Ora i Dem scendono in campo: "Regolamentiamo l'utero in affitto"

Dopo il caso dei bambini nati da madri surrogate bloccati a Kiev, in Ucraina, gli esponenti del Pd, Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà chiedono di aprire un dibattito per la regolamentazione dell'utero in affitto anche nel nostro Paese

Ora i Dem scendono in campo: "Regolamentiamo l'utero in affitto"

Bambini sospesi. Così qualcuno ha definito i 46 neonati accuditi nella hall dell’Hotel Venezia di Kiev. Sono i figli delle madri surrogate ucraine, nati su commissione. I clienti della clinica Biotexcom, il più importante fornitore di servizi di questo tipo nel Paese dell'Est Europa, non possono andare a prendere i piccoli per via delle restrizioni alle frontiere imposte dalla pandemia. Secondo il New York Times almeno mille bambini potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni prima che i divieti sulla circolazione vengano revocati.

È un business fiorente quello della maternità surrogata in Ucraina, il Paese più povero d’Europa, dove per guadagnare 15 mila dollari le donne accettano di separarsi dai figli che portano in grembo per consegnarli ad una coppia di sconosciuti. Una pratica che fa discutere, non solo in questo Paese dell’Europa orientale, dove alcuni parlamentari e l’Ombudsman dell’Infanzia in queste ore stanno chiedendo di fermare il business che avanza nel Paese, ma anche a casa nostra.

Nelle scorse settimane le immagini arrivate da Kiev avevano fatto indignare diverse associazioni femministe che in una lettera indirizzata al governo e all’ambasciatore italiano a Kiev, Davide La Cecilia, avevano chiesto di fare pressioni sul governo ucraino per ottenere l'affidamento dei piccoli alle rispettive madri oppure a genitori adottivi. "Apolidi, senza nome, privi di qualsivoglia tutela, in stato di abbandono, quelle bambine e quei bambini non possono essere più a lungo detenuti nelle mani di speculatori privati che non hanno alcun titolo, in violazione dei diritti umani più elementari", denunciavano le attiviste.

Di tutt’altro tenore, invece, l’appello arrivato dall’Associazione Luca Coscioni, che al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, aveva chiesto di attivarsi per far sì che "i bambini nati a Kiev con maternità surrogata nel pieno rispetto delle norme in materia in vigore in Ucraina, possano esser congiunti con i loro genitori italiani senza ulteriori indugi". Tra i clienti della Biotexcom, infatti, ci sono anche quattro coppie italiane nonostante la maternità surrogata, in Italia, sia vietata dalla legge 40 del 2004.

La storia dei bambini ucraini, insomma, rinfiamma il dibattito sulla pratica dell'utero in affitto. Ieri a scendere in campo per una "regolamentazione della gestazione per altri" è stata anche la senatrice del Pd, Monica Cirinnà, che in un commento pubblicato sull’Huffington Post chiede una "discussione franca e il più possibile laica sul tema". L’appello della parlamentare Dem a lasciare da parte "ogni chiusura pregiudiziale e soprattutto conservando il rispetto per le persone che ricorrono a questa pratica" è anche al suo partito.

"Dobbiamo evitare semplificazioni e ricordarci sempre che è delle vite delle persone e delle loro scelte che stiamo parlando", incalza la madrina della legge sulle unioni civili. La Cirinnà chiama in causa "l'autodeterminazione" della donna che, scrive, deve essere rispettata sia che si tratti di portare a termine una gravidanza che di interromperla. I cattolici ribatteranno che si tratta di due vite e non di una sola, mentre le femministe le faranno notare quanto sia labile in questo caso il confine tra autodeterminazione e sfruttamento. A entrambi la senatrice oppone che "i divieti – per non parlare di irrealizzabili 'messe al bando universali' – non funzionano".

Fa l’esempio della 194: "Non tutte furono d’accordo, ma, al di là delle posizioni di merito, era molto viva la consapevolezza che una regolazione fosse necessaria per uscire dalla clandestinità che era un pericolo soprattutto per le donne". "Alla gestazione per altri si fa comunque ricorso all’estero e – purtroppo – anche in contesti nei quali la pratica viene commercializzata senza scrupoli e i controlli sono molto deboli", scrive la Cirinnà. L’obiettivo è quello di intraprendere un percorso per "regolare la gestazione per altri" tutelando "la dignità di tutte le persone coinvolte e, in primo luogo, della donna gestante e del nato".

Il riferimento è ai disegni di legge presentati in passato da Articolo29 e Associazione Luca Coscioni. Dello stesso tenore l’intervento, sempre sull’Huffington Post, di un altro esponente Dem, Sergio Lo Giudice, che con la maternità surrogata ha avuto due figli. L’appello è sempre lo stesso: superare gli steccati ideologici e regolamentare la pratica. "Passano gli anni, i decenni, ma il punto rimane lo stesso, i diritti dei bambini dove sono?", reagisce il leghista Umberto La Morgia, attivo sul fronte dei temi etici.

"La senatrice Cirinnà non perde tempo per reclamare a gran voce una regolamentazione dell’utero in affitto, facendo leva sul principio di autodeterminazione della donna: insomma per la logica per cui togliere la vita è un diritto, anche mercanteggiare una vita deve essere un diritto", attacca La Morgia che su Facebook accusa la parlamentare di "cinismo".

Intanto il futuro dei bimbi di Kiev è più che mai incerto.

C’è chi continuerà ad aspettare e chi addirittura, secondo alcuni media stranieri, avrebbe pensato di rinunciare al proprio bebè: ridefinizione delle proprie priorità o più semplicemente, la consegna non è avvenuta nei tempi pattuiti. È il cortocircuito del consumismo globalista applicato agli esseri umani.

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