Il nuovo piano dell'Occidente per arginare Putin

In ballo c'è una lunga battaglia di resistenza, con cui l'Occidente punta a piegare Mosca dal punto di vista strategico e, prima di tutto, economico. Nel frattempo continuando a fornire armi all'Ucraina

Il nuovo piano dell'Occidente per arginare Putin

Nel durissimo braccio di ferro tra Russia e Occidente, Europa e Stati Uniti guardano oltre la guerra in Ucraina. In ballo c'è una lunga battaglia di resistenza, che punta a piegare Mosca dal punto di vista strategico e, prima di tutto, economico. Non si punta a un cambio di regime (magari qualcuno lo sogna, ma non ha molto senso), si ipotizzano invece nuovi possibili scenari, in cui l'obiettivo primario non è convivere e collaborare con Mosca, ma metterla nell'angolo, renderla, per certi versi, inoffensiva. Sia pure nel "rispetto" dovuto alla minaccia nucleare sempre incombente.

In questo nuovo approccio verso la Russia giocherà un ruolo fondamentale anche la Cina, che però sino ad ora non ha mai voluto prendere le distanze da Mosca (ma non è detto che ciò non avvenga tra poco). Se nel 2010 si pensava alla Russia come a un partner strategico, dallo scorso 24 febbraio le cose sono completamente cambiate. E pensare a un riavvicinamento, in questa fase, è davvero difficile. Sarebbe come prendere sul serio una frase, pronunciata dai russi, di questo titpo: "Scusateci, abbiamo scherzato".

Ma vediamo, prima di tutto, cosa ha in mente l'Unione Europea. Il problema numero uno è quello energetico: entro il 31/12 l'obiettivo prioritario è tagliare di due terzi la dipendenza dal gas russo. Comporterà uno sforzo enorme, ma è l'unica strada da percorrere per uscire dal "ricatto" di Mosca. Entro il 2030, invece, ci si pone l'obiettivo, ancora più ambizioso, di porre fine a tutte le importazioni di gas. L'indipendenza energetica (dalla Russia) è l'obiettivo numero uno del Vecchio Continente. Che questo voglia dire acquistare petrolio e gas da chiunque altro, nel mondo, senza guardare troppo in faccia alle "qualità morali" di chi vende, è un altro discorso. In piena emergenza, del resto, non è ammesso fare troppo gli schizzinosi. Wopke Hoekstra, ministro degli Esteri olandesi, nel corso di un incontro a Washington al Center for Strategic and International Studies ha detto chiaramente che il percorso di azzeramento della dipendenza energetica dalla Russia "per alcuni durerà mesi, per altri, potrebbero volerci anni". Ed ha ammonito tutti: "Non si ripeta mai più lo stesso errore" (essere troppo dipendenti a livello energetico da un Paese).

Ovviamente lo sforzo non è solo "creativo", per trovare gas e petrolio da comprare in giro per il mondo e stipulare accordi con gli stati o i privati. Il problema è anche a livello tecnico infrastrutturare. Per quanto riguarda il Gnl (gas naturale liquefatto), ad esempio, l'Italia dispone di soli tre rigassificatori e, anche se dovesse acquistarlo per coprire il proprio fabbisogno, non sarebbe mai in grado di trattarlo (rigassificarlo). Bisogna progettare e costruire i rigassificatori, facendo prima possibile.

Sul piano militare tutti i Paesi membri della Nato (e non solo) hanno deciso di aumentare gli investimenti. E almeno due candidati (Svezia e Finlandia) premono per entrare nell'Alleanza Atlantica. Ovviamente perché lo considerano l'unico scudo idoneo alla loro difesa. Con l'ingresso di questi due Paesi cambieranno - e non di poco - gli equilibri strategici. Mosca, ancora una volta, potrebbe lamentare l'accerchiamento, dopo essersi lamentata, per anni, dell'espansione a Est della Nato.

È molto probabile che l'invio di armi dell'Occidente verso l'Ucraina continui. Del resto è l'unico modo per permettere a Kiev di resistere. Dall'altro lato la risposta di Mosca non si fa attendere, intensificando il livello dell'aggressione. Al contempo, sempre a scopo difensivo, dovrebbe proseguire il dispiegamento delle truppe e dei mezzi della Nato nei paesi posti lungo il confine orientale, quelli più vicini all'area di crisi. Pronti a intervenire, se mai ce ne fosse bisogno, in caso di attacco a uno dei Paesi membri dell'alleanza.

Quanto potrà andare avanti una situazione di questo tipo? Quanto potrà restare isolata Mosca? Il dialogo prima o poi dovrà essere riannodato. Di certo parlare ora di pace e di riduzione delle armi appare utopistico, così come il "Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security" del 1997 appare di un'era geologica fa. Biden non intende mollare la presa e lascia intendere che la sfida sia ancora molto lunga. Parla espressamente di "lotta a lungo termine". Lo ha detto in Polonia, qualche settimana fa. Invitando tutti gli alleati a restare uniti.

C'è anche un'altra variabile interessante di cui bisogna tenere conto. Cosa accadrebbe il giorno in cui Putin dovesse decidere di porre fine alle ostilità? Ci si potrebbe, a quel punto, fidare di lui oppure bisognerebbe mettere in conto il rischio di una nuova aggressione, magari fra qualche mese o anno? Arrivati a questo punto è difficile fare finta di nulla e tornare a fidarsi reciprocamente. E la stessa Russia sa bene che l'Occidente non le lascerà fare ciò che meglio crede (come avvenuto nel 2014 in Crimea). Il riarmo, da ambedue le parti, in questa fase sembra l'unica certezza possibile.

E le Nazioni Unite? Sempre più ininfluenti. Le forze russe non fermeranno l’offensiva contro l’Ucraina e nell’immediato futuro non è previsto un cessate il fuoco, ha detto il sottosegretario agli Affari umanitari delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, non escludendo comunque che possa esservi una tregua nelle prossime settimane. "Un cessate il fuoco non è all’orizzonte ora, potrebbe accadere tra poche settimane". Poi ha aggiunto che si recherà presto in Turchia per parlare coni il presidente Erdogan dei possibili modi per promuovere il processo di pace.

L’Ucraina ha accettato la maggior parte delle proposte sulle questioni umanitarie, ha ricordato Griffiths, ma la Russia non ha fornito alcuna risposta. Neanche sull'esigenza di salvare i civili, al momento, si trova un accordo.

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