La crisi dei gauchos tra inflazione e povertà

Benzina alle stelle e salari all'osso: anche la pampa più rurale rischia di sparire

La crisi dei gauchos tra inflazione e povertà

Oggi al distributore la nafta costa 142 pesos, mentre la benzina veleggia sui 162. Al cambio ufficiale (perché qui, dal luglio 2015, hanno anche quello blue, un mercato parallelo, dove l'euro costa il 72% in più...) equivalgono rispettivamente a un euro e dieci e a un euro e 25. Tantissimo, considerando che siamo in Argentina, paese ricco di giacimenti petroliferi, in cui lo stipendio medio di un contadino è di 70mila pesos, 540 euro. Inoltre, c'è un inflazione galoppante e queste cifre non saranno già più valide nei prossimi giorni. Per sovrammercato, il carburante letteralmente non si trova. Mancherà per tre giorni dalle pompe, con drammatici danni all'economia. Quando ricompare, produce due effetti immediatamente visibili: una assurda congestione del traffico gommato e un rincaro di circa 10 centesimi di Euro.

Sbaglierebbe, però, chi attribuisse la responsabilità di tutto ciò alla guerra in Ucraina, cui qui i TG dedicano minor spazio delle vicende successorie legate alla scomparsa di Maradona. Sergio Franchini di Tandil antenati dell'Oltrepo Pavese, un passato da ristoratore in Italia sostiene si tratti di semplici manovre speculative da parte di un governo sempre alla ricerca di nuove fonti di finanziamento, specie con le sinistre di Fernandez al potere. In fondo, però, è solo la storia dell'Argentina che si ripete.

Man mano che, dalla capitale, si scende verso il Sur, con la nostra gagliarda Toyota passo-lungo Land Cruiser degli anni 90 un'auto che mantiene sorprendentemente un alto valore, perché le vetture nuove appaiono qui inaccessibili ai comuni mortali (per un buon fuoristrada si viaggia sui 100mila dollari) tutto ciò finisce come sullo sfondo, assumendo un'importanza relativa.

La pampa ci avvolge percorrendo la sterminata provincia di Buenos Aires e poi ancora giù, nell'omonima provincia de La Pampa. Non proprio fino alla Patagonia, che ancora disterà un migliaio di chilometri ed è un altro mondo ancora. Come le steppe ucraine, la natura illimitata produce un effetto straniante. Qua e là, lungo tutte le carretteras, colorati tempietti ed edicole votive celebrano il culto della Difunta Correa e del Gauchito Gill. Eroi beatificati a furor di popolo, personaggi la cui santità la Chiesa cattolica si è ben guardata dall'avallare, ma che contano ancor'oggi folle di fedeli.

Rodrigo Leonardi gaucho purosangue con nonni piemontesi (piemontese fu la prima traduzione italiana del Martin Fierro, il poema epico nazionale di Hernández che consegna al mito il mondo gauchesco), è il mio Virgilio della pampa. È giovane, eppure non troppo diverso da quel Don Secundo Sombra di Güiraldes che, quando vide la luce, nel 1926, raccontava un mondo già arcaico, ma vitale. In lui vivono lo spirito e la mitologia del mondo gauchesco, con le sue regole rigide e feroci, con l'inseparabile divisa, non folklore per turisti, tradizione!, come afferma mostrando con orgoglio il cappello, il panuelo al collo, la fascia alla vita, il coltellaccio alla schiena... Scrive Borges: «Povero e col lusso del coraggio». Aggiungendo: «Nelle tregue del rischio coltivava l'ozio; le sue preferenze, la chitarra che accordava con lentezza, lo stile più parlato che cantato, l'astragalo (i dadi), le corse di cavalli, il tondo cerchio del mate accanto al falò».

Pare l'abbia scritto per Lui. E per Gustavo Hiroga, il piccolo gaucho del Sur, con la faccia da matador che ci guida nella pampa secca raccontandoci di un mondo simile a quello del Faulkner di Go down Moses. Gustavo è un cacciatore di professione, ma non possiede fucile. Mi farà incontrare ed è stato un privilegio raro e una forte emozione, vederne una coppia in libertà el lievre de la pampa, il Dolichotis patagonum, detto Mara, il terzo più grosso roditore vivente dell'Argentina. Accanto alle copetonas, alias Eudromia Elegans, le magnifiche pernici col ciuffo, esempio della grande biodiversità della pampa.

Oltre che badare al bestiame, per lavoro, cattura col lazo, su incarico dei proprietari, i puma che fanno stragi di greggi. Mi mostra la staccionata dell'estancia presso cui presta servizio. Qui sono stese cinquanta pelli di jabali, grossi cinghiali, macabro trofeo di una sola stagione di caccia. Li ha uccisi però tutti a mani nude, come Asterix (!), armato solo del coltellaccio da gaucho, con l'ausilio di grossi cani da presa, frutto dell'incrocio tra dogo argentino e levriero. Gustavo mangia i nandù, gli struzzi del Sudamerica e ne rivende le penne per i costumi del carnevale. Sciocco esprimere un giudizio secondo i nostri parametri, su quest'uomo fuori dal tempo. Riderà poi non senza amarezza, rivelandomi che guadagna quanto un giovane percettore del reddito minimo garantito. Aggiungendo che, in Argentina, tre generazioni consecutive non sanno cosa sia il lavoro. L'unica concessione alla politica di un uomo d'altri tempi.

Come Rodrigo, Gustavo vive sul cavallo, ma in ciò è superato dal collega più giovane, che è un tropillero. Possiede cioè una tropilla di 15 cavalli tutti dello stesso colore, con campanaccio personalizzato, da lui addestrati (ammadrinati) a seguire una giumenta (la madrina) nel compiere caroselli e spettacolari esercizi di obbedienza.

Rodrigo ha superato una selezione regionale e andrà a Cordoba, al Nord, dove, per capodanno, si incontreranno i tropilleros di tutta l'Argentina. Centinaia di cavalli, una mandria enorme che, come d'incanto, si scompone in decine di tropillas, al passaggio delle madrine. Uno spettacolo unico al mondo, che ricorda la grandezza e la nobiltà di questo popolo.

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