La Meloni ottiene la fiducia anche al Senato: 115 i voti a favore

Semaforo verde a palazzo Madama per il governo Meloni. Il centrodestra vota unito la fiducia, il premier alle opposizioni: "Giudicate nel merito senza pregiudizi"

La Meloni ottiene la fiducia anche al Senato: 115 i voti a favore

Dopo la Camera, il Senato. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha ottenuto la fiducia dall'Aula di palazzo Madama: 115 i voti a favore, 79 i contrari e 5 gli astenuti. I presenti erano 200 di cui 199 votanti, la maggioranza era di 98 voti. Un risultato atteso, arrivato all'indomani del voto con cui i deputati di Montecitorio avevano in maggioranza dato il via libera al nuovo esecutivo.

"Anche il Senato ha votato fiducia al Governo. Abbiamo presentato in campagna elettorale un programma chiaro e dettagliato. Manterremo gli impegni: il vincolo tra rappresentante e rappresentato è l’essenza della democrazia. Subito al lavoro per rispondere alle urgenze dell’Italia", ha commentato il premier Meloni in un tweet. Sempre sui social, anche il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha espresso la propria soddisfazione. "Vincere le elezioni è una cosa. Saper governare è un'altra. Dimostreremo di essere all'altezza del compito che gli italiani ci hanno affidato", ha dichiarato l'esponente forzista.

Il discorso di Giorgia Meloni

La lunga seduta a palazzo Madama, culminata poi in serata con il voto di fiducia, era iniziata con la discussione dei senatori e il successivo intervento del premier Meloni. Nel suo scranno, la presidente del Consiglio aveva risposto alle istanze arrivate dall'Aula entrando nel dettaglio di alcune questioni e riferendosi anche al discorso programmatico pronunciato il giorno prima alla Camera. Tra gli argomenti affrontati dal premier, la crisi energetica, la sanità, il lavoro, il fisco con la flat tax, l'innalzamento del tetto al contante, la questione meridionale e la guerra in Ucraina. Sul finire del proprio intervento, Meloni si era rivolta anche alle opposizioni. "Posso chiedere che si possa parlare nel merito, che non si facciano dibattito ideologici. Mi auguro che vogliate valutare i provvedimenti nel merito e valutare se votarli o meno", aveva affermato.

L'intervento di Berlusconi

Dai banchi del centrodestra, l'intervento più atteso in aula era certamente quello di Silvio Berlusconi, al suo ritorno in Senato. "Noi oggi voteremo convintamente la fiducia, voteremo convintamente la fiducia. E da domani lavoreremo con lealtà, con passione e con spirito costruttivo, per realizzare il nostro programma", aveva detto l'ex presidente del Consiglio, nel corso di un articolato discorso nel quale aveva rilanciato il tema delle riforme. "Se oggi per la prima volta alla guida del governo del Paese, per decisione degli elettori, c'è una esponente che viene dalla storia della destra italiana, questo è possibile perché 28 anni fa è nata una coalizione plurale, nella quale la destra e il centro insieme hanno saputo esprimere un progetto democratico di governo per la nazione", aveva anche dichiarato Berlusconi, rivendicando la partenità del centrodestra italiano.

La fiducia della Lega

Anche la Lega aveva poi assicurato la propria fiducia al governo, nel corso dell'intervento pronunciato dal presidente dei senatori del Carroccio, Massimiliano Romeo. "Buon lavoro a lei e alla squadra di centrodestra, che ci teniamo a dire di centrodestra. Finalmente la politica torna a occuparsi di economia, dopo i tanti tecnici", aveva affermato il senatore leghista, con riferimento a Giancarlo Giorgetti al Mef. Nel suo discorso, Romeo aveva anche menzionato l'autonomia e il federalismo come strada per ridurre il divario nord-sud.

Le aperture di Renzi

Tra gli interventi più ascoltati e monitorati, anche quello di Matteo Renzi. Il senatore fiorentino ha annunciato il voto contario alla fiducia da parte del gruppo di Azione-Italia, spiegando però di non avere ostilità pregiudiziali nei confronti del governo. "Facendo opposizione cerchiamo di dare una mano alla nostra democrazia. Le faremo opposizione a viso aperto, ma con la politica", aveva affermato l'ex premier, mostrando interesse per le proposte del centrodestra sulla riforma costituzionale. "C'è stata un'apertura importante, quindi un no a prescindere per me è sbagliato", aveva detto Renzi sull'argomento. Poi la bacchettata al Pd in grado di strappare qualche sorrisetto anche tra i banchi della maggioranza. "Tra tutti i motivi su cui si potrebbe attaccare la Meloni voi scegliere la questione della rappresentanza di genere o del merito? È masochismo".

M5S: "Sul rdc disturberemo azione di governo"

Di opposizione senza se e senza ma aveva invece parlato il Movimento 5 Stelle, che per l'appunto ha poi votato contro la fiducia. Prendendo la parola, la senatrice pentastellata Barbara Floridia si era rivolta direttamente al premier Meloni: "Ci sorprenda, proprio perché è una donna. Le sue linee programmatiche sono manchevoli anche della sostanza sulla sostenibilità ambientale. Avete giurato sulla Costituzione che oggi si è arricchita di due parole, ambiente e futuro, due parole che nel suo discorso sono mancate. E non ci dica che la guerra dovrà farci retrocedere". Nel suo discorso, l'esponente grillina aveva anche avvisato così la capo di governo: "Se vorrà aumentare il precariato e distruggere il Reddito di cittadinanza, disturberemo l'azione del governo".

L'opposizione del Pd

Dal centrosinistra, voto contrario al governo - come prevedibile - anche da parte del Pd. Per i dem era intevenuta in Aula la senatrice Simona Malpezzi. "Il discorso della Meloni è stato vago e indefinito: è stato anche il discorso delle assenze.

E anche la sua replica ha lasciato molti punti interrogativi", aveva rimproverato l'esponente del partito di Enrico Letta, citando la transizione ecologica, il lavoro, i diritti, e contestando il superamento del tetto sul contante.

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