cosa più importante al momento è quella di non perdere la pazienza e cadere nelle braccia del panico”.

Nel frattempo proseguono le evacuazioni dalla nave ad opera degli altri Stati. Per quanto concerne gli italiani, il loro trasferimento in una struttura adeguata dovrebbe avvenire il prima possibile. Poi, ci saranno da rispettare altri giorni di quarantena.

I tempi adesso dovranno essere però celeri dal momento che un italiano è risultato positivo al test del nuovo Coronavirus. La task force del ministero della salute sta valutando quali potrebbero essere le strutture adeguate ad accogliere tutti gli italiani.

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