Hamas vuole armare anche i bambini

Supporto reciproco tra integralisti palestinesi e il califfato dell'Isis. Mediazione egiziana: più che nella pace al Sisi spera che Israele distrugga il suo nemico

Hamas vuole armare anche i bambini

Gerusalemme - Hamas può gloriarsi di aver ucciso ieri due soldati israeliani, Amos Greenberg e Adar Bersana, emersi da un tunnel nel kibbutz dove ci trovavamo giovedì, Ein ha Shlosha. Amos e Adar hanno difeso la popolazione con il loro corpo, e hanno ucciso un terrorista. Tre soldati sono stati feriti nello scontro, altri 17 colpiti durante le battaglie dentro Gaza. I palestinesi hanno avuto una cinquantina fra feriti e qualche ucciso. Via via che scende la sera, i missili lanciati su Israele colpiscono per ogni dove. La guerra divampa, l'esercito è riuscito a distruggere 23 gallerie create per stivare le armi e fare incursioni. L'impresa di Ein ha Shlosha ha tenuto chiusi in casa per ore migliaia di cittadini dell'Eshkol. Nella città di Dimona un razzo ha centrato una famiglia di cittadini israeliani beduini, uccidendo un uomo e ferendo gravemente un bambino di tre mesi, più una donna e un altro bambino.

L'esercito ottiene risultati importanti ma deve agire su un terreno fitto di missili e di basi dei terroristi dentro case, moschee, scuole. Se si pensa che i razzi sono stati circa 1500 e gli obiettivi militari circa 2300 in undici giorni, questo da la misura della capillarità di una guerra che purtroppo miete anche vite di bambini. I palestinesi della Striscia prigionieri del regime integralista islamico che ne fa scudi umani sono esausti, 50mila hanno cercato rifugio presso l'UNRWA, ma è difficile immaginare una protesta popolare, la pena sarebbe la morte. Hamas, nonostante sia alla fame, assetato, isolato, colpito anche nelle sue strutture strategiche, è in cerca di un risultato che dimostri che lo schieramento jihadista vince: «Manderemo i bambini armati a combattere contro il nemico sionista», ha annunciato ieri un portavoce. Da un lato dichiarano che alla fine la proposta dell'Egitto dovrà essere presa in considerazione, dall'altro Mohammed Deif, il durissimo capo militare, spinge verso un accordo mediato solo dalla sua parte, quella dei Fratelli Musulmani, che dovrebbe rifornire Hamas di denaro, e di Erdogan, il presidente turco che predica che Israele è «l'assassino di bambini numero uno». La venuta di Ban Ki Moon nell'area e l'avvento previsto di Kerry non promettono molte novità.

Lo schieramento dei Fratelli Musulmani è nettamente contrapposto a quello Egiziano, dato che al Sisi nasce sull'espulsione di Morsi, ed è difficile mediare fra i due che si odiano come solo il Medio Oriente sa fare. Quando nel 2011 ebbe luogo una irruzione armata nel carcere in cui Morsi era rinchiuso, l'Egitto individuò fra i colpevoli anche membri di Hamas, e ormai il suo nome è identificato con quello di Ansar Bayt al Maqdis, colpevole di tutti gli attentati contro il ministro degli Interni, contro i Servizi di Sicurezza, contro i soldati egiziani e un elicottero egiziano abbattuto in Sinai. Per bloccare i movimenti di Hamas al Sisi ha distrutto dozzine di gallerie che da Gaza portano in Egitto. Ansar Bayt al Maqdis è l'ala militare della Fratellanza, e certo Deif non le è alieno. È difficile associare queste attività alla consueta idea della «causa palestinese». Hamas appartiene ormai a quella parte dello schieramento islamista che promuove il califfato universale, e si intreccia col movimento armato che spazza l'Iraq e la Siria e lo copre di sangue. In giugno una manifestazione pro Isis, ovvero l'organizzazione che anche ieri ha ucciso almeno 22 persone a Baghdad, ha avuto luogo a Gaza.

Il giornale egiziano Masry Al Youm ha dato notizia di 15 terroristi arrestati che, preparati a Gaza, hanno cercato di entrare dal Sinai. Su un video di Youtube terroristi di Gaza promettono fedeltà all'Isis. Anche Al Qaeda usa Gaza come base di attività: con un video hanno annunciato da Gaza la loro guerra contro «infedeli, traditori, e crociati». Al Qaeda ha annunciato ufficialmente la sua presenza a Gaza nel febbraio di quest'anno, a Gaza hanno sede e, secondo fonti, fanno il loro training, Jaysh al Ummah, Daesh, Isis, e altri gruppi di integralisti. Il primo palestinese di Al Qaeda, Nabil Abu Okal, fu arrestato all'ingresso di Gaza nel 2000, spedito dall'Afghanistan per organizzare il gruppo. Ha avuto contatto con Gaza il terrorista Richard Reid, quello che cercò di far esplodere un aereo dell'American Airlines riempiendosi le scarpe di esplosivo. Yusuf Muhammed Hanif, il terrorista suicida di nazionalità inglese che si fece saltare per aria a Tel Aviv in un bar fu reclutato a Londra, spedito a Damasco per proseguire per Gaza, e ricevette la missione da un comandante militare locale.

Molti altri episodi disegnano il nemico pubblico di Egitto, Arabia Saudita, Emirati, Giordania, di tutte le vittime moderate, e naturalmente di Israele. Abu Mazen, capo predestinato del fronte moderato, è andato in Turchia per bloccare i tentativi di Erdogan di boicottare la pace. E oggi a Doha, in Qatar, incontrerà il capo politico di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, per parlare di un'eventuale tregua a Gaza in grado di fermare l'azione militare di terra israeliana.

Ma ci sono tre ostacoli: l'ostinazione dello schieramento estremista; il fatto che al Sisi più che fare la pace vorrebbe che Israele distruggesse il suo nemico. E infine, un paio di mesi fa Abu Mazen stesso ha formato un governo di coalizione con Hamas. E ora dovrebbe diventare il garante del mondo palestinese. Difficile.

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