No alla festa dei fiori Milano deve osare per attrarre il mondo Ripensamento necessario, il manager è sulla strada giusta Per conquistare la scena internazionale ci vuole più coraggio

(...)Su questo ci pare che stia lavorando Sala e per questo secondo noi è sulla strada giusta. La prima considerazione è la seguente. Non è neanche pensabile di fare qualcosa di internazionalmente rilevante pensando di farlo solo nei mesi dell’Expo. Occorre che l’Expo 2015, quello di Milano e dell’Italia, entri da subito nel dibattito mondiale. Da subito perché è già tardi. Dei temi dell’Expo si parla già in tutto il mondo e lo scenario cambia ogni poco. I temi dell’alimentazione e più in generale del modello di sviluppo riguarda tutto il mondo e zone come il Maghreb. Certo, l’Expo non può andare a trattare con Gheddafi e con i capi dei ribelli o del governo di transizione, ma certamente potrebbe cominciare a creare a Milano luoghi e occasioni dove ragionarne, dove portare le intelligenze del mondo per capire e, solo ad esempio, ragionare su quel benedetto Piano Marshall per il Medio Oriente, e per il Maghreb, di cui si parla da tempo e che ogni tanto torna fuori come una specie di Santo Graal del quale si sa che ha poteri salvifici ma non si sa bene cosa sia e come sia possibile farlo.
Non si può pensare che tutti si accorgeranno dell’Expo nel 2015 perché lì si faranno cose straordinarie. Occorre farle subito. Non è questione di volumetrie, state tutti tranquilli. A quelle ci pensano i consigli comunali, provinciali e regionali. E se le dimenticassero ci sarà qualcuno pronto a farne memoria. Con tutto il rispetto dei nobilissimi soggetti a ciò interessati. Sala ha sostenuto che il termine orto non si addice all’Expo, meno ancora quello di orticello. Certo, si può fare anche quello. È già progettato dal candidato Boeri, per carità. Ma qui siamo nei progetti per l’Expo non nella attuale operatività dell’Expo che non può aspettare oltre per essere un soggetto della discussione mondiale sui temi che ha scelto per il 2015. Bisogna passare dalle volumetrie al volume della voce dell’Expo. Da subito può essere - perché Milano lo può essere - almeno cassa di risonanza dei dibattiti mondiali. In questo senso il ripensamento è urgente e la necessità di parlare a Milano di tutto questo ancora più urgente.
In sostanza, perché non sfruttare da subito ciò che è sfruttabile. Perché non fare subito qualcosa che crei, come per gli aerei in atterraggio, la scia di luce su Milano e sull’Expo, che porti poi all’Evento finale? Quanti soggetti ci sono in Lombardia di fare in modo sussidiario rispetto all’Expo tutto questo? I saggi vanno ascoltati ma anche la realtà va ascoltata attentamente. E la realtà però non aspetta, evolve, cangia.
Per l’Orto c’è tempo.

Per uscire sulla scena internazionale no. E con l’Orto solo non si esce su quella scena. Non per affrontare un tema importante de ambizioso scelto per l’Expo 2015. Di Expo deludenti ce ne sono già stati. Occorre osare. Subito.

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