Ancora ricorsi su San Siro: "Sala regala 245mila euro"

Comitato "Sì Meazza" contesta la spesa per il dibattito. "Devono pagare i club, ipotesi Corte dei conti e Tar"

Ancora ricorsi su San Siro: "Sala regala 245mila euro"

Impantanato dai ricorsi. Dopo oltre mille giorni dal lancio, nel luglio 2019, il progetto del nuovo stadio di San Siro sembrava uscire (lentamente) dal tunnel. La giunta Sala giorni fa ha aperto l'iter per selezionare il Coordinatore del dibattito pubblico, con inizio e fine del confronto tra le «curve» dei favorevoli e contrari entro il 30 novembre. Nel mezzo, incombevano già i due ricorsi depositati contro la concessione della pubblica utilità e la raccolta firme per un referendum. Ieri, la nuova batosta per Milan e Inter, oltre che per la giunta Sala che sarà chiamata a difendersi. Il Comitato Sì Meazza, fondato tra gli altri dall'ex vicesindaco socialista Luigi Corbani, ha annunciato uno o più ricorsi per contestare i 245mila euro che il Comune ha stanziato per pagare il Coordinatore del dibattito. «Come buttare via soldi del contribuente, piangere sul buco di Bilancio e prendere in giro i cittadini» la sintesi della polemica. Nel mirino la determina dirigenziale che «costa ai cittadini 245.500 euro per fare un favore alle società di calcio. La legge nazionale sui contratti di concessione - spiega il comitato - prevede che i costi del dibattito pubblico siano a carico dell'operatore privato concessionario del bene pubblico e non del Comune», si riferisce al decreto legislativo 18 aprile 2016 n.50. «Perchè dovrebbe pagare il Comune per un' operazione in cui l'interesse prevalente è privato, come confermano nella stessa determina dirigenziale? Fin da novembre scorso - sottolinea - avevamo detto che il ricorso alla procedura del dibattito pubblico era una mossa per prendere tempo e non assumersi le responsabilità politiche, anche da parte di quelle forze di maggioranza che fanno finta di essere contro ma in realtà sostengono, con dei distinguo, l'operazione», un affondo ai Verdi e qualche Pd. La strada maestra, «senza costi per i cittadini e senza perdite di tempo» secondo Corbani e i pro Meazza «era ed è quella del dibattito in Consiglio comunale, nei Municipi, nel Consiglio Metropolitano, nella consultazione dei comitati e delle associazioni professionali nelle Commissioni consiliari, al fine di prendere una decisione politica amministrativa. San Siro non è una scelta tecnica». Dunque il comitato tiene in campo il ricorso già presentato al Tar e si riserva «altre iniziative politiche e giudiziarie». Allo studio un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale, un ricorso al Tar «perchè la spesa non è stata assunta con delibera di giunta o di Consiglio» e un altro ricorso al Tar perchè «l'importo è eccessivo per una procedura di affidamento diretto, senza gara pubblica aperta». E una volta comunicato il prescelto, valuteranno altri atti. Sospettano, ca va sans dire, che l'operazione stadio serva solo ad alzare il prezzo dei club. É di questi giorni la notizia che il fondo mediorientale Investcorp ha avviato trattative in esclusiva con il fondo Elliott per rilevare il Milan. E come impatterebbe il cambio di proprietà sul progetto dell'impianto in condivisione con l'Inter per ora è un'incognita.

Su una cosa il comitato del «no» non sbaglia, la decisione non è tecnica ma soprattutto politica. Il leader della Lega Matteo Salvini (tra gli altri) ancora nei giorni scorsi ha fatto pressing su Sala che «pronuncia solo dei ni». Milano «merita il nuovo stadio che porterà 1,2 miliardi di investimenti (capaci di cambiare la faccia alla parte occidentale della città).

Ricordo che la città s'è imposta grazie alla cultura del fare - sottolinea -: City Life e Porta Nuova sono esempi vincenti che hanno piegato i No ideologici di certa sinistra. Milan e Inter giustamente pretendono chiarezza e tempi certi».

ChiCa

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