Trieste, il vescovo si scaglia contro chi associa Gesù alle "sardine"

Il vescovo di Trieste, mons.Giampaolo Crepaldi, si scaglia contro chi ha accostato Cristo alle "sardine". L'attacco centrale è destinato agli "intellettuali liberal"

Trieste, il vescovo si scaglia contro chi associa Gesù alle "sardine"

Monsignor Giampaolo Crepaldi non concorda con chi equipara Gesù Cristo al movimento delle "sardine". Il vescovo di Trieste, che è un noto ecclesiastico conservatore, non si è smentito, quando ieri ha pronunciato l'omelia in occasione della festa della Epifania: il consacrato non ha timore, rispetto all'andazzo, di essere identificato come battitore libero.

Il presule incaricato in Friuli Venezia Giulia, pur non citando in modo diretto coloro che hanno usato associare il fondatore del cristianesimo al movimentismo anti-Salvini - quello che si sta sviluppando nelle piazze italiane e che ora si prepara alla trasformazione in partito - ha usato parole chiarissime, estendendo il ragionamento anche ad altre forme di definizioni cristologiche, come quelle riguardanti l' "omosessualità" di Gesù (esiste almeno una polemica per via di un prodotto targato Netflix).

Monsignor Crepaldi si è distinto così per essere uno dei pochi consacrati a rispondere agli attacchi subiti dai fedeli in queste settimane. Quello appena trascorso è stato un Natale davvero denso di bordate provenienti da ambienti laicisti. Ma non tutti, nella Chiesa cattolica, hanno optato per replicare. Anzi, quella di Crepaldi per ora è una delle poche repliche tangibili. E le parole scelte dal presule della diocesi friulana sono state riportate pure da IlGazzettino: "Questa esemplare professione di fede dei Magi in Gesù Signore, Re e Salvatore universale, durante le feste natalizie - ha dichiarato il monsignore - è stata oggetto di un attacco senza precedenti che è andato dispiegandosi in varie forme: dalla volgare e blasfema identificazione della sua persona con l'essere gay, pedofilo e "sardina", fino a più sofisticate interpretazioni dei testi scritturistici che lo hanno privato della natura divina".

La riflessione del vescovo, quindi, sfiora anche il dibattito dottrinale. Per comprendere il perché di queste bordate provenienti dal pulpito, forse, bisogna ragionare di come in questi ultimi tempi si stiano diffondendo teorie teologiche che accostano Gesù Cristo alla cosiddetta "ideologia Lgbt". Un numero della rivista Concilium, inoltre, è stato criticato dalla frangia conservatrice. Se non altro perché all'interno si rintracciano considerazioni sulla presunta natura "queer" del corpo del Messia, che per il vescovo non dovrebbe neppure essere annoverato tra le "sardine".

L'alto ecclesiastico ha proseguito, tirando in ballo la blasfemia: "Queste ultime - ha specificato, soffermandosi dunque sulle "sofisticate interpretazioni dei testi scritturistici..." - sono state proposte, in genere, da intellettuali liberal che, convinti di essere i depositari di non si sa quale arcana verità, pretendono di esercitare autorevolmente la missione di liquidare la regula fidei su Cristo alla quale ci riferiamo noi cristiani con la recita del Credo, naturalmente in nome del progresso umano di cui solo loro possiedono le chiavi di accesso".

L'avversario, per così dire, è stato dunque individuato negli "intellettuali liberal". Vale la pena sottolineare, infine, come Il Gazzettino parli pure di "bufera" attorno all'omelia di Crepaldi. Un segno di come il vescovo, con ogni probabilità, abbia colto nel segno.

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