I raid in Siria e il segnale di Israele alla Turchia: perché cresce la tensione

Israele vuole la Turchia fuori dalla Siria, e ha mandato un chiaro segnale in tal senso bombardando gli aeroporti in mano alle forze dell'Hts

I raid in Siria e il segnale di Israele alla Turchia: perché cresce la tensione
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Il cambio di regime a Damasco non ha fermato i bombardamenti israeliani in Siria: mercoledì 2 aprile l'Idf (Israel Defense Forces) ha colpito le capacità militari rimaste nelle basi di Hama e T4, insieme ad altri siti infrastrutturali militari rimanenti nell'area di Damasco.

L'Idf ha dichiarato che “continuerà a operare per rimuovere qualsiasi minaccia per i civili israeliani” proveniente dal territorio siriano. Questi ultimi bombardamenti stanno alzando la tensione tra Israele e la Turchia, in quanto gli aeroporti colpiti non sono in mano a “ribelli” che si oppongono al nuovo governo insediatosi a Damasco, bensì sarebbero controllati dalle forze filo-governative.

Il timore di Tel Aviv è che le piste di atterraggio potrebbero essere utilizzate direttamente dalla Turchia per far affluire truppe, difese aeree e altre attrezzature nonché gestirle direttamente, creando una presenza di fatto turca in territorio siriano. La Turchia intende convertire la base T4 in una struttura per droni, ha riferito martedì il Jerusalem Post, citando una fonte di intelligence occidentale e Ankara sta “considerando l'impiego temporaneo di sistemi di difesa aerea S-400 alla base T4 o a Palmira per proteggere lo spazio aereo durante gli sforzi di ricostruzione”, ha riferito il Middle East Eye “tuttavia, non è stata presa alcuna decisione definitiva e la Russia dovrà dare la sua approvazione”.

Recenti immagini satellitari, riprese tra il 19 marzo e il 2 aprile, mostrano che gli attacchi aerei israeliani precedenti hanno creato due grandi zone con crateri nella pista della base T4, rendendo praticamente impossibile l'atterraggio di qualsiasi aereo da trasporto pesante, e anche la pista di rullaggio principale è tagliata in tre parti, pertanto gli ultimi bombardamenti hanno sicuramente fatto ulteriori danni atti a rendere la riattivazione delle piste molto più difficile.

“L'istituzione di una base dell'aeronautica militare turca a Palmira, in Siria, potrebbe aumentare le tensioni regionali e aumentare il rischio di conflitto con Israele”, ha detto un alto funzionario dell'Idf a The War Zone la scorsa settimana. “Dati gli sforzi in corso di Israele per impedire l'insediamento militare ostile in Siria, qualsiasi presenza militare turca significativa, specialmente in posizioni strategiche come Palmira, potrebbe essere percepita come una minaccia per gli interessi di sicurezza israeliani”.

Va inoltre ricordato che la base aerea T4 è strategicamente posta al centro della Siria – a 225 km dal confine turco – tanto che è sempre stata uno snodo molto importante per le milizie filo-iraniane durante la recente guerra civile. Conflitto intestino che non è affatto terminato in quanto la Turchia sta sostenendo i suoi proxy in Siria che stanno ancora combattendo le Forze democratiche siriane (Sdf) guidate dai curdi e sostenute dagli Stati Uniti.

Ankara e Tel Aviv hanno aperto ufficialmente una stagione di confronto, anche duro, per sopperire al vuoto di potere lasciato dalla caduta del regime di Bashar al-Assad, con Tel Aviv che si sta dimostrando sempre più attiva nel cercare di contenere l'influenza turca: l'attacco alla base aerea T4 si può leggere come un diretto ed esplicito messaggio alla Turchia. La presenza di personale e assetti anti-aerei turchi, infatti, viene vista da Israele come una minaccia alla libertà di sorvolo dei propri cacciabombardieri sul territorio siriano, e sarebbe anche una minaccia per le Sdf che ancora affrontano le forze di Hay’at Tahrir al-Sham (Hts), che devono ancora ottenere il pieno controllo del Paese e che recentemente sono state coinvolte in durissimi scontri con le restanti forze filo-Assad presenti nella zona costiera di Latakia.

La questione è molto delicata: il neogoverno di Damasco sta incassando sempre maggiore riconoscimento internazionale, anche da potenze come la Russia che hanno tutto l'interesse a mantenere la propria presenza militare in Siria indipendentemente dal governo che è al potere, e si deve considerare che gli Stati Uniti hanno ancora truppe e assetti nell'area per la lotta a quel che resta dello Stato Islamico. Una maggiore e palese presenza turca potrebbe quindi scontentare più di un attore internazionale.

La Siria, pertanto, continua a essere uno “Stato

fallito” finché ci saranno potenze straniere che ne occuperanno il territorio, o il cielo, in appoggio alle varie fazioni in lotta, e finché non ci sarà un'autorità centrale in grado di far rispettare la propria sovranità.

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