
Mentre Vivendi sotterra l'ascia di guerra, promettendo di ritirare la causa sulla rete di Tim dopo il closing dell'operazione con Poste alla quale ha ceduto il 15% delle quote; sul mercato si pensa già alla mossa successiva. E i riflettori, in questo senso, vanno in direzione del cosiddetto consolidamento del settore che al momento può guardare solo nella direzione di Iliad.
Certo andrebbe trovata la quadra per una quota di mercato che potrebbe sfondare il 40%, ma certo il mercato ha bisogno di ridurre gli operatori da quattro a tre per trovare una sua sostenibilità nella guerra delle tariffe. La voce del governo, in questo senso, è quella del sottosegretario Federico Freni, che ieri si è espresso a margine di un evento a Milano: «Questa operazione di consolidamento che Poste ha fatto all'interno di Tim denota una vivacità industriale e finanziaria», ha affermato. «Cosa assai gradita, perché un operatore vivo e vivace è sano per il mercato e per il Paese». E poi: «Comprare altri operatori» da parte di Tim «mi sembra azzardato, ma sicuramente dovrebbe essere protagonista del consolidamento». Nel mondo delle tlc, ha proseguito ancora Freni, «finché ci saranno così tanti operatori su un unico mercato, difficilmente le tariffe diventeranno sostenibili».
In tal senso, partendo dalle parole di Freni, la strada più percorribile (e forse l'unica) è quella che conduce a un matrimonio tra Tim e Iliad. Ma come si potrebbe realizzare questa operazione? I tempi non si preannunciano brevi, ma le ipotesi sul tavolo sono diverse. Iliad, dal canto suo, non è interessata solamente alla divisione Consumer (quella della telefonia mobile) di Tim e vorrebbe avere un ruolo di peso nella governance, magari con un modello simile a quello adottato per Fibercop. Ci sono tuttavia altre ipotesi come il conferimento della divisione Consumer di Iliad in cambio di una quota nel capitale dell'ex monopolista. Una strada alternativa sarebbe quella che Tim e Iliad conferissero le proprie divisioni Consumer in una società di nuova costituzione, fermo restando che anche questa ipotesi dovrebbe trovare la sponda del governo. In tal senso, l'arrivo di Poste semplifica molto la catena degli interlocutori: il gruppo guidato da Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco, infatti, è primo azionista e delegato di Palazzo Chigi. Ieri, intanto, l'ad di Pietro Labriola è intervenuto al Tg1 dichiarando di essere «contento come italiano» per l'ingresso di Poste. «La cosa più importante è che torniamo ad avere un faro, un punto di riferimento in logica industriale di lungo termine», ha sottolineato il manager, anticipando l'arrivo di nuovi servizi per famiglie e imprese.
Oggi, intanto, ci sarà il primo cda ordinario di Tim dopo l'operazione Poste-Vivendi. Inizieranno i lavori preparatori verso l'assemblea del 24 giugno.
Verosimile che i vertici, dopo il riassetto dei soci, cambieranno volto e rimane in piedi anche l'ipotesi in cui il gruppo Bolloré possa rimanere con un suo rappresentante. In Borsa, ieri, Tim ha perso lo 0,58% a 0,31 euro e Poste cala dell'1,3% a 16,43 euro in un contesto di debolezza generale.
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