Soros difende le società aperte: "Fermate i movimenti anti-Ue"

Il finanziere invitato a parlare al Forum Economico 2017 demonizza la Brexit, attacca i movimenti anti-Ue e invita ad aprire ai migranti. "Non è sufficiente fare affidamento alla legge bisogna prendere posizione"

Soros difende le società aperte: "Fermate i movimenti anti-Ue"

George Soros allunga le mani sull'Unione europea. Non è la prima volta che lo fa, e non sarà nemmeno l'ultima. Oggi, però, ci ha messo la faccia intervenendo al Forum Economico 2017. Rvolgendosi a politici e imprenditori ha sostenendo che la Ue ha "perso slancio" e necessita di essere "reinventata radicalmente" con uno "sforzo che combini l’approccio top-down delle istituzioni europee con movimenti di tipo bottom-up, necessari a coinvolgere l’elettorato".

Durante il forum Soros ha dedicato le proprie considerazioni alla memoria del banchiere ed economista Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’Economia dal maggio 2006 al maggio 2008 con Romano Prodi alla presidenza del Consiglio. "Siamo diventati amici intimi e collaboratori e abbiamo lavorato insieme per salvare l’Unione Europea quando solo pochi si erano resi conto di come la sua esistenza stessa fosse in crisi". Quindi, ha proseguito spiegando che, se Padoa Schioppa fosse oggi ancora vivo, cercherebbe di "salvare l'Unione Europea" e di "reinventarla radicalmente, per ritrovare il sostegno di cui era solita godere". Per il magnate ungherese ci sono segnali di ripresa europea. Tra questi l'elezione del presidente francese Emmanuel Macron, la sconfitta di Geert Wilders nei Paesi Bassi e le prospettive della vittoria di una coalizione pro-Europa in Germania, visto il "crollo quasi totale" di Alternative für Deutschland.

Soros scommette tutto sui movimenti giovanili bottom-up. Li definisce "spontanei". E cita per nome "Pulse of Europe", che si è diffuso in almeno 120 città del Vecchio Continente, e "Best for Britan", iniziativa lanciata dall'attivista Gina Miller per promuovere la causa europeista nel corso della campagna elettorale. "La ripresa non avverrà spontaneamente, ci vorrà la partecipazione attiva di coloro cui sta a cuore il destino dell'Europa", continua il finanziere invitando a fermare con ogni mezzo "il processo estremamente nocivo" della Brexit. E auspica che, nel lasso dei cinque anni per i negoziati, Bruxelles "riesca a trasformarsi in un’organizzazione a cui altri paesi, tra i quali la Gran Bretagna, vogliano aderire. In questa ipotesi, le due parti potrebbero volere una riunificazione anche prima che il processo di separazione sia completato. La Gran Bretagna - continua - è una democrazia parlamentare, dovrà indire nuove elezioni entro i cinque anni e il prossimo governo potrebbe chiamare al voto su una riunificazione con l’Europa".

Nel suo discorso, Soros delinea le ragioni di quella che definisce la "crisi esistenziale" dell'Unione europea. Punta il dito contro i partiti anti-europeisti e le "potenze ostili" che circondano il Vecchio Continente. "La Russia di Putin, la Turchia di Erdogan, l'Egitto di Sisi - elenca - e l'America che Trump vorrebbe creare se ne fosse in grado, ma non lo è". All’Unione Europea rinfaccia, invece, di avere trattati obsoleti e disfunzionali, anche perché praticamente immodificabili. Le radici dell'attuale crisi, a suo dire, risalgono al Trattato di Maastricht del 1992. "Gli artefici - spiega - si rendevano conto che il trattato era incompleto, in quanto creava una banca centrale in assenza di tesoreria comune, ma ritenevano che, quando ne fosse sorta la necessità, si sarebbe trovata la volontà politica per compiere il passo successivo. Malauguratamente, ciò non avvenne". In secondo luogo, i trattati privilegiano la zona euro quale "nucleo" dell'Unione europea mentre gli altri stati sono considerati membri di ordine inferiore. Per Soros questa idea di "una unione sempre più stretta" va abbandonata. L'ipotesi di una Europa a "diverse velocità", dove tutti gli Stati procedano verso la stessa destinazione sebbene con tempi diversi, "andrebbe sostituita con una Europa a 'diversi percorsi', dove gli stati membri abbiano a disposizione una maggiore varietà di scelte".

Nel discorso di oggi Soros non manca di affrontare l'emergenza immigraziane. E accusa gli Stati membri di agire a favore dei propri interessi nazionali e spesso a scapito di quelli di altri paesi dell'unione. In questo campo il suo nemico numero uno è l'Ungheria di Viktor Orban. "La democrazia deve essere affermata e difesa dai popoli stessi - fomenta il finanziere - sono pieno di ammirazione per il modo coraggioso con cui gli ungheresi si sono opposti ai raggiri e alla corruzione dello stato mafia instaurato dal regime Orban. La vitalità con cui le istituzioni europee hanno fronteggiato le sfide che provengono da Polonia ed Ungheria mi incoraggia". E invita Bruxelles a "gestire", quanto prima, Orban solo perché ha deciso di far chiudere la Central European University, finanziata dallo stesso Soros, e di bersagliare alcune Ong che mettono becco dove non gli compete. "Orban si è assunto il ruolo di difensore della sovranità ungherese - tuona Soros - a me ha affibbiato quello dello speculatore finanziario che ha usato i propri mezzi economici per esercitare controllo sull’Ungheria, al fine di derivarne profitto. Questo ritratto - continua - è proprio il contrario della realtà: sono l’orgoglioso fondatore della Central European University che, dopo soli 26 anni, figura tra le 50 migliori università del mondo nel campo delle varie scienze sociali. Ho fatto generose donazioni a questo ateneo, che ha potuto difendere la propria libertà accademica dalle interferenze non solo del governo ungherese, ma anche del suo fondatore".

A Bruxelles, insomma, Soros

ci va per difendere le "società aperte". E per farlo cerca l'appoggio dell'Unione europea. "Non è sufficiente fare affidamento alla legge - dice - bisogna prendere posizione a favore di ciò in cui si crede".

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