Migranti, Orban costruisce un secondo muro: "Non mi fido dei turchi"

Il premier ungherese torna ad alzare la voce contro i migranti: "La Ue sbaglia a fidarsi di Erdogan, io preferisco alzare un secondo muro al confine"

Migranti, Orban costruisce un secondo muro: "Non mi fido dei turchi"

Viktor Orban torna a fare la voce grossa. Il primo ministro dell'Ungheria continua ad alzare i toni, manco a dirlo, su uno dei suoi temi preferiti: la lotta all'immigrazione incontrollata.

Parlando alla radio di Stato magiara, il premier ha annunciato che "entro la fine di maggio" sarà costruita una seconda recinzione al confine fra l'Ungheria e la Serbia. L'obiettivo, evidentemente, è quello di impedire che sul Paese si abbatta una seconda ondata migratoria simile a quella che nell'estate del 2015 travolse i Balcani, con oltre 800mila persone che dalla Turchia marciarono inesorabilmente fino agli Stati dell'Europa centro-settentrionale.

Proprio nella primavera 2015 Orban ordinò la costruzione del primo muro alla frontiera serbo-magiara: una barriera di confine che non era certo la prima del Vecchio Continente, ma che a suo modo fece scuola. Da allora, i muri anti-migranti si sono moltiplicati come funghi lungo molte di quelle frontiere che dovrebbero essere interessate dal trattato di Schengen e quindi sguarnite di controlli.

L'accusa all'Ue: "Sui migranti sbaglia a fidarsi di Erdogan"

Ma stavolta Orban ha un elemento in più per preoccuparsi di una nuova ondata migratoria. E lo indica con precisione, facendo un nome e un cognome: Recep Tayyip Erdoğan, il presidente della Turchia che ha in tasca le chiavi del cancello dell'Europa. Quando lo voglia, Ankara può semplicemente lasciar passare le centinaia di migliaia di migranti pronti a riversarsi in Europa: un fiume umano che due anni fa ha innescato una delle maggiori crisi politiche della storia della Ue, i cui effetti si sentono ancora oggi.

"È una

politica sicuramente non intelligente - ha spiegato criticando la Ue - porre la nostra sicurezza nelle mani dei Turchi e allo stesso tempo criticarli per non essere abbastanza democratici e creare un nuovo conflitto con loro."

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