Dopo quarant'anni il Leonka diventa padrone del Leonka

La giunta comunale finge di indignarsi per le nuove occupazioni Ma i centri sociali attendono per domani la ratifica dell'esproprio

Dopo quarant'anni il Leonka diventa padrone del Leonka

La «legalizzazione» del Leoncavallo approda domani in Comune. Una delibera alla commissione Urbanistica per dare un definitivo colpo di spugna a quarant'anni di illegalità cominciati già nel 1975 con i Comitati di caseggiato (Casoretto e Lambrate) che insieme ai collettivi antifascisti, Avanguardia operaia e Lotta continua avevano occupato in via Mancinelli. Nel 1994 il trasferimento nell'ex cartiera di via Watteau in zona Greco della famiglia Cabassi, tra concerti e commerci sempre e comunque esentasse. Magari con le tute bianche utilizzate per rispondere al sindaco leghista Marco Formentini quando disse che «da quel momento, solo spettri si sarebbero aggirati per la città». Già nel 1995 la sede di via Watteau fu perquisita per un'operazione contro il traffico di droghe leggere e gli agenti furono aggrediti dai leoncavallini. Fu invece Vittorio Sgarbi, l'assessore alla Cultura della giunta Moratti, a inserire nel 2006 proprio il Leonka nella Giornata del contemporaneo con i suoi murali definiti «Cappella Sistina della contemporaneità, un luogo d'arte permanente da visitare come il Pac, la Triennale, Palazzo Reale». Con tanto di pubblicazione del catalogo Skira I Graffiti del Leoncavallo .

A luglio la delibera della giunta Pisapia che cerca di sanare lo sfregio ormai quarantennale con la permuta dello stabile di via Watteau che diventerebbe di proprietà del Comune. Pronto a cedere in cambio alla società L'Orologio srl del gruppo Cabassi due immobili: l'ex scuola abbandonata dal 1998 di via Zama e un edificio mai terminato in via Trivulzio 18. Questo dopo che l'Agenzia del territorio aveva fissato in 5 milioni e 72mila euro il valore dell'immobile oggi occupato dai ragazzi del Leoncavallo, a cui vanno aggiunti i 518mila euro per realizzare lo spazio polifunzionale di via Zama. A quel punto sarà il Comune stesso a dover pretendere dagli occupanti un affitto che sarà molto probabilmente agevolato. E quindi a carico di quegli stessi milanesi dissanguati dalla tassa sulla prima casa.

«Faremo tutto il possibile perché non si realizzi questo concambio - assicura alla vigilia della commissione il capogruppo di Forza Italia Pietro Tatarella - Un vero e proprio scempio di cui consideriamo responsabile Pisapia e la sua giunta». Con l'anticipazione della richiesta domani in aula di un sopralluogo nella sede del Leoncavallo e nell'edificio di via Trivulzio. «Vogliamo prendere direttamente visione di quello di cui stiamo parlando - spiega Tatarella - Ma non intendiamo assolutamente far passare il principio che un reato come l'occupazione di un immobile possa essere cancellato lasciando passare qualche anno e vedendosi riconoscere da un'amministrazione un diritto acquisito». Di tutt'altro avviso il capogruppo di Sel Mirko Mazzali. «Il concambio è congruo - spiega ricordando le valutazioni dell'Agenzia del territorio - ed è l'occasione per sanare una ferita. Con il grande beneficio per tutta la città del centro polifunzionale di via Zama». Gli anni di illegalità? «Nessuna sanatoria, l'edificio va al Comune. E quello tra gli occupanti e i Cabassi è un rapporto da regolare tra due privati».

Per Riccardo De Corato (Fratelli d'Italia) «anche nella sinistra più radicale ci sono molte obiezioni: se anche il sito della sezione di Stefano Boeri e un uomo come Basilio Rizzo che sa guardare dietro le delibere hanno grossi dubbi sulla trasparenza dell'operazione, figuriamoci noi del centrodestra».

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