Il Csm prova a ostacolare il "processo breve"

Il decreto sulla prescrizione breve in commissione Giustizia al Senato: proteste dell'opposizione. Da Mancino e Schifani invito ad "abbassare i toni". Bersani: "Via il ddl e riforma della giustizia insieme". Fini: "Il ddl è giusto, ma non è la riforma della giustizia". Il Csm dà i numeri su civile (tra 20 e 47%) e penale (tra 10 e 40%)

Il Csm prova a ostacolare il "processo breve"

Roma - Dati pesanti, quelli del Csm. Secondo l’indagine conoscitiva avviata oggi dal Consiglio superiore della magistrato, l’impatto che la nuova legge sul processo breve avrà sul sistema giudiziario sarà molto forte: stando ai dati portati a Palazzo dei Marescialli dai capi degli uffici di Torino, Milano, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Bari, Reggio Calabria e Palermo la forchetta dei procedimenti penali investiti dalla nuova legge andrà dal 10 al 40% del totale, mentre quella dei procedimenti civili sarà dal 20 al 47%. I consiglieri hanno comunque precisato che si tratta di dati ancora parziali e che necessitano di rielaborazioni, ma che comunque sarà molto difficile che vengano rivisti al ribasso.

Via all'iter sul processo breve Con la relazione di Giuseppe Valentino (Pdl) è stato incardinato in commissione Giustizia al Senato il disegno di legge sul processo breve. Il seguito della discussione è rinviato alla prossima settimana. "Domani alle 16 - riferisce il presidente Filippo Berselli - ho convocato un ufficio di presidenza della commissione che deciderà come procedere". Prima dell’intervento del relatore del testo, l’opposizione ha chiesto che il provvedimento venisse accorpato a quello sulla riforma del processo penale. La proposta, messa ai voti, è stata bocciata. "Solleveremo la questione alla Giunta per il regolamento - afferma Luigi Li Gotti (Idv) - perché ci sono in commissione Giustizia tanti ddl che non riusciamo a concludere e non vedo perché adesso il processo breve debba sorpassare tutti. Ogni testo ha pari dignità". "È legge della fretta" ha commentato Luigi Zanda del Pd mentre Felice Casson ha ribadito che "il ddl ammazza-processi viola l’articolo 3 della Costituzione" così come il lodo Alfano "anche se riproposto per via costituzionale". Secondo il senatore dei democratici «è una strada non percorribile".

Fini: "Il ddl? Non è riforma, ma intervento giusto" Basta parlare della riforma della giustizia. A dirlo è Gianfranco Fini, durante la presentazione del suo libro a Milano. Al momento non è di questo che si sta discutendo ma di "un intervento - ha detto Fini - che io credo sia giusto per garantire tempi certi ai processi. Evitiamo ogni volta che c’è un intervento, di dire che c’è uno scontro sulla giustizia. Evitiamo di fare confusione. La riforma della giustizia - ha ribadito - è la riforma della Costituzione nella parte che riguarda il sistema giudiziario". Poi il presidente della Camera parla di riforme: "Bisogna affrontare il tema delle riforme e mi chiedo: è sbagliato dire se sono condivise meglio? La bozza Violante - ha spiegato Fini ricordando la proposta avanzata la scorsa legislatura per la riforma del parlamento - potrebbe essere votata all’unanimità alla Camera e al Senato e in poche settimane diventare legge dello Stato".

Pd: "Eliminate il ddl e discutiamo della riforma" Il Pd è disposto a discutere sulla riforma della giustizia, ma questo è possibile se il Pdl ritirerà dal tavolo il disegno di legge sul processo breve. Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. "Quello della giustizia - ha detto Bersani - è sicuramente un problema per i cittadini, vista la lunghezza dei processi. Noi non solo siamo disponibili a discuterne, ma abbiamo già presentato quattro proposte di legge. Adesso però - ha proseguito - ci stanno facendo vedere un altro film, e cioè come evitare i processi al premier. Bondi, che è il ministro della Cultura, ci presenti il film giusto e noi discutiamo. Se vogliono evitare i processi ai colletti bianchi per noi non è possibile.

Noi - ha insistito il segretario del Pd - siamo pronti a parlare di giustizia ma al netto dei problemi del premier" il quale, a giudizio di Bersani, "vuol tenere la pallottola in canna del 'Giudizio di Dio' sul dopo Berlusconi".

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