"Il Parlamento non faccia come Schettino"

Dopo che il coronavirus ha colpito 20 deputati, il presidente Roberto Fico ha messo la Camera in quarantena per una settimana. Il centrodestra si oppone al voto a distanza: "Il Parlamento vada avanti"

"Il Parlamento non faccia come Schettino"

Montecitorio si è messa in quarantena. Dopo che il coronavirus ha colpito esponenti importanti sia della maggioranza sia dell’opposizione, il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso di sospendere le votazioni in Aula per la prossima settimana.

Il centrodestra aveva chiesto di spostare il voto sul Dl Zan riguardante l’omofobia perché non considerato un tema certamente urgente in questo momento. Graziano Delrio, capogruppo del Pd, è stato netto: “Non accettiamo un rinvio ad hoc sulla legge Zan, si rimanda tutto”. Una situazione che, con l’aumento costante dei contagi, potrebbe essere destinata a ripresentarsi e, pertanto, il deputato dem Stefano Ceccanti sta raccogliendo le firme per attivare un nuovo strumento di lavoro, il Pad, ossia il Parlamento a distanza. Nella newsletter quotidiana il costituzionalista toscano ribadisce la sua posizione: “La Camera è paralizzata ed è sempre più evidente che il problema è politico. Non c’entra niente né la Costituzione, né inesistenti problemi tecnici”. E attacca le opposizioni: “Pensano di poter utilizzare la situazione per imporre cosa votare e quando e magari avere concessioni su vari terreni”. Un’accusa che viene nettamente respinta dal centrodestra.

“Siamo contrari al voto a distanza il parlamento ha una funzione legislativa dove il voto è solo la parte finale del confronto tra maggioranza e opposizione e tra esecutivo e Parlamento, alle emergenze si risponde con la politica non con le modifiche ai regolamenti”, spiega a ilGiornale.it Maurizio Lupi, vicepresidente del gruppo misto e leader di Noi con l’Italia che proprio ieri è risultato positivo al coronavirus. “Per il momento sto bene, sono asintomatico e sto facendo quarantena a Roma”, ci dice e, prima di salutarci, ricorda: “L’opposizione, in questo periodo, è sempre stata responsabile e non ha mai strumentalizzato l’emergenza Covid”. Anche il capogruppo di FdI, Francesco Lollobrigida, costretto a restare a casa in quanto asintomatico, si dice contrario al voto a distanza e avanza l’ipotesi di sottoporre tutti i deputati al test salivare “che ha un margine di risposta quasi immediato e permette di individuare cariche virali elevate”. “Sottoporre tutti coloro che entrano a questo test permetterebbe di ridurre il rischio in modo massiccio”, spiega. E aggiunge: “Dopodiché, se vi sono le condizioni, si potrebbe attuare lo stesso meccanismo che adottammo durante il lockdown, quando, in un clima di unità nazionale viste le difficoltà di spostamento dei parlamentari, si era proceduto alla riduzione proporzionale dei gruppi”. Secondo Lollobrigida, dunque, la politica deve risolvere il problema “senza piegare i regolamenti e norme costituzionali alle momentanee emergenze, creando precedenti e mettendo in discussione alcuni pilastri della democrazia rappresentativa”.

Anche Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera in quota FdI, raggiunto telefonicamente, è stato molto chiaro: “Diciamo no alla sindrome di Schettino”. I parlamentari non possono abbandonare la nave mentre il mare è in tempesta. “La Camera e il Senato più di ogni altri luoghi devono dimostrare che si può continuare a lavorare, rispettando tutte le norme di sicurezza e che si può e si deve convivere con questa infezione così come i parlamentari non possono pensare di rimanere a casa mentre medici e infermieri sono esposti in ospedale nel tentativo di assicurare le cure ai contagiati sintomatici e che si trovano in terapia intensiva”, attacca Rampelli. “La cabina di regia di una repubblica democratica è rappresentata dal Parlamento e, quando una nazione è aggredita da un qualunque evento, il Parlamento rimane al suo posto”, conclude il vicepresidente della Camera.

Chi non vuol sentir parlare di chiusura è anche il forzista Renato Brunetta che puntualizza: “In una democrazia il Parlamento non chiude mai. La prossima settimana non ci saranno votazioni in Aula. Ma una cosa è l’Aula con i voti, altra cosa sono i lavori in commissione, i dibattiti generali senza voti. Ci sono le audizioni, le attività istruttorie ecc… La prossima settimana non si vota, ma tutte le altre attività, molte o poche, ci sono”. Il problema riguarda la proposta di concedere di votare a distanza oppure no. “La Costituzione italiana esclude che le votazioni non siano in presenza”, spiega a tal proposito Brunetta che, però, lascia aperta una possibilità: “Ora si tratterà, attraverso la presidenza e i gruppi parlamentari, di decidere cosa fare. Io, personalmente credo che, senza un grande accordo tra maggioranza e opposizione sull’emergenza sanitaria, economica e sanitaria, non è possibile nessuna deroga dalla prescrizione costituzionale perché significherebbe consegnare la democrazia parlamentare al governo. Diverso è se si forma un tavolo di crisi in cui si decide tutto, allora è possibile trovare anche formule più flessibili”.

Il leghista Massimiliano Romeo, capogruppo del Carroccio al Senato, infine, non ravvisa neppure la necessità di introdurre questo nuovo sistema di voto: “È vero che ci sono stati alcuni

parlamentari contagiati, però la sua diffusione si può contenere attraverso gli strumenti di tracciamento adottati dai questori sia alla Camera sia al Senato. In fondo su 630 deputati ci sono solo una ventina di contagiati”.

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