"Fanpage? Anche noi abbiamo degli audio...". La difesa del Barone Nero

Roberto Jonghi Lavarini si difende sul caso Fidanza. L'affondo sul "giornalista infiltrato": "Mai preso fondi neri"

"Fanpage? Anche noi abbiamo degli audio...". La difesa del Barone Nero

Il Barone Nero si difende. E lo fa rispondendo punto su punto a quell'inchiesta di Fanpage che in Fratelli d'Italia considerano ad orologeria. La campagna elettorale impone il silenzio, ma Roberto Jonghi Lavarini non è iscritto a FdI né "a nessun altro partito". Dunque può dire la sua dopo che mezza Italia ha visto quel filmato che ha trascinato nella bufera il capodelegazione meloniano a Bruxelles, Carlo Fidanza. "La destra identitaria e sovranista italiana - dice al Giornale.it - è sotto attacco da parte dei poteri forti internazionali che usano come manovalanza la sinistra militante, e spie, penne e toghe come armi non convenzionali".

Cita Gabriele d'Annunzio, il Barone Nero. Parla di "bolla" mediatica. Di tanto "fumo e niente arrosto". Di un "attacco politico alla destra e al centrodestra, a due giorni dal voto". "Mi vogliono far passare per ridicolo estremista nostalgico, che non sono affatto - aggiunge al Giornale.it - perché sono un uomo libero che sostiene le teorie del professor Aleksandr Dugin e un'alleanza eurasiatica con la rinata Santa Russia Imperiale Ortodossa di Vladimir Putin. Vogliono farmi saltare come hanno fatto con Gianluca Savoini, hanno paura di una destra che possa mettere in discussione Ue e Nato". Per questo, in sette punti fornisce la sua versione dei fatti. Eccola.

"Non ho ruoli politici"

Innanzitutto, per quanto conosciuto nell'ambiente "di destra", Lavarini non ha ruoli politici. È stato candidato nel 2018 da Fdi, ma come "indipendente". "Di Carlo Fidanza e Chiara Valcepina sono semplice sostenitore ed elettore, da libero patriota e cittadino", scrive. "Sono socio solo di alcune associazioni di carattere culturale e sociale, non a fine di lucro, ma non ricopro alcuna carica particolare al loro interno". Il suo soprannome gli viene dalla militanza, ma - dice - "non sono affatto il potente capo della ridicola Spectre Lobby Nera presentata che proprio non esiste".

Il barone nero Lavarini

"Mi oppongo alla massoneria"

Tra le accuse dell'inchiesta di Fanpage, c'è anche l'esistenza di una sorta di loggia massonica o associazione segreta. Ipotesi che emerge da un mezzo racconto, registrato di nascosto, fatto dallo stesso Lavarini al giornalista infiltrato per tre anni. "Pur conoscendo diversi massoni - dice il Barone - tutti ne conoscono la mia contrarietà e opposizione. Anche perché il 90% della massoneria italiana è notoriamente antifascista e di sinistra, oggi entusiasti sostenitori del governo Draghi. Appartengo, al contrario, a diversi ordini cavallereschi cristiani". Per quanto riguarda il "gruppo esoterico" citato nel video, si tratterebbe "solo di una chat WhatsApp, molto eterogenea, di appassionati di miti, tradizioni, misteri, ufo, magia, castelli infestati da fantasmi, Evola e Guenon, come Atlantide e le Piramidi, lo Yoga ed il Tibet". Sui servizi segreti che starebbero dietro il gruppo "nero" di Milano, invece, nulla di più di "ex appartenenti alle forze armate e dell'ordine" che "hanno società che si occupano di sistemi e servizi di sicurezza". Tutto "risaputo, noto e legale".

L'ammiratore di Hitler

A destare scandalo sono stati, ovviamente, i riferimenti al nazismo. "L'ammiratore di Hitler di cui parlavo - scrive Lavarini - era Carlo Vichi, grande imprenditore italiano dei televisori Mivar, recentemente scomparso, che avevo l'onore di conoscere e di cui le idee erano pubblicamente note". Certo ci sono i saluti nazisti da spiegare, le battute, i doppi sensi. "È notoria la mia assoluta goliardia - insiste - fin dai tempi della università statale di Milano, dove ero fra gli animatori del gruppo Sping (Scienze Politiche Iniziative Goliardiche). Sono anche stato, per diversi anni, Gran Maestro dell'Ordine dei 'Gigioni e Buongustai' che organizzava serate enogastronomiche fra brindisi, scherzi, doppi sensi e barzellette".

La trappola

Anche Giorgia Meloni ne è convinta: "Era tutto studiato". Possibile, per carità. Ma come è possibile che Lavarini, Fidanza e Valcepina si siano fatti "fregare" da un finto imprenditore? "Salvatore Cardillo lo conosco da circa 5 anni - spiega il Barone - e mi ha agganciato a un convegno milanese della associazione culturale Lombardia Russia, presentandosi, con tanto di biglietti da visita (con indirizzi e numeri londinesi verificati), come rappresentante di una società internazionale di lobbing". Per entrare nella parte, il cronista si fingeva "camerata", recitava "la parte con battute, immagini e ricordi circostanziati". Insomma: tutto ben congegnato. "Per questo, negli anni è stato accolto nel nostro ambiente e coinvolto nel nostro spirito goliardico e nelle nostre iniziative. In realtà non ci ha mai convinto fino in fondo, tantomeno piaciuto, ed è sempre stato considerato "uno zanza napoletano, servo della perfida Albione", quindi "logica vittima di battute, scherzi e provocazioni".

I fondi neri

Ma come si è arrivati al "black", ovvero alla presunta richiesta di finanziare la campagna elettorale di Fidanza e Valcepina senza versamenti tracciati? La procura milanese ha aperto un'inchiesta, ma per Lavarini non troveranno nulla. Anzi. In prossimità delle elezioni, il giornalista-imprenditore si era detto "disponibile a sostenere alcuni amici candidati di destra". Tutti gli avrebbero chiesto di "sponsorizzare in maniera chiara e ufficiale", con tanto di "bonifici o pagando le fatture". Ma lui non lo avrebbe "mai fatto, mentre insisteva sul tanto nero che voleva smaltire". Nessuno, assicura però Lavarini, avrebbe "mai minimamente accettato questa soluzione". Né il cronista si sarebbe presentato con contanti per finanziare chissà cosa ("eravamo noi a offrirgli da bere"). "Mi sono proposto allora io di organizzare 9 eventi nei nove municipi (al costo massimo di 1000 euro ciascuno) - insiste - che potevano pagare direttamente loro in contanti, ricevendo regolari ricevute. Ma anche questa modalità non era sufficiente a 'Salvatore Cardillo' che proponeva strane consegne di contatti dai contorni tanto torbidi ed esagerati da sembrare ridicoli, con tanto di prove generali, parole d'ordine tipo vecchio film di spie. E allora che abbiamo mangiato la foglia, teso noi una scherzosa contro trappola e avvertito tutti della sua assoluta inaffidabilità". Nella trappola, però, il cronista infiltrato non sarebbe caduto.

marine Le Pen e il Barone Nero

L'infame e le scuse

Certo Lavarini non si aspettava che l'imprenditore amante del nero "fosse un giornalista, infame spia, laido finto amico, infiltrato da 3-5 anni, con tanto di video camera nascosta ad eventi e luoghi privati". Ma soprattutto è convinto che "il taglio e cuci visivo" dell'inchiesta sia "assolutamente strumentale, ridicolo, malevolo, estrapolato dal contesto privato, informale e, ripeto, assolutamente goliardico degli incontri". Il danno, però, ormai è fatto. Fidanza si è autosospeso. L'impatto sulle elezioni amministrative lo si valuterà martedì. Il Barone intanto chiede "scusa a tutti i parenti e amici". Ma soprattutto "a Carlo e Chiara che era mia buona intenzione sostenere e non certo danneggiare". "La sinistra mondialista, comunista e giacobina, è invece veramente bastarda e diabolica, attacca in maniera subdola e strumentale - dice al Giornale.it - attraverso penne e toghe rosse, ora Salvini e la Lega, la Meloni e Fratelli d'Italia, come prima Berlusconi e Trump in Usa. I poteri forti contro i quali combattiamo sono malefici e veramente forti, dobbiamo tutti alzare la guardia e stare più attenti, io per primo".

Scattano le denunce

Intanto il Barone Nero è pronto a ricorrere alle denunce. "Ho dato pieno mandato ai miei legali a tutela della mia onorabilità e dei miei interessi", afferma.

"Stiamo raccogliendo il lungo elenco di chi sarà denunciato, penalmente e civilmente, per diffamazione aggravata a mezzo stampa e minacce sui social". Non solo. Al Giornale.it assicura che anche loro avrebbero "foto, audio e dati precisi" che "riferiremo al momento opportuno, nelle sedi opportune".

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