L'allarme del Dis sulle mire di Putin già scattato a metà del 2021

Una guerra annunciata, ben preparata, e coerente con le mire strategiche russe di riaffermazione come potenza egemone nei confini dell'ex Unione Sovietica

L'allarme del Dis sulle mire di Putin già scattato a metà del 2021

Una guerra annunciata, ben preparata, e coerente con le mire strategiche russe di riaffermazione come potenza egemone nei confini dell'ex Unione Sovietica. A raccontare l'invasione Ucraina e la sua genesi arriva anche la Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza del Dis al Parlamento, pubblicata ieri. E il documento dei nostri 007 spiega come la priorità per Mosca, in politica estera, sia stata appunto affrontare le «criticità apparse nel proprio vicino estero», con particolare attenzione alla ben poco gradita «proiezione dell'Ue e della Nato nei confronti di Moldova, Ucraina e Georgia». Il tutto, spiega la relazione del Dis, con un Putin più forte che mai grazie alla conquista della maggioranza assoluta di seggi del suo partito alle elezioni di settembre. A luglio del '21, invece, risale secondo la nostra intelligence la «nuova strategia di sicurezza» della Russia, che considerando «i valori tradizionali della Federazione Russa sotto attacco» spinge su crescita e autosufficienza, spostando l'attenzione dall'Occidente a Cina e India. Quanto all'Ucraina, salta all'occhio l'attenzione rivolta dal documento all'esercitazione militare congiunta tra Mosca e Minsk dello scorso settembre, in una simulazione di reazione a un tentativo di invasione della Bielorussia da parte della Nato. Nell'occasione, la Russia ha spostato «un vasto numero di equipaggiamenti militari» ai confini con l'Ucraina, «senza che facessero rientro nei distretti militari di appartenenza», per poi spostare altri contingenti tra Bielorussia e Crimea anche a ottobre scorso. E il perché lo sta raccontando l'attualità, anche se la relazione ipotizzava, a fine 2021, come alternativa alla guerra la possibilità di «utilizzare gli spazi diplomatici al fine di convincere i Paesi occidentali a rivisitare gli equilibri securitari nel continente europeo». Già, perché proprio nel territorio dell'ex Urss «si è accresciuto lo sforzo di Mosca di riaffermare la propria primazia sull'area», poiché il Cremlino considera le repubbliche ex sovietiche «come il perimetro minimo di sicurezza atto a garantire profondità strategica all'azione esterna di Mosca».

Tra le altre minacce, interne ed esterne, analizzate dalla relazione, ecco i cyber-attacchi soprattutto di matrice statuale, ma anche la «strumentalizzazione del dissenso» alla «dittatura sanitaria» da parte della destra radicale, l'aumento dell'immigrazione irregolare, e le mire

della criminalità organizzata sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. E l'Italia resta ancora in cima ai «sogni» della galassia jihadista, ormai decentralizzata, che continua a promettere di «conquistare Roma».

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