Cassazione: "Non ricollocateli in Ungheria: non è Paese sicuro ​per migranti"

Il Consiglio di Stato annulla la richiesta dell'Italia di trasferire un richiedente asilo in Ungheria. Le motivazioni nella sentenza: "si rischiano trattamenti inumani e degradanti"

Cassazione: "Non ricollocateli in Ungheria: non è Paese sicuro ​per migranti"

L’Ungheria non è un Paese sicuro per migranti e rifugiati. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, per questo, ha annullato, con una sentenza, il trasferimento in Ungheria di un richiedente asilo che aveva fatto ricorso contro la richiesta della Direzione Centrale dei servizi civili per l'Immigrazione, di rimpatriarlo nel Paese dove inizialmente aveva presentato la domanda per ottenere protezione internazionale. La sentenza ha, invece, stabilito che il rifugiato dovrà restare in Italia perché "il rischio attuale che lo straniero richiedente asilo venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti in Ungheria è fondato”. “Cosicché deve ritenersi impossibile il trasferimento del ricorrente", scrive il Consiglio di Stato, dichiarando in questo modo, per la prima volta in Italia, l’Ungheria un Paese membro non sicuro, allineandosi con la posizione espressa da altre corti europee.

La sentenza emessa dal Consiglio di Stato, oltre a fare riferimento ai report che negli ultimi mesi hanno criticato il sistema di accoglienza ungherese, tiene conto anche delle recenti modifiche della legislazione magiara, relativamente all’accoglienza di migranti e rifugiati. Non solo la costruzione della barriera al confine con la Serbia, poi estesa alla frontiera con la Croazia. Nella sentenza, vengono citate anche le nuove norme che consentono “l'espulsione degli immigrati dal Paese con una procedura accelerata”, quelle che “limitano la concessione del diritto d'asilo” e quelle che “permettono alle autorità di cancellare le richieste d'asilo se i richiedenti lasciano la loro residenza designata per più di 48 ore senza autorizzazione". Tra le norme considerate disumane ci sono poi quelle che prevedono un periodo di detenzione prolungato e che obbligano i richiedenti protezione internazionale a svolgere lavori di pubblica utilità, al fine di coprire le spese di mantenimento. Amnesty International, inoltre, ha recentemente definito “orribile” il trattamento ungherese dei rifugiati. Nel report si parla di maltrattamenti verso i migranti e, ha affermato John Dalhuisen, direttore di Amnesty per l'Europa, di un "un sistema palesemente destinato a scoraggiarli".

Verso il referendum sulle quote di migranti

Intanto, gli ungheresi si preparano ad esprimersi, domenica, sull’accettazione o meno del piano di redistribuzione dei migranti in quote, previsto dall’Ue. La vittoria del “no”, è praticamente scontata, visto che a sostenere il “sì” è rimasto soltanto il partito liberale, mentre tutti i partiti di sinistra invitano a boicottare il voto. Il “no” all’accoglienza è sostenuto, invece, dal partito di governo, Fidesz-KDNP e dall’ultradestra di Jobbik. Nel pieno della campagna referendaria, il governo aveva annunciato di non voler più rispettare le regole europee in materia di asilo, rifiutandosi di riaccogliere i migranti una volta usciti dal Paese. Il risultato del referendum di domenica è destinato quindi a dividere ancora di più l’Europa sulle modalità con cui affrontare la crisi migratoria. E una risposta comune europea non sembra possibile dinanzi alle posizioni sovraniste del governo di Budapest, che sono condivise, del resto, anche da altri Paesi.

Tuttavia, il commissario europeo alle Migrazioni e agli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, ha fatto sapere che il “referendum ungherese si riferisce alle decisioni che verranno prese nel futuro" sulla materia. Che, tradotto, significa che l'Europa si aspetta che Budapest accolga, comunque vada il referendum, la sua quota di 1.300 migranti, prevista nel piano di Bruxelles.

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