"Il prezzo da pagare sarà alto". I pro Palestina alzano il livello della minaccia

Manifestanti pronti ad alzare tiro e pretese. Ora minacciano direttamente la cultura democratica: "Ci penseranno due volte prima di tenerci fuori "

"Il prezzo da pagare sarà alto". I pro Palestina alzano il livello della minaccia
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I gruppi pro Palestina puntano sempre più in alto. In questi giorni stanno occupando (nuovamente) le università e i rettorati, con fare intimidatorio pretendono dai rettori delle prese di posizione che siano in linea con quanto da loro preteso. Nelle università hanno organizzato i "camping" abusivi, piantando le tende nei cortili e nei giardini per scimmiottare quanto sta avvenendo negli Stati Uniti. Ma, soprattutto, hanno la pretesa di essere protagonisti nei grandi eventi che si tengono nel nostro Paese, vogliono prendersi il palco e non accettano un "no" come risposta.

Lo si è visto al Salone del Libro di Torino, dove hanno preteso di entrare per fare il loro comizio, nonostante non fossero previsti nei panel dell'evento. Hanno tentato ancora una volta di forzare i cordoni delle forze dell'ordine posti a difesa del pubblico e degli espositori e, invece di essere identificati e denunciati per questo, dal momento che hanno preso a calci i poliziotti e cercato di divellere i tornelli, sono stati fatti entrare. Da chi? Dagli intellò, o sedicenti tali, che hanno fatto da garanti, uno su tutti Zerocalcare, fumettista da sempre vicino al centro sociale Askatasuna. È stato lui a uscire, sabato pomeriggio, a puntare il dito contro le forze dell'ordine e poi a permettere l'ingresso di una delegazione.

E poi c'è Valeria Fonte, invitata al Salone per presentare il suo libro, che altro non è stato che un "cavallo di Troia", visto che, come emerge dalle testimonianze online, è stata sostituita da "un evento organizzato con Torino per Gaza". Non una sostituzione estemporanea, quindi, ma un incontro scientemente organizzato per imporre all'interno del salone il comizio dei pro Palestina. Gli studenti italiani supportano quelli arabi, le studentesse italiane si fingono musulmane indossando le kefieh come fossero hijab. Per solidarietà con i palestinesi, dicono. E intanto Hamas esulta e l'ordine sociale italiano, ed europeo, è destabilizzato.

Davanti a tutto questo, è inevitabile che il movimento pro Palestina acquisisca forza e supponenza, sentendosi forte e alzando sempre di più l'asticella delle sue ambizioni. Dal Cua parlano di "vittoria politica" che ha dato nuova linfa alla "intifada studentesca" e minacciano apertamente lo svolgimento democratico della cultura, a Torino come nel resto del Paese: "La prossima volta ci penseranno due volte prima di tenerci fuori da un evento cittadino e comunque sapranno che, per loro, il costo da pagare sarà alto". Vogliono sopprimere qualunque alternativa, vogliono essere l'unica voce che si deve ascoltare. E si impongono con la forza, con il ricatto e con la minaccia.

Chi c'era tra gli anni Settanta e Ottanta non potrà che ritrovare in questo atteggiamento pericoloso quello di chi, con la violenza estrema, ha seminato il terrore in Italia non accettando l'impianto democratico di uno Stato democratico.

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