L'umanità non ha un prezzo

Il protagonista di questa riflessione è il denaro

L'umanità non ha un prezzo

Il protagonista di questa riflessione è il denaro. Sollecitato dalla decisione Usa di risarcire la famiglia di George Floyd l'uomo ucciso a Minneapolis da un poliziotto il 25 maggio 2020 con la cifra di 27 milioni di dollari. Non so se sia una decisione appropriata, dibattito che non mi appassiona. Quel che mi suggerisce la vicenda è altro: quasi tutto finisce in denaro. Il denaro ultima parola che, purtroppo, vince sempre. Non lo affermo per moralismo. Anch'io ho ed ho avuto un intenso rapporto con il denaro. Mi pongo e vi pongo degli interrogativi. Quando si pensa di risolvere qualsiasi problema della vita, anche il più doloroso, ricorrendo al soldo temo che questa pratica venga a inficiare quello che dovrebbe essere il pilastro fondamentale della convivenza, del sentirsi comunità: il valore dell'uomo. Dunque, prima del prezzo.

Se l'ultimo giudice regolatore è il denaro, mi viene il dubbio che le società si reggano su fondamenta fragili. Soprattutto se percepiamo l'alterità come soggetto monetizzabile. Capitale umano, inteso nel senso delle imprese assicurative. Non c'è un aspetto valoriale che viene prima. Al tempo della pandemia converrebbe ripartire collocando al centro dell'attenzione il soggetto uomo in quanto tale. Un valore pre mercantile e non subito funzionale al mercato. E quindi al denaro. Altrimenti qualsiasi tentativo di costruire uno sviluppo autenticamente sostenibile su scala globale risulterebbe fortemente compromesso.

Le contraddizioni fanno parte della vita, le controversie anche.

Pensare di provare a risolvere le distorsioni piccole e grandi partendo dal denaro è probabilmente una decisione per nulla coraggiosa. Basti pensare a come il tema dell'eredità mortifichi i rapporti all'interno delle famiglie. Il denaro più che unire divide. Ma, almeno, nei nostri pochi pensieri virtuosi la vita dell'uomo continua a non avere prezzo?

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