Napoli, resti dei defunti tra le macerie: orrore al cimitero di Poggioreale

Nel crollo di una palazzina del cimitero, avvenuto lo scorso 5 gennaio, coinvolti circa 200 loculi. La Curia napoletana sta offrendo sostegno e conforto ai familiari costretti ad assistere all’orrendo spettacolo. L’arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, ha parlato di un "dramma collettivo per la città"

Napoli, resti dei defunti tra le macerie: orrore al cimitero di Poggioreale

"Seppellire tutti i defunti, anche quelli senza nome, si chiama rispetto ed è la cifra della civiltà di un popolo. Seppellire i morti riguarda il senso civile di una comunità". È quanto affermato l'arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, nel corso della Messa che si è tenuta ieri nel Duomo della città partenopea in suffragio dei defunti i cui loculi sono stati interessati dal crollo di una palazzina del cimitero di Poggioreale, avvenuto lo scorso 5 gennaio.

Parlando ai tantissimi fedeli presenti alla celebrazione, tra i quali ci sono anche i parenti dei defunti seppelliti nell'edificio caduto, il presule non ha usato mezzi termini spiegando che quanto accaduto è un "fatto increscioso" e un "dramma collettivo per la città". Lo stesso arcivescovo, per rimarcare il suo pensiero, ha affermato che "quelle spoglie senza nomi possono essere mio fratello, mia sorella, mio padre, mia madre. Tutti sono chiamati alla responsabilità di seppellire i morti, perché ci appartengono tutti. Non sono ossa senza nomi ma rimandano a storie, a volti, raccontano le vicende di famiglie che si ritrovano dinanzi ai loculi per fare memoria della loro storia".

C’è la consapevolezza da parte di tutti che bisogna agire in fretta. Perché i resti dei defunti finiti nelle macerie continuano a essere esposti alle intemperie. "Stiamo seguendo con grande attenzione la questione che adesso è nelle mani della Procura. Ho sollecitato e mi auguro che i tempi siano i più limitati possibili", ha garantito il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, a margine della Messa. Il primo cittadino ha spiegato che "c'è un problema complessivo importante e dunque per questioni di sicurezza la Procura ha sequestrato tutto il cimitero monumentale affinché i periti abbiano modo di poter fare una valutazione attenta e serena delle condizioni di sicurezza e provvedere agli interventi per ripristinare un accesso tranquillo al cimitero".

Il disastro

Sono stati oltre 200 i loculi danneggiati nel crollo, con le bare dei defunti danneggiate e addirittura salme finite tra le macerie. Resti umani esposti all'aria aperta a cui, con ogni probabilità, non potrà essere associato un nome. A venire giù è stata la palazzina di tre piani dell'Arciconfraternita dei Dottori e di San Gioacchino nel cimitero antico di Poggioreale.

Appena i custodi hanno lanciato l’allarme sono giunti sul posto i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile, la Polizia Municipale e il personale di NapoliServizi. L’ingresso al cimitero Monumentale è stato, così, interdetto al pubblico.

Subito dopo i fatti la Procura ha immediatamente sequestrato l’area. Una decisione dovuta anche al timore che il cedimento possa aver provocato problemi statici anche ad altre strutture. Nel frattempo si è iniziato ad indagare sulle cause del crollo. In base ad una ipotesi, ma non vi sono certezze, pare che a provocare il disastro possa essere stato il cedimento di una paratia nella galleria della metropolitana in fase di costruzione sotto al cimitero.

A ricostruire la dinamica e le motivazioni tecniche di quanto accaduto è stata una nota di Metropolitana Spa. Nel documento si spiega che nella serata dello scorso 4 gennaio si sarebbe verificato "un imprevisto ed intenso afflusso d'acqua durante lo scavo della seconda galleria che dalla stazione di Poggioreale sale verso Capodichino". "Il notevole flusso d'acqua e detriti - si spiega ancora - ha causato l'allagamento del cantiere della stazione in costruzione e cedimenti al terreno nella parte inferiore del cimitero di Poggioreale, con importanti danni alle strutture cimiteriali. Fino a quel momento tutte le attività di controllo dei cedimenti non avevano evidenziato nessuna criticità".

La Metropolitana di Napoli, nell'esprimere la vicinanza alle famiglie colpite nel ricordo dei loro cari, si è impegnata a “riparare al più presto i danni arrecati". Ma, ripetiamo, le cause sono ancora in corso di accertamento. Quale sia il motivo ora resta il dolore di tantissime persone nel sapere e vedere i resti dei propri cari esposti in quella che può essere quasi considerata una fossa comune a cielo aperto.

Il difficile riconoscimento dei resti mortali

Ad oggi appare estremamente difficile il riconoscimento delle salme dei defunti sparsi tra le macerie. Operazione resa ancor più complicata in considerazione che nel crollo sono andate distrutte casse e urne cinerarie e anche del fatto che in alcuni loculi erano conservati anche più corpi. Ma si lavora per tentare tutto il possibile.

Probabile che appena venga dissequestrata l’area giungano sul posto gli uomini del Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, ndr) di Roma per effettuare test del Dna. Ma il compito è davvero arduo.

Tra le ipotesi che circolano in questi giorni negli uffici comunali c'è quella di realizzare un grande mausoleo per i resti mortali finiti tra le macerie. Una ipotesi, questa, non particolarmente apprezzata dai familiari dei defunti.

Si muove la Curia

La Curia napoletana si è attivata fin da subito per offrire sostegno e conforto per i familiari costretti ad assistere all’orrendo spettacolo che si sta consumando del cimitero di Poggioreale. Non solo la celebrazione per i poveri defunti tenutasi ieri nel Duomo.

Nei giorni scorsi, infatti, la stessa Curia aveva chiesto di intervenire coprendo almeno con un telo i resti mortali esposti all’aria aperta. Un gesto di pietà sia per i defunti che per i loro parenti. La Procura, però, ha respinto la proposta. Questo perché i magistrati non permettono a nessuno di accedere all’area. Oltre alle indagini che proseguono ci sarebbe anche una questione di sicurezza per il rischio di eventuali nuovi crolli. Secondo la Procura non ci sono le condizioni di sicurezza per riaprire: "L'intera zona del cimitero risulta soggetta a fenomeni di cedimento", ha scritto il gip Valentina Gallo dopo le prime perizie.

Rischio concreto, almeno stando a quanto riferito a ilGiornale.it da una fonte che preferisce restare anonima, ci sarebbero, il condizionale è d’obbligo, altre strutture con problemi.

Il dolore dei parenti dei defunti

"Il dolore più grande è vedere queste povere anime accatastate, come se fossero spazzatura, senza neanche una copertura con un telone. Mi sembra un film dell'orrore". È il duro sfogo di Raffaella Lombardi, uno dei parenti dei defunti i cui loculi sono stati distrutti dal crollo nel cimitero. La donna, così come altre persone coinvolte nella drammatica vicenda, hanno partecipato alla Messa celebrata dall'arcivescovo Domenico Battaglia. Prima di accedere al Duomo tutti hanno incontrato il sindaco di Napoli e l'assessore con delega ai Cimiteri, Vincenzo Santagada.

Tutti ripetono con forza che "la pazienza sta per finire" perché a distanza di quasi 20 giorni dal crollo non si è potuto effettuare alcun intervento a causa del sequestro dell'intera area interessata. "Le istituzioni ci dicono che bisogna aspettare gli esiti del lavoro della magistratura ma questa burocrazia non ci consente di ridare una degna sepoltura ai nostri defunti. Ci vorrebbero persone con un cuore, che sappiano andare oltre la legge. Fino a oggi non è stata spostata una foglia e i nostri cari continuano a essere trattati peggio delle bestie", ha aggiunto Raffaella.

Il dolore è il sentimento che domina nei cuori dei parenti dei defunti. Ferite profonde che si acuiscono ulteriormente per le azioni sconsiderate di sconosciuti. Pina Caccavale ha raccontato a Repubblica "di episodi di sciacallaggio: qualcuno è entrato nel cimitero e ha ripreso teschi e ossa da vicino. Abbiamo denunciato, la polizia ha fatto rimuovere i filmati dai social, ma temiamo che continuino a circolare. Serve sorveglianza al cimitero”.

Le famiglie non hanno voglia di arrendersi. Nel Duomo hanno esposto le foto dei loro parenti con la scritta "Ridatemi i miei cari". L'arcivescovo dà loro la benedizione: "Seppellire i morti non riguarda solo la pietà religiosa, ma il senso civile dello stare insieme". Battaglia, infine, invita "a reagire a uno stato di torpore civile", ad avere "rispetto per i defunti" in quanto significa avere "cura del nostro territorio, corroso dal disinteresse e da scelte non sempre corrispondenti alle reali esigenze della città. Non possiamo dimenticare il fatto accaduto, tacere le conseguenze e coprirne le responsabilità. Cerchiamo giustizia perché non accada più una situazione simile".

Il blocco delle attività cimiteriali

Vi è poi un’altra questione decisamente delicata: il possibile blocco delle attività cimiteriali. "Al momento lo escludo.

Abbiamo poche salme in deposito e molte urne nelle case dei familiari", ha spiegato l'assessore Santagada che ha specificato che se il fermo perdura "le sepolture potranno avvenire in altre strutture della città. Ma per cinque anni non possono essere rimosse".

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