È un flop il condono agricolo Inps

In tempi di extragettiti e di tesoretti nessun contributo alla fiscalità generale verrà dalla ristrutturazione dei crediti agricoli varata dal governo. Il condono agricolo per ora ha fatto flop. Un’operazione complessa, che prevede la cessione dei crediti, già cartolarizzati dal ’99 al 2006 (cioè piazzati sui mercati finanziari in cambio di denaro liquido), a due banche - Unicredit e Deutsche Bank - in cambio di un colpo di spugna dell’Inps su 6 miliardi, comprese penali e contributi previdenziali non versati in massima parte dalle aziende agricole (per il 74%), da coltivatori diretti, mezzadri e coloni. I morosi possono sanare la propria situazione concordando con le banche la «ristrutturazione» del proprio debito e versando poco più del 20% di quanto avrebbero dovuto pagare. Ma una lettera riservata della direzione generale dell’Inps lancia l’allarme: al condono ha aderito poco più del 2% degli interessati.
I dati sono ricavati dal numero di Codici di accesso alla ristrutturazione, in sigla Car, richiesti agli uffici dell’Istituto. Così a fine luglio prima di andare in vacanza il direttore generale, Vittorio Crecco, ha scritto al consiglio d’amministrazione. «Contrariamente alle aspettative», si legge testualmente nell’informativa, l’affluenza è stata bassa. E il contratto di cessione dei crediti alle banche si basa sulla clausola decisiva che alla «ristrutturazione» aderisca almeno il 30% dei debitori.
A febbraio l’Istituto di previdenza era stato messo con le spalle al muro. Con un vero e proprio diktat il governo aveva minacciato il cda dell’Inps, di fronte alle resistenze manifestate soprattutto dal presidente Gian Paolo Sassi, di commissariare l’ente. Peggio, di addebitare agli amministratori i «mancati introiti» qualora non avessero dato il proprio placet all’operazione.
La più bassa percentuale di adesioni al condono si registra proprio là dove massima è la quantità di evasori. Oltre il 70% della morosità nei confronti dell’Inps in agricoltura si registra infatti in tre regioni, Campania, Calabria e Sicilia.
Sul condono mascherato da «ristrutturazione dei crediti» perplessità e polemiche si sono sprecate. Anche e soprattutto perché, a fronte del 20% che verseranno, se va bene, i debitori, l’Inps, quindi a spese di tutti, deve pagare pensioni complete e tutte le altre prestazioni (indennità di disoccupazione, maternità, malattia); e perché in 20 anni si sono succeduti 14 condoni.

Il Consiglio dei revisori dei conti dell’ente previdenziale già a febbraio ha presentato una denuncia alla Corte dei conti. La campagna per raccogliere le adesioni al condono si chiuderà a ottobre: e allora si tireranno le somme. Per ora è un flop.
pierangelo.maurizio@alice.it

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