"Con flat tax e quota 103 si bruciano 3 miliardi"

Confindustria ancora all'attacco sulla manovra. Bonomi incontra Conte, sintonia solo parziale

"Con flat tax e quota 103 si bruciano 3 miliardi"

«Interventi su prepensionamenti e forfait per alcune categorie di contribuenti non credo siano in questo momento prioritari». Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, in conferenza stampa presso l'Associazione della stampa estera a Roma, ieri ha ribadito le critiche all'impostazione della legge di Bilancio. «Si pagano più tasse sul lavoro che sulle rendite», ha specificato sottolineando che i due provvedimenti in questione «bruciano risorse» in quanto l'estensione della tassa piatta costa 1,2 miliardi mentre Quota 103 vale 1,7 miliardi.

«I prepensionamenti - ha aggiunto - non creano punti di Pil aggiuntivo e nemmeno posti di lavoro per i giovani perché abbiamo visto con Quota 100 che il tasso di sostituzione è molto basso». Insomma, quei 3 miliardi sono proprio spesi male, secondo Confindustria, anche perché, ha spiegato Bonomi, la flat tax «a lungo andare crea problemi» di sostenibilità previdenziale in quanto il 15% assorbe Irpef, Iva e contributi Inps «in un Paese che già spende il 16,5% del Pil» per le pensioni.

Ma quali sono le priorità di Confindustria oltre al maxi taglio da 16 miliardi del cuneo fiscale per i redditi sotto i 35mila euro di cui un terzo da devolvere alle imprese? «Non posso credere non venga fatto un intervento di ripristino sui crediti d'imposta per il Sud, che non è un tema solo del Sud perché i macchinari vengono acquistati al Nord, le Zes (zone economiche speciali; ndr) che rappresentano uno strumento di politica industriale importante, la proroga di Industria 4.0 e gli stimoli su ricerca e innovazione», ha ricordato.

Bonomi, invece, ha manifestato stupore per il fatto «che da 3 giorni non si parli che di Pos: abbiamo questioni più importanti su cui potremmo concentrarci, mi sembra che si possa tranquillamente lasciare libertà di pagamento anche se è un tema del Pnrr e dunque dovremo farlo se vogliamo accedere alle risorse». Insomma, pur riconoscendo che la legge di Bilancio, varata in poco tempo, tiene «la barra dritta sulla riduzione del debito pubblico» e concentra «la maggiore parte delle risorse per il caro energia», i difetti non sono pochi.

Se la fiammata dei prezzi energetici dovesse proseguire, quei 21 miliardi sarebbero insufficienti. Ecco perché «dobbiamo avere un fondo sovrano europeo che acquisisca la proprietà delle materie prime critiche per il nostro continente» così da «non farci trovare impreparati», ma soprattutto, ha rimarcato Bonomi, «abbiamo bisogno di Piombino: se il rigassificatore non dovesse entrare in funzione entro il 31 marzo, potremmo avere qualche problema».

Ieri mattina Bonomi ha incontrato il presidente dei Cinque stelle, Giuseppe Conte. Un'iniziativa ordinaria per Confindustria che, soprattutto in periodi «caldi» come quello della legge di Bilancio, interloquisce con tutte le forze politiche. L'ex premier, però, lo ha caricato di significati. «Abbiamo anche avuto uno scambio di valutazioni sulla manovra - ha detto Conte - e mi sembra, senza forzare la loro posizione, di poter dire che condividiamo la mancanza di visione». Con Giuseppe Conte c'è stato un «confronto sempre rispettoso quando era presidente del Consiglio, non abbiamo condiviso sempre le stesse idee ma c'è sempre stato rispetto personale e istituzionale», ha chiosato Bonomi. Il leader pentastellato ha enfatizzato «la condivisione della necessità di un sistema di protezione sociale: non ha alcun senso, senza investimenti al Sud, smantellarlo».

Un chiaro riferimento al reddito di cittadinanza. Nel pomeriggio, però, Bonomi ha chiarito che «se al Sud il modello è il reddito, la gente si abitua, mentre occorrono strumenti di crescita del territorio». Conte non l'avrà presa benissimo.

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