Fine dei dilettanti

Abbiamo il governo e non è un brutto governo. Mario Draghi ha dato fiducia ai partiti della sua maggioranza inserendo quindici ministri politici

Fine dei dilettanti

Abbiamo il governo e non è un brutto governo. Mario Draghi ha dato fiducia ai partiti della sua maggioranza inserendo quindici ministri politici (tre Pd, tre Forza Italia, tre Lega, quattro Cinque Stelle, uno Leu e uno Italia Viva), cosa che al momento del suo incarico non era per nulla scontata. Nei posti chiave per la gestione della crisi economica ci sono praticamente solo tecnici, oggettivamente di alto livello, e questo sulla carta non è un male perché finalmente si punta sulla competenza e non sull'appartenenza. Ognuno può pensarla come meglio crede, ma erano anni che non avevamo un governo all'altezza del ruolo dell'Italia e delle sfide che sono sul tavolo. Certo, la conferma di Di Maio agli Esteri non va in questo senso, ma è chiaro a tutti che il vero e unico ministro degli Esteri sarà Mario Draghi e che il leader grillino si limiterà a tagliare i nastri nelle cerimonie ufficiali e a fare discorsi di maniera parlando nel suo inglese sgangherato.
Quello che saprà fare questo governo lo vedremo e lo giudicheremo senza sconti. Per ora godiamoci il fatto di essere usciti dal tunnel degli incompetenti e degli improvvisati tanto cari a Di Battista e a Travaglio, il primo eterno secondo (capisco che essere secondi a Luigi Di Maio deve essere frustrante), il secondo reduce dall'ennesima sponsorizzazione di cause fallimentari e perse (i governi Conte-Arcuri).
E poi c'è il ritorno al governo di un pezzo significativo del Centrodestra, Forza Italia e Lega, non più in balìa di scappati di casa, come Salvini nel 2018 che si alleò ai Cinque Stelle a trazione Toninelli. Non ho idea di quanto riusciranno a incidere sulla direzione di Draghi, l'importante è che preparino il terreno per tornare ad essere autorevole e credibile alternativa - prima o poi si tornerà a votare - alla sinistra come forza di governo, sia all'interno che agli occhi della comunità internazionale dopo anni, diciamo così per benevolenza, travagliati e confusi.


Al presidente Draghi auguriamo buon lavoro, in ogni caso si apre una pagina nuova della politica. Sulla quale speriamo di leggere al più presto notizie interessanti e incoraggianti per gli italiani. Tutto il resto sono e saranno polemiche che poco ci appassionano.

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