Anche la Slovenia pensa a un muro per fermare i migranti

Nei giorni scorsi sui quotidiani di Lubiana si rincorrevano le indiscrezioni sull'acquisto di 125 km di filo spinato. Oggi il premier conferma in un'intervista che il Paese è pronto a costruire un nuovo muro anti-immigrati

Anche la Slovenia pensa a un muro per fermare i migranti

Sono di pochi giorni fa le indiscrezioni apparse sui principali quotidiani di Lubiana, sull’acquisto da parte del governo di circa 125 Km di filo spinato dalla Polonia, da impiegare per la protezione delle frontiere slovene nel caso di un aumento dei flussi migratori rivolti verso il Paese, o nell’eventualità che Germania e Austria chiudano i propri confini o limitino l’accesso dei migranti sul proprio territorio.

La notizia non era stata né smentita né confermata dalle autorità slovene, ma oggi, in un’intervista al quotidiano di Maribor, Vecer, il premier Miro Cerar ha confessato che quella della costruzione di una barriera lungo i confini per contrastare l’emergenza profughi potrebbe divenire nelle prossime ore, qualcosa di più che un’ipotesi. Il modello ungherese rischia quindi di contagiare anche Lubiana. Non è un caso, forse, che proprio due giorni fa, in occasione della celebrazione dei 40 anni della nascita dell’organizzazione che difende i diritti della minoranza ungherese in Slovenia, Cerar abbia incontrato Orbán a Lendava, cittadina slovena al confine con l’Ungheria. Un incontro in cui è molto probabile che si sia parlato di emergenza immigrazione e della gestione congiunta del fenomeno sul confine comune tra i due Stati.

"Se la situazione nei prossimi giorni non cambierà in maniera significativa, probabilmente aumenteremo i controlli con delle barriere tecniche", ha dichiarato Cerar al quotidiano Vecer, avvalorando quindi l’ipotesi della possibile costruzione di un nuovo muro. Per “proteggere l’area Schengen”, ha infatti insistito il primo ministro sloveno, non sono esclusi "ostacoli tecnici, compresa, se necessario, una barriera lungo i confini”. Il premier sloveno, nell’annunciare una decisione che sembra ormai presa, ha accusato l’Ue di aver fornito al piccolo paese mitteleuropeo uno scarso supporto nell’affrontare l’emergenza migranti. Pur essendo un Paese di transito infatti, la Slovenia, che conta appena due milioni di abitanti, ha dovuto sopportare un numero di ingressi che, in proporzione, risulta davvero ingente. Sono oltre 7mila infatti, in media i migranti che entrano ogni giorno in Slovenia: 6.655 nella sola giornata di ieri, e 158 mila quelli transitati nel Paese dallo scorso 17 ottobre. “Fino a 100mila persone potrebbero arrivare nei prossimi 10 giorni, e per noi è inimmaginabile", ha continuato il premier sloveno nell’intervista, ricordando che, a questo punto, il Paese si riserva di prendere ulteriori misure per senso di “responsabilità” nei confronti dei propri cittadini.

"Il tempo sta scadendo, la nostra pazienza si sta esaurendo nell'attesa di un miglioramento del controllo ai confini esteri dell'Unione europea che permetta una sensibile riduzione degli arrivi dei migranti", ha dichiarato infine, il primo ministro, puntando ancora il dito contro l’immobilismo di Bruxelles.

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