Buzzi, quel truffatore graziato da Scalfaro

Negli anni '80 venne condannato per omicidio, ma dietro c'era un giro di assegni falsi. Poi divenne l'idolo della sinistra radical chic

Buzzi, quel truffatore graziato da Scalfaro

Come ha fatto Salvatore Buzzi a diventare il "re delle coop romane" senza che nessuno si accorgesse delle attività illecite che c'erano dietro? Per capirlo bisogna tornare al 1980, quando Buzzi fu condannato per aver ucciso con 34 coltellate un suo complice a Roma, che lo aveva minacciato di rivelare ai superiori della banca per la quale lavorava un giro di assegni falsi.

Poi divenne un detenuto modello, come racconta Panorama: si laureò con il massimo dei voti e arrivò persino ad ottenere la grazia nel 1984 da Oscar Luigi Scalfaro che voleva così premiarlo per la buona condotta. Allora, come racconta Libero, Buzzi si guadagnò la stima di tutti, al punto da essere erto a idolo dei radical chic: in carcere aveva iniziato il suo impegno per il sociale, a partire dalla battaglia per il sesso all'interno degli istituti penitenziari e quella per i diritti dei detenuti, fino all'organizzare di convegni tra le sbarre.

Ma a 30 anni di distanza la realtà sembra un'altra: il protagonista di quello che veniva ritenuto il successo del sistema carcerario

italiano e la dimostrazione che è possibile rieducare e reinserire i detenuti torna ad essere il truffatore degli esordi, a cui sono stati affidati soldi pubblici e appalti per 60 milioni di euro all'anno.

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