Le 33 stelle nel cielo Michelin. Ecco i migliori chef italiani

Tante le novità, i "Tre Olivi" passa da zero a due. I "tristellati" restano gli stessi undici dell'anno scorso

Le 33 stelle nel cielo Michelin. Ecco i migliori chef italiani

Ci sono più stelle nel cielo della ristorazione italiana: 33 sono i locali che hanno ottenuto ieri, nel corso della cerimonia svoltasi nel Franciacorta Relais, la prima stella Michelin, massima «onorificenza» nel Far West della critica gastronomica. Anzi, le nuove stelle sono 34, ma Giuseppe Solofra, chef dei Tre Olivi di Paestum zompa da zero a due nel tempo di un amen. Anzi, di un buon appetito.

Nell'olimpo, in verità, non cambia nulla. Undici erano i tristellati italiani e undici restano, come un in un top team calcistico: si tratta di Enrico Crippa di Piazza Duomo (Alba), Enrico Bartolini di Bartolini al Mudec (Milano), Chicco Cerea di Vittorio (Brusaporto), Nadia Santini del Pescatore (Canneto sull'Oglio), Norbert Niederkofler del St Hubertus (San Cassiano), Massimiliano Alajmo delle Calandre (Rubano), Massimo Bottura di Osteria Francescana (Modena), Riccardo Monco di Enoteca Pinchiorri (Firenze), Heinz Beck della Pergola (Roma), Niko Romito di Reale (Castel di Sangro) e Mauro Uliassi (Senigallia).

La guida Michelin si muove sempre con ritmi pachidermici. Mai attendersi dalla «rossa» decisioni scioccanti o rivoluzioni (che del resto, come diceva Mao Tse-tung, non sono un pranzo di gala, tanto meno stellato). Inutile sorprendersi quindi se tra gli undici tristellati c'è soltanto una donna (Nadia Santini) e se tra i 33 neo-macaronati c'è una sola donna, la giovanissima Solaika Marrocco del leccese Primo Restaurant, che forse per risarcimento di genere riceve anche il prmio come giovane chef. Accontentiamoci.

Detto che Giuseppe Iannotti di Krèsios a Telese Terme è l'unico a passare da una a due «macaron» (se lo merita, è bravissimo), gli altri 32 nuovi arrivi nell'empireo della ristorazione, la metà dei quali ha meno di 35 anni sono due in Calabria (Luigi Lepore a Lamezia Terme e Antonio Biafora di Hyle a San Giovanni in Fiore), cinque in Campania (Paolo Barrale di Aria a Napoli, Giuseppe Molaro di Contaminazioni a Somma Vesuviana, Savio Perna di Li Galli a Positano, Francesco Franzese di Rear a Nola e Nicola Somma di Cannavacciuolo Countryside a Vico Equense), una nel Lazio (Fabio Verrelli D'Amico di Mater1a Pr1ma a Pontinia), due in Alto Adige (Alessandro Bellingeri di Osteria Acquarol a Piano sulla Strada del Vino e Stephan Zippl di 1908 a Renon), due in Liguria (Graziano Caccioppoli del San Giorgio a Genova e Jorg Giubbani di Orto a Moneglia), due nelle Marche (Sergeev Nikita dell'Arcade e il duo Richard Abouzaki-Pierpaolo Ferracuti di Retroscena, entrambi a Porto San Giorgio), quattro in Lombardia (Emanuele Petrosino di Bianca sul Lago a Oggiono, Felice Lo Basso a Milano, Fabrizio Molteni della Speranzina a Sirmione e Alex e Vittorio Manzoni di Osteria degli Assonica a Sorisole), tre in Sardegna (Salvatore Camedda di Somu a Baia Sardinia, Claudio Sadler di Gusto a San Teodoro e Francesco Stara di Fradis Minoris a Pula), due in Piemonte (Fabio Ingallinera e Maurizio Macario di Nazionale a Vernante e Christian Mandura di Unforgettable a Torino), una in Toscana (Luca Fracassi di Octavin ad Arezzo), una in Umbria (Marco Lagrimino dell'Acciuga di Perugia), cinque in Veneto (Federico Pettenuzzo della Favellina a Malo, Francesco Baldissarutti della Locanda Le 4 Ciacole a Roverchiara, e tre a Venezia: Simone Selva di Wistèria, Matteo Tagliapietra di Local e Stefano Vio di Zanze XVI), due in Puglia (Domenico Cilenti di Porta di Basso a Peschici oltre alla Marrocco) e uno in Sicilia, quel Mauricio Zillo di Gagini che porta finalmente un macaron a Palermo, unica grande città italiana a esserne sprovvista.

Detto che 15 locali hanno perso la

stella, l'Italia ha da oggi 378 ristoranti stellati (11 con tre, 38 con due e 329 con una). Nella classifica regionale primeggia la Lombardia (56), davanti a Campania (48), il Piemonte (45), la Toscana (41) e il Veneto (36).

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