
- Ancora a parlare di Romano Prodi? Sì. Perché dovete vedere uno, anzi due, anzi tre video che sono spuntati in queste ore sul Professore. I primi due li ha mandati in onda Massimo Giletti: uno risale a un paio di anni fa e l’ex premier, entrando in un bar, dopo una battuta velenosetta del barista se ne esce irritato definendo “stron**” l’interlocutore. Un atteggiamento che il destinatario ha trovato un tantino eccessivo. Il secondo è simile alla famosa tirata di capelli, anche se più scherzosa: Prodi dà un buffetto a Antonino Monteleone e ridacchia: niente di aggressivo, ma pure Vladimir Luxuria - non certo un cattivo neofascista sicario di regime - l'ha considerato fuori luogo: "È una soglia di confidenza che non deve essere superata”. Il terzo video invece arriva da Quarta Repubblica. E risponde alla domanda: perché siamo ancora qui a parlarne? Per un motivo molto semplice. Perché prima Prodi s’è inventato la storia, evidentemente farlocca, della “mano sulla spalla”, poi l’ha buttata sul vittimismo (“se si vuol creare l’incidente nei confronti di un vecchio professore lo si faccia pure, io gioisco”) e infine ha firmato una nota per parlare di “una gestualità familiare” e dirsi dispiaciuto. Già, peccato tuttavia che manchi proprio la parolina magica: scusa. Molti giornali, infatti, hanno scritto che con quel breve testo l’ex premier si sarebbe scusato per quanto successo. Ma la diretta interessata non l’ha vissuta così. Anzi: le è sembrata più una “giustificazione”: “A casa mia mi hanno insegnato che quando uno sbaglia dice 'chiedo scusa', o di persona o su carta intestata scrive ‘gentile dottoressa le chiedo scusa per il mio comportamento’”. E invece…
- Non so se ieri l’ho scritto, ma in Francia si sta diffondendo questo video in cui Marine Le Pen diceva: “Quando impareremo la lezione e introdurremo il divieto di eleggibilità a vita per tutti coloro che sono stati condannati per atti commessi durante o in relazione al loro mandato?”. E ancora: “Ho sentito il presidente della Repubblica François Hollande dire che era necessario rendere ineleggibili a vita i condannati. Sono d’accordo, fa parte anche del mio progetto presidenziale. Ma lui parla solo di corruzione e frode fiscale, e perché non il resto? Perché non per favoritismi, perché non per appropriazione indebita di fondi pubblici? Perché non per impieghi fittizi?”. Questo è il problema della politica giustizialista, e il discorso vale anche per i partiti italiani. È facile fare opposizione sventolando le manette quando i potenti sono gli altri, ma poi le grida ti si ritorcono contro. La politica dovrebbe avere il coraggio di non lasciare nelle mani dei magistrati il potere di scegliere chi può essere eletto e chi no. Questo significa immunità totale? No. Giammai. Ma occorrono dei bilanciamenti. Quindi le toghe hanno il diritto di indagare sulle malefatte dei politici, ma trattandosi del funzionamento della democrazia - Le Pen era la candidata all’Eliseo con più voti nei sondaggi - per estromettere chicchessia dalla partita occorre essere più che sicuri che sia colpevole. E non basta un giudizio di primo grado per accertarlo, occorre attendere il terzo grado. E solo allora rendere ineleggibili coloro i quali hanno commesso questo o quel crimine. Non prima. Altrimenti il potere della giustizia diventa enorme, abnorme.
- Che poi il paradosso è questo: ci è impossibile espellere un migrante clandestino, arrivato violato i confini dello Stato, e a cui è stato negato il diritto di asilo, finché questi non ha potuto far ricorso in Appello contro la decisione delle Commissioni Territoriali. Eppure possiamo impedire ad un candidato presidente di correre alle elezioni prima ancora che Le Pen possa presentare le sue contro-argomentazioni di fronte al giudice di Appello. Capite che la sproporzione è senza senso?
- Keir Starmer ha capito quello che la sinistra italiana proprio non riesce a comprendere. Ovvero che “sono i lavoratori comuni che pagano il prezzo” dell’immigrazione illegale, dal costo degli hotel per ospitarli ai vari servizi pubblici. E chiudere un occhio su tutto questo “non è progressista”. Significa essere scemi. Elly Schlein vada a lezione se vuol sperare di riconquistare qualche voto e la speranza di vincere un giorno di nuovo le elezioni.
- Repubblica titola: “Mosca, proposte degli Usa “inaccettabili” così come sono”. Ma non è proprio così. Il ministro russo ha detto: "Prendiamo molto seriamente le formule e le soluzioni proposte dagli americani, ma non possiamo accettare tutto così com'è", ha spiegato Ryabkov. La Russia ha "una serie di priorità e approcci attentamente ponderati alla questione, che sono stati elaborati, in particolare, dal team negoziale nel recente incontro con gli americani a Riad”. Il che è molto diverso. In sostanza per il Cremlino, al momento, occorre ancora limare le trattative. Il che, dopo tre anni di guerra, mi pare il minimo. Davvero vi aspettavate che Trump con la bacchetta magica risolvesse tutti in cinque minuti?
- Ho letto un sondaggio clamoroso. Riguarda il clima. Secondo uno studio dell’Università di Pavia, infatti, il 95% dei bambini italiani tra i 5 e gli 11 anni è preoccupato per il futuro del pianeta, mostrando segni di ecoansia. Poi il 40% avrebbe incubi legati al cambiamento climatico, con conseguenti difficoltà a dormire o mangiare. Mentre il 95,6% si sente direttamente responsabile della crisi ambientale. Da 5 a 11 anni, capito? A quell’età bisognerebbe preoccuparsi solo di macchinine, pallone, pallone e macchinine oltre a mettere a posto la cameretta e non infilarsi le dita nel naso. Sia chiaro: non sto dicendo che non occorra insegnare loro che non bisogna sprecare l’acqua, che in Africa ci sono bambini che non hanno da mangiare, che la plastica è meglio riciclarla e che lasciare la luce accesa a casaccio mette a rischio tanto l’ambiente quanto le finanze di famiglia. Ma santa pupazza: sono bambini. Non è possibile che il bombardamento sia arrivato a questo punto, vero o meno che sia l’allarme climatico. Anche sotto le guerre i bambini, mettendoli in guardia, si cerca di farli pensare ad altro. Come potete essere così crudeli?
- Dice il Professor Livio Provenzi, Direttore del Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo dell’Università di Pavia e IRCCS Fondazione Mondino: “Questi risultati ci impongono una riflessione sulla necessità di ripensare le strategie educative, affinché possano supportare i bambini nel trasformare l’ansia in azione. È fondamentale progettare iniziative formative che valorizzino la collaborazione tra scuola e famiglia, costruendo ambienti in cui i più piccoli non siano solo spettatori, ma protagonisti di buone pratiche di sostenibilità. Solo così potremo aiutarli a sviluppare una consapevolezza responsabile, trasformando la preoccupazione in impegno concreto per il futuro del Pianeta”. E se invece banalmente li lasciassimo stare? O meglio: se alleggerissimo il messaggio? Ad ogni età va dato il giusto livello di responsabilità. E se siamo arrivati a provocare stati di eco-ansia a bimbi di 5 anni non dobbiamo vederlo come “una risorsa preziosa”, ma come allarme. Lasciate in pace i bimbi, suvvia.
- Voglio dire: a chi di noi i genitori non hanno detto ‘mangia tutto nel piatto, ci sono bambini che non hanno nulla’? Educare è corretto, ma provocare ansia no. Ho sempre fatto attenzione a non sprecare cibo, ma da bambino non mi è mai successo di non dormici la notte a quell’età, ecco.
- Adesso che ci penso. Ricordo che lo Zecchino d’Oro nel 1998 pubblicò una canzone dal titolo “Quando la tigre non ci sarà più”. Era un concentrato di terrorismo ambientalista.
Per darvi un’idea: “L’hanno scritto sui giornali/Lo dice la tivù/Non è un'esagerazione/Si minaccia l'estinzione/Animali eccezionali/Non ci saranno più/Solo mucche grasse/E tanti orsetti di peluche".Sono passati 27 anni e siamo ancora qui. Insieme alle tigri, agli elefanti, alle aquile.
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