"Basta basse insinuazioni, il vigneto è per i nostri figli"

Linda Giuva, moglie di Massimo D'Alema, difende il marito e anche Narni si schiera con l'ex lider Maximo

"Basta basse insinuazioni, il vigneto è per i nostri figli"

"Vorrei fare il mio lavoro, la produttrice di vino, onesta e laboriosa, senza dover essere inseguita da insulti e basse insinuazioni". A sfogarsi è Linda Giuva che, raggiunta a Narni da Repubblica, va in soccorso del marito Massimo D’Alema. Il vigneto di famiglia è di 6,5 ettari su un totale di 15, è stato comprato “con lo sguardo rivolto al futuro dei figli”, a cui è intestato, come spiega la signora D’Alema. Non tutti i mali vengono per nuocere se è vero che “abbiamo avuto in queste ore un'impennata di ordini inimmaginabile", conferma lady D’Alema.

Nell’articolo c’è spazio anche per Fabrizio Nunzi, il macellaio di D’Alema che vende anche i suoi vini e che votava per Berlusconi: "Lo pensavo anche io prima di conoscerlo, invece è un uomo senza spocchia. Doveva vederlo ad agosto alla sagra, il Vinotricolando, sembrava uno di noi: era lì con il suo banchetto, fermava le persone". All’inchiesta non ci crede e conferma: “il suo vino davvero è buono, lo vogliono in tanti, e dopo questo polverone ancora di più". A parlar bene dell’ex capo dei Ds è anche il vicesindaco di Narni Tiziano Ceccotti, con un passato di centrodestra: “ Lui ha scelto questo posto perché vuole rilassarsi.

Delle intercettazioni non mi sono fatto nessuna idea, ma è normale che chi faccia politica possa essere attaccato dai giornali. Vede, io non ho mai condiviso le sue idee politiche, ma ora lo ammiro: uno che ha fatto la sua carriera ha una marcia in più”.

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