Giorgio Almirante, l'oblio di un leader a 29 anni dalla morte

Ventinove anni fa moriva Giorgio Almirante, lasciando un vuoto incolmabile a tutto il mondo della destra politica italiana

Giorgio Almirante, l'oblio di un leader a 29 anni dalla morte

Giorgio Almirante morì il 22 maggio del 1988, 29 anni fa. A distanza di un giorno da un altro esponente di spicco del Movimento Sociale Italiano, Pino Romualdi, anch'egli fondatore del M.S.I. Almirante fu un leader centrale per la storia politica d'Italia, specie per lo sdoganamento di alcune istanze che senza il suo contributo sarebbero state sconosciute alla prima Repubblica. Quando in Italia si fa riferimento al partito nato il 26 dicembre 1946 dai reduci della Repubblica Sociale Italiana, del resto, si fa principalmente utilizzando il nome e la sua vicenda politica-personale. Cosa ne sarebbe stato dei reduci dell'esperienza fascista senza la creazione di quel partito, d'altro canto, è una domanda che i politologi hanno potuto, forse fortunatamente, non porsi.

Appartenente ad una famiglia aristocratica molisana, Giorgio Almirante era nato a Salsomaggiore da una famiglia di teatranti, ma sua la passione era ed è rimasta per molto tempo il giornalismo. A diciotto anni, infatti, pubblicò la sua prima cronaca su “Il Tevere”, quotidiano diretto da Telesio Interlandi; dopo essersi laureato in lettere e filosofia, partì per la seconda guerra mondiale, impegnandosi inizialmente proprio come corrispondente. Redattore capo di quella rivista a Roma fino al luglio 1943, scelse dopo i fatti dell' 8 settembre di aderire alla Repubblica di Salò, dove svolse il ruolo di capo gabinetto del ministro della Cultura Popolare, Fernando Mezzasoma. Latitante fino al 1946, fece ritorno a Roma solo quando, insieme, tra gli altri, ad Arturo Michelini , diede vita al Movimento Sociale, di cui fu eletto primo segretario. Giorgio Almirante vive, oggi, in una miriade di ricordi, definizioni e studi che continuano ad interessare tanto la sua persona quanto il suo stile politico. Marcello Veneziani, saggista e scrittore, ritiene sia stato il miglior oratore della repubblica italiana: "Nessun democristiano o comunista reggeva il paragone con lui. Né statisti come De Gasperi o Einaudi né intelligenze politiche come Togliatti e Moro, Craxi e Andreotti, Spadolini o Malagodi, Fanfani e Saragat. C’erano oratori efficaci nella prima repubblica, come Pajetta o Pannella, Nenni e Pertini, e più numerosi a destra; ma nessuno sapeva usare come lui le corde del cuore e dell’ironia, dell’arte oratoria e dell’invettiva politica, scorrendo con lievità da un genere all’altro e componendole tutte in una lezione di italianità e di italiano, nel senso liceale della parola. A ciò si aggiungeva l’indicibile carisma che accompagna chi naviga sull’onda della nostalgia e sa evocare amori proibiti e storie rimosse, facendo leva sul fascino allusivo del rimpianto e dell’eroico andare contro la corrente del tempo". Celebre, poi, la dichiarazione di Indro Montanelli: " il leader del Msi era il solo uomo politico cui potevi stringere la mano senza timore di sporcartela". Giorgia Meloni,in un suo personale ricordo della figura storica del M.S.I., ha detto: "Se oggi si può parlare di pacificazione, si può chiudere una pagina della storia nazionale e aprirne una nuova, lo si deve anche al suo contributo politico e morale. Gli piaceva dire “noi possiamo guardarti negli occhi” e l’Italia, soprattutto in questo momento ha un disperato bisogno di persone che possano dire al popolo: “Possiamo guardarti negli occhi".

La discussione sulla damnatio memoriae di questa figura è ancora aperta: il Sindaco di Milano, Beppe Sala, ha da poco ribadito la sua contrarietà all'intitolazione di una strada al fondatore del Movimento Sociale: " Personalmente non sono molto d'accordo - ha detto Sala - per due motivi: il primo è perché non c'è stato un grande legame tra Almirante e la nostra città; il secondo è che Almirante è stato un politico anche capace, però la sua storia e il suo ruolo politico nella Repubblica di Salò c'è stato. E non so se l'oblio sia già ammissibile". Neppure due mesi fa, inoltre, una polemica forte attorno a Giorgio Almirante c'è stata a Montecorvino Pugliano, nel salernitano, dove la giunta guidata dal Pd ha deciso per la rimozione del busto dedicatogli nella piazza che portava il suo nome. Al posto dell'ex segretario Msi, adesso, la piazza è intitolata a Vittoria Titomanlio, deputata Dc che sostenne la battaglia di Scalfaro delle donne "scollate". La pacificazione attorno alla figura di questo leader, insomma, è lungi dal potersi definire compiuta. Contestato spesso anche dai quadri dirigenti del movimento giovanile del M.S.I., il Fronte della Gioventù, Giorgio Almirante è un'icona non condivisa da tutti, ma certamente non rimovibile dalla storia d'Italia. Il gesto più significativo operato dal fondatore del Movimento Sociale, sarà bene ribadirlo proprio ai fini di una sempre più urgente pacificazione sul suo nome, fu quello del 2 giugno 1984, quando, Giorgio Almirante, in barba a qualunque pronostico e sorprendendo tutta la nazione, fece un omaggio alla salma di Enrico Berlinguer, recandosi a Botteghe Oscure, luogo simbolico e centro di comando dell'avversario politico per antonomasia.

Giorgio Almirante, infine, oltre che un politico, fu anche un uomo di cultura. Non smise mai di scrivere e, tra le sue opere, si possono ricordare:“Processo al Parlamento”, “Autobiografia di un fucilatore”, “Processo alla Repubblica”, “Pena di morte”, “R.Brasillach”, “C.Borsani”, “H.Primo de Rivera”. Se in alcune parti d'Italia il suo ricordo viene osteggiato, vietato e messo pesantemente in discussione, in altre, si è deciso di non relegare Giorgio Almirante nell'oblio: Il comune di Altomonte, per volontà del sindaco socialdemocratico Costantino Belluscio, fu il primo in cui comparse una "Via Giorgio Almirante". A Rieti, Ragusa, Lecce, Agrigento e Corropoli esistono strade o piazze intitolate al leader del Movimento Sociale Italiano. Canosa di Puglia e Putignano hanno un parco a lui dedicato, a Corato, in provincia di Bari, invece, c'è una piazza. A Rossano, un ponte, a Viterbo una circonvallazione e ad Affile, infine, un busto bronzeo.

Un po' poco, forse, se teniamo in considerazione le parole di Luciano Violante, secondo cui Giorgio Almirante: " Seppe condurre nell'alveo della democrazia quegli italiani che, dopo la caduta del fascismo e la sconfitta della Repubblica sociale, non si riconoscevano nella Repubblica italiana del 1948".

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