L'ultimo alert: "Via subito dalla Russia"

Usa, Polonia e Bulgaria richiamano i propri concittadini. Donbass, lunedì l'annessione

L'ultimo alert: "Via subito dalla Russia"

Hanno vinto i sì, ma questa non è una notizia. I referendum di cartone organizzati dalla Russia per annettere il Luhansk, il Donetsk, e le regioni di Kherson e Zaporizhzhia avevano un esito scontato. Le modalità intimidatorie con cui i voti sono stati estorti casa per casa, talvolta con l'uso delle armi, non lasciavano adito a dubbi. Solo per Mosca tutto è stato regolare: le consultazioni si sarebbero svolte «nel rigoroso rispetto delle leggi e principi della legge internazionale» e, fa notare Maria Zakharova, portavoce del ministro degli Esteri, anche gli osservatori internazionali provenienti da vari Paesi, compresa l'Italia, «hanno riconosciuto come legittimi» i risultati del voto. Ma sulla reale indipendenza di questi presunti osservatori è legittimo nutrire più di un dubbio.

Il dado è tratto: la Russia ha già iniziato la road map per «papparsi» i quattro territori a Est dell'Ucraina, che ne costituiscono il 15 per cento del territorio e saranno uniti alla Crimea diventando un distretto della federazione. Domani nel suo messaggio al Parlamento Vladimir Putin parlerà della «liberazione» dei popoli del Donbass. Poi lunedì lo stesso Parlamento terrà una sessione plenaria straordinaria sull'annessione delle quattro regioni ucraine. Ieri l'amministrazione filorussa di Zaporizhzhia e la sedicente Repubblica del Lugansk hanno chiesto al presidente russo Vladimir Putin «di ricongiungersi con la Russia».

Mosca fa maledettamente sul serio. L'annessione, anche se farsesca, consentirà al Cremlino in base alla sua dottrina militare di definire come attacco alla propria sovranità qualsiasi operazione militare ucraina e potrebbe giustificare anche il ricorso a una risposta nucleare. Insomma il voto fake del Donbass rischia di avere effetti devastanti sul campo. Dove i russi cercano l'annessione militare dopo quella politica. «Non tutti i territori della Repubblica popolare di Donetsk sono stati ancora liberati», annuncia Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino. Sul fronte sono giunti i primi soldati russi coscritti con la mobilitazione militare del 21 settembre, senza o quasi addestramento. E infatti alcuni di loro sarebbero già stati catturati dagli ucraini, come mostrano video indipendenti non verificati. Tra le «reclute» ci sarebbero anche detenuti condannati per reati penali. Mosca non rilascerà più passaporti alle persone richiamate alla leva per impedire che espatrino come stanno facendo in gran numero in Georgia, in Finlandia, in Turchia, nei Paesi baltici.

Il resto del mondo fa argine all'escalation dell'aggressività russa. Molti Paesi dello scacchiere occidentale hanno già precisato che non riconosceranno la validità dei referendum. La spesso ambigua Cina ieri ha chiarito di avere «sempre sostenuto che la sovranità e l'integrità territoriale di tutti i paesi dovrebbero essere rispettate». La vicina Polonia fa da megafono della Nato e con il ministro degli Esteri Zbigniew Rau garantisce che la risposta dell'alleanza atlantica a qualsiasi uso di armi nucleari da parte della Russia in Ucraina sarà «devastante». Gli Stati Uniti non si limitano a minacciare ma annunciano un nuovo pacchetto di armi da 1,1 miliardi di dollari che comprende altri sistemi anti-missile Himars. Gli Usa, che ieri sul sito della loro ambasciata a Mosca hanno chiesto a tutti i cittadini americani di «lasciare la Russia immediatamente», «stanno lavorano con alleati e partner per imporre rapidamente severi costi economici a Mosca per i referendum farsa nel Donbass», fa sapere James O'Brien, capo dell'ufficio sanzioni del dipartimento di Stato. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen assicura che «la Russia deve pagare per questa ulteriore escalation». Per questo è in rampa di lancio l'ottavo pacchetto di sanzioni di Bruxelles contro Mosca.

Sulle quali però si allunga l'ombra di Viktor Orbàn, premier ungherese, che annuncia un referendum nazionale sulle sanzioni energetiche contro la Russia. «Solo unendo le forze possiamo porre fine all'aumento dei prezzi dell'energia», ha detto Orbàn.

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