"Potrebbe essere l'ultimo libro". L'addio di Paul Auster, grande scrittore malato di cancro

Per l'uscita del suo ultimo romanzo "Baumgartner", lo scrittore americano Paul Auster ha rilasciato una lunga intervista in cui racconta, viste le sue condizioni di salute, che questo potrebbe essere il suo ultimo lavoro

"Potrebbe essere l'ultimo libro". L'addio di Paul Auster, grande scrittore malato di cancro

Mentre stava concludeva il suo ultimo romanzo Baumgartner pubblicato in Italia da Enaudi, il grande scrittore Paul Auster si è ammalato gravemente di tumore. A raccontarlo lui stesso spiegando come questo ha influito sul suo lavoro e la sua vita, in una lunga intervista rilasciata al The Guardian. Una chiacchierata che intreccia i drammi della sua esistenza con quelli del protagonisti del libro e che ha un epilogo lucido, pur nella sua tragicità, dovuto alle sue conduzioni di salute, che lo hanno portato a dire che questo questo potrebbe essere il suo ultimo lavoro.

Il libro

All'apparenza semplice e lineare Auster è tornato a raccontare il suo personaggio più empatico, amatissimo dai suoi lettori, il professore di filosofia, vedovo da dieci anni Seymour Baumgartner. In questo ultimo capitolo, sono trascorsi 10 anni dalla morte di Anna la sua amata moglie scomparsa in un tragico incidente al mare, e ora che il professore ne ha 70 si ritrova alle prese con una serie di vicissitudini e una storia, legata alla mancanza della moglie, dai risvolti sorprendenti, che inizia con vicissitudini domestiche all'apparenza banali, come lo scottarsi con una pentola mentre cucina, ma molto più profonde di quello che si può immaginare, che lo porteranno ad una lunga riflessione.

"Avrei voluto cimentarmi in un racconto -spiega lo scrittore - qualcosa che non ho fatto quasi mai nella mia carriera. Ho sempre scritto libri di dimensioni modeste, poi con '4321 'e Burning Boy', sono venuti fuori due 'fermaporta' (922 pagine il primo, 800 il secondo). Se quei libri ti cadevano dalle mani, potevi rischiare di romperti entrambi i piedi. Per questo ultimo ho quindi deciso per qualcosa di più breve, già da quando questo signore anziano, Baumgartner, è venito a me seduto nella sua casa guardando fuori dalla finestra i pettirossi che tiravano fuori dalla terra i vermi. Poi non ce l'ho fatta a lasciarlo andare, perché ho sentito che poteva raccontarmi tanto".

Un "incontro" virtuale con il suo personaggio che lo porta a mescolare il suo dolore personale a quello del protagonista, che continua dopo tanti anni a confrontarsi con il ricordo della moglie e di quello strano incidente quando Anna: “ha incontrato la mostruosa onda a Cape Cod che le ha spezzato la schiena uccidendola".

La tragica vita personale

Anche Auster negli ultimi anni, ha avuto un incontro profondo con il dolore, ad iniziare dalla terribile tragedia familiare che ha visto la morte del figlio Daniel, avuto dal primo matrimonio con la scrittrice Lydia Davis, scomparso all'età di 44 anni per un overdose, poco dopo la morte della figlia Ruby, nipotina dello scrittore, per il quale lo stesso Daniel era stato accusato di omicidio colposo. Inoltre a marzo l'attuale moglie di Auster, la scrittrice Siri Hustvedt aveva annunciato sui social la malattia del marito sottoposto a chemioterapia per un tumore. "Viviamo a Cancerland" aveva detto parlando dei lunghi periodi passati in ospedale.

Tutto era iniziato proprio mentre lo scrittore stava ultimando Baumgartner e soffriva di forti febbri che arrivavano improvvisamente. Inizialmente gli era stata diagnosticata una polmonite, successivamente si era parlato degli effetti del long covid, fino ad arrivare alla diagnosi che non ha lasciato scampo, quella del cancro. “Da allora il trattamento è stato inesorabile anche se non ha davvero funzionato. Ho attraversato lunghi periodi di grande rigore, che hanno prodotto miracoli, ma anche di grandi difficoltà”.

Quel "Cancerland" di cui parlava sua moglie nell'annuncio sui social, è la "prigione" di cui anche lui ha raccontato nell'intervista. "Ho avuto la visita della polizia oncologica che mi ha detto senza mezzi termini che dovevo seguirla. Non ho avuto scelta perché se rifiutavo 'mi avrebbe ucciso' e io ho preferito vivere e ho detto: 'portami dove vuoi'".

Il "momento che cambia la vita"

Questa esperienza del 'momento che ti cambia la vita', è però sempre stata molto vicina allo scrittore e già in passato gli aveva fornito il punto di partenza per il suo libro '4321'. Un ricordo di lui ragazzo al campo estivo quando un suo compagno era stato ucciso da un fulmine. “È stata l’esperienza fondamentale della mia vita. A 14 anni tutto ciò che attraversi è profondo. Sei un 'work in progress' e trovarmi accanto ad un ragazzo che è stato assassinato dagli dei, ha cambiato tutta la mia visione del mondo.

Avevo dato per scontato che le comodità piccolo-borghesi della mia vita nella periferia del New Jersey del dopoguerra, avessero una sorta di ordine prestabilito, ma in quel momento ho compreso che non esisteva niente del genere. Da allora convivo con questo pensiero, che è agghiacciante ma anche liberatorio, perché mi tiene all'erta, e se riesci a imparare questa lezione, allora certe cose che ti accadono diventano più sopportabili di quanto sarebbe stato altrimenti".

La storia in Baumgartner, fa parte di questo 'fardello' di vita che Auster si porta dietro soprattutto dopo la scomparsa del figlio e della nipotina: "Quando muore qualcuno che è centrale nella tua vita, muore anche una parte di te. Non è semplice, non lo superi mai, impari solo a conviverci. Ma qualcosa ti viene strappato via, e nel libro volevo esplorare tutto questo. In Baumgartner, rifletto a lungo sulla sindrome dell’arto fantasma, descrivendolo come 'un moncone umano' anche se 'gli arti mancanti' sono ancora lì, e fanno ancora male, così tanto che a volte hai la sensazione che il tuo corpo stia per prendere fuoco e bruciare all'istante”.

Non a caso la prima idea per il titolo del libro era proprio 'Phantom Limb' per spiegare come anche chi è scomparso, il figlio e la nipote per lo scrittore, la moglie Anna per il protagonista del romanzo, rimanga come un arto tagliato, non c'è più ma lo percepisci dolorosamente: "Quella è la connessione che abbiamo con altre persone che sono vitali per la nostra esistenza". Eppure, nonostante questa idea emotiva, lo scrittore ne accosta una più concreta, dell'amore che si prova per gli altri anche quelli che, appunto come un figlio o un nipote rappresentano un arto, una parte di te.

"Bisogna però pensare all'amore come a una specie di albero o di pianta - dice Auster - E se alcune parti appassiscono, devi tagliare un ramo per sostenere la crescita complessiva dell’organismo. Se ti fissi nel mantenerlo esattamente com'era, un giorno morirà davanti ai tuoi occhi".

I misteri a cui è difficile dare una risposta

Tutto questo è parte di un mistero a cui è difficile saper dare risposta: "Ci sono così tante cose della mia vita che non capisco. Le mie azioni nel corso degli anni. Perché l'ho fatto? Perché quell'impulso? Le persone trascorrono anni in analisi cercando di trovare le risposte. Non l’ho mai fatto, quindi sono stato più o meno da solo, cercando di capire le cose, e onestamente devo dire che non credo di aver fatto molti progressi".

Il futuro incerto e la sua ultima pubblicazione

Sul finire della stesura del libro, ma anche del racconte della sua vita in questa intervista, la rivelazione dolorosa, ma concreta e lucida del suo futuro: "Sento che la mia salute è abbastanza precaria da far sì che questa

potrebbe essere l'ultima cosa che scrivo. E se questa è la fine, allora uscire di scena con la gentilezza umana che mi circonda sia come scrittore che nelle mie cerchia intima di amici, beh, ne è valsa già la pena".

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