Milano design week, geometria di un successo La città sotto il righello del Fuorisalone

Punto, linea, punto. È la geometria che il design mondiale ha tracciato sulla mappa di Milano. Forme impossibili insieme a materiali di recupero, cose vecchie, cose nuove, cose riciclate, cose che erano in un modo e ora sono in un altro

Milano design week, geometria di un successo 
La città sotto il righello del Fuorisalone

Punto, linea, punto. È la geometria che il design mondiale ha tracciato sulla mappa di Milano. Linee come corridoi di idee lungo la città; via Tortona, Brera, i navigli. Lungo queste linee si rincorrono le idee, a volte affastellate una sull'altra, a volte solitarie.

Forme impossibili insieme a materiali di recupero, cose vecchie, cose nuove, cose riciclate, cose che erano in un modo e ora sono in un altro. C'è chi converte una cassettiera in una fioriera, chi si siede sopra balle di fieno intrappolate nella plastica biodegradabile, chi su una seduta di giornali cinesi. I legni del nord e più in là l'Hi-Tech da altri pianeti.

La città s'incuriosisce e converge verso i punti di interesse disseminati a manciate.

Le vie sono gonfie di storie; c'è una giovane designer cinese, molto timida, che ha imparato l'italiano in sei mesi per essere qui. Un disegnatore di valigie in cerca di idee dal Pakistan, è la sua prima volta a Milano e la trova elettrica, vivace. Una coppia di fidanzati facoltosi scatta foto e passeggia, lasciandosi impressionare dalle proposte contemporanee mentre sta finendo di arredare la prima casa assieme.

In mezzo alla folla nuotano le facce che la città ha assimilato da tempo: giovani designer orientali, emeriti ed eremiti del disegno tecnico, turisti della bellezza formale. I promoter degli eventi formano macchie di colore acido in mezzo alle strade, fermando, invitando, indirizzando. Il flusso di persone si muove attratto dai poli magnetici che macinano folla. Il Contemporary Museum su tutti. Altrove, segnalati dalle cartine, galleggiano piccoli puntini sparsi qua e là, come la piccola collezione di stoffe ispirata ai colori e agli intrecci della tradizione cinese, nascosta in un palazzo quattrocentesco del Bramante in via di Santa Marta, a dieci passi dalla zecca degli Sforza.

Il Fuorisalone di quest'anno ha cambiato pelle chiedendo a se stesso un respiro più ampio. L'atmosfera in alcune zone è davvero rarefatta, da fiera specialistica. Si sente la svolta impressa dalle modifiche apportate al comitato organizzatore. Dal Superstudio giurano che l'affluenza da loro è la stessa dell'anno scorso. I visitatori sono più motivati verso il design, dicono; meno festa di paese, birra e porchetta.

Eppure di notte c'è chi cala un bicchiere di vodka appeso a un filo verso la folla per far bere il primo che lo raggiunge. Cori improvvisati tra le due tifoserie cittadine, qualche tensione da assembramento notturno. Molti cocktail off-limits, di quelli con il pass e il servizio rilassato. Moltissimi panini giù per strada.

Via Tortona è invasa, bici a passo d'uomo e borse a tracolla. Sul ponte che supera la ferrovia di Porta Genova si creano ingorghi continui che seguono logiche tutte loro. Gli eventi ufficiali tirano fino a tardi e si mescolano a quelli estemporanei.

La pelle di Milano pulsa venti ore al giorno ormai da lunedì.

Francesco Maesano

(Foto di Roberta Rei)

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