Germania, l'Afd vuole tornare alle urne: "Ora la Merkel lasci"

Dopo il fallimento dei negoziati della cancelliera per la formazione di un esecutivo con liberali e verdi, l'estrema destra dell'Afd chiede che si torni al voto: "La Merkel ha fallito, lasci l'incarico"

Germania, l'Afd vuole tornare alle urne: "Ora la Merkel lasci"

Dopo il fallimento delle trattative per una coalizione di governo nero-giallo-verde l’estrema destra dell’Afd affonda e invoca nuove elezioni.

"Diamo il benvenuto a una possibile richiesta di elezioni", ha detto ai giornalisti Alice Weidel, leader, assieme ad Alexander Gauland, del partito che ha raccolto il 12,6% nelle consultazioni dello scorso 24 settembre. Quella di tornare nuovamente al voto è una delle ipotesi che si prospetta dopo che i negoziati tra Cdu-Csu, liberali e verdi sono naufragati contro due scogli: la questione dei migranti e la definizione della politica energetica del nuovo governo. Ed è propio da un eventuale ritorno alle urne che i leader della terza forza politica tedesca, dopo conservatori e socialdemocratici, si aspettano un risultato addirittura “migliore” rispetto a quello dello scorso settembre, che pure ha segnato l’exploit del partito.

“Angela Merkel ha fallito, è tempo che lasci la carica di cancelliere", ha attaccato Gauland chiedendo a gran voce un’uscita di scena della cancelliera tedesca. A mezzogiorno la leader della Cdu ha raggiunto a palazzo Bellevue il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, che dopo l’annuncio del fallimento del tavolo per la formazione del nuovo governo ha cancellato la visita prevista per oggi e domani nel Land del Nord Reno-Westfalia. Sarà il presidente della Repubblica ora a dettare la tabella di marcia. Le opzioni rimanenti, se si esclude l’ipotesi di una riedizione della Grosse Koalition con i socialdemocratici della Spd, restano quella della formazione di un governo di minoranza con l’Fdp o i Grünen, o quella dello scioglimento del Parlamento con la convocazione di nuove elezioni, che dovranno tenersi entro 60 giorni.

E se è vero che a Berlino gli esecutivi di minoranza non sono per niente amati e rappresentano una rarità a livello federale, l’ipotesi che si fa più concreta è quella di una sfiducia formale alla cancelliera incaricata che porterebbe i tedeschi alle urne a distanza di sei mesi dalle ultime elezioni. Lo scenario che potrebbe delinearsi, quindi, è molto simile a quello spagnolo, con un elettorato frammentato e la difficoltà a mettere d'accordo partiti con programmi e idee distanti anni luce. Il parallelo è con le elezioni del 2016, quando la Spagna fu chiamata al voto per due volte in sei mesi, finendo per costituire un esecutivo di minoranza pur di scongiurare un terzo appuntamento con le urne.

Anche a Berlino, come a Madrid, il risultato di nuove consultazioni potrebbe rappresentare un’incognita, con una Merkel indebolita agli occhi dei suoi elettori e del mondo, che potrebbe raccogliere una percentuale di consensi addirittura inferiore al 32,9% collezionato lo scorso settembre.

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