Il giovane Montalbano sarà all’altezza del vecchio?

Andrea Camilleri è soddisfatto delle nuove puntate dedicate al commissario in onda da giovedì su Raiuno

Il giovane Montalbano sarà all’altezza del vecchio?

È lui o non è lui? A giudicare dall’indocile chioma ricciuta, e dalla barbetta dal taglio intellettuale, decisamente no. Ma poi quello sguardo ironico, dietro l’apparente svagatezza, conferma. È lui. Il giovane Montalbano. Ovvero il più famoso dei commissari televisivi com’era vent’anni fa, quando, ancora inesperto funzionario di polizia, fu trasferito nel paesino siciliano dove già aveva passato la giovinezza, Vigata. Non ha più il maturo sguardo perplesso (e la pelata) di Nicola Zingaretti; ma il giovanile sorriso (e la montagna di capelli) di Michele Riondino. Attorno a lui tutte facce nuove, ma dal nome notissimo: Alessio Vassallo è il futuro amico Mimì (che già conosciamo col viso di Cesare Bocci); Sarah Felberbaum interpreta l’appena fidanzata, ma già paziente, Livia (al posto di Katharina Bhom). Solo l’autore rimane lo stesso.

È da un romanzo di Andrea Camilleri, infatti - La prima indagine di Montalbano - che è tratta la fiction più attesa della stagione Rai, in onda su Raiuno con sei episodi, a partire da giovedì 23, per la regia di Gianluca Tavarelli. E che tenta un’operazione insolita: rinverdire i fasti della serie più amata del’ultimo decennio, raccontandone il prequel (quel che accadde, cioè, prima che i personaggi divenissero quel che sappiamo oggi) ma affidandolo a interpreti, e soprattutto a un regista, assolutamente diversi.

«Assistendo al primo episodio, quello in cui il giovane Montalbano è ancora un novellino, appena spedito dai superiori in un paesino di montagna chiamato Mascalippa (cioè in un ambiente che non è il suo, e alle prese con un mestiere che ancora non conosce) mi sono quasi commosso - dichiara Camilleri (anche sceneggiatore assieme a Francesco Bruni) - Riondino è un bravissimo attore: è proprio come l’avevo immaginato io, scrivendo il romanzo. E il lavoro collettivo ha una dignità pari a quella del vecchio Montalbano».

Le differenze fra le due età del protagonista? «La mancanza di rispetto per le regole è comune - commenta Camilleri (che ieri ha anche presentato La scomparsa di Patò, primo film per le sale tratto da un suo romanzo, con Nino Frassica e per la regia di Rocco Mortelliti) -. Solo che nel Montalbano giovane è più evidente. Ma non è che il nostro commissario nasca incendiario per morire pompiere: controcorrente rimane sempre». Il giovane Montalbano, nota lo scrittore, è una «scommessa» anche perché il Montalbano-Zingaretti non va affatto in pensione: la Rai sta preparando altri quattro nuovi episodi.

Il film, tratto da un altro romanzo di Camilleri, che esce nelle sale venerdì, racconta la storia ambientata a Vigata nel 1890 e segue le indagini di un maresciallo siciliano dei carabinieri (Frassica) e di un delegato di pubblica sicurezza napoletano (Casagrande) sulla misteriosa sparizione dell’apparentemente irreprensibile direttore di banca Antonio Patò (Marcorè), un venerdì santo, durante la rappresentazione in Piazza della passione di Cristo.

La differenza «fra imbroglioni come Patò del passato e quelli di oggi, è evidente, basta aprire un giornale - ha commentato Camilleri alla presentazione del film -. Oggi fanno gli imbrogli ma non scappano, stanno in mezzo ai piedi tutti i giorni».

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