Il pressing dei ministri per entrare nella cabina di regia del Recovery Fund

I ministri politici vogliono avere voce in capitolo: temono di essere tagliati fuori dalle decisioni che contano e di assistere al predominio dei tecnici

Il pressing dei ministri per entrare nella cabina di regia del Recovery Fund

Oltre alle riaperture e alla ripartenza del Paese, un'altra grande partita si gioca sul fronte del Recovery Fund. Proprio ieri il premier Mario Draghi ha tenuto a precisare quanto sia importante guardare al futuro con ottimismo, riuscendo a gestire in maniera ottimale i fondi che arriveranno dall'Unione europea. Ma occorrono pragmatismo e una seria programmazione dei progetti strategici da attuare nel più breve tempo possibile. Ecco perché il presidente del Consiglio ha voluto incontrare tutti i partiti prima di avanzare il piano italiano: entro il 30 aprile tutti gli Stati membri dovranno presentare il Recovery Plan alla Commissione e al Consiglio europeo, che avranno fino a tre mesi di tempo per valutarli e infine approvarli. Si tratta di una questione destinata a grandi discussioni e su cui di certo non mancheranno le polemiche tra i partiti che sostengono il governo.

La "guerra" tra i ministri

Il nodo è rappresentato da chi sarà chiamato a gestire il tutto. Ovvero la cabina di regia. In tal senso non mancano malumori. All'interno dell'esecutivo c'è chi denuncia una mancanza di collegialità da parte del ministero dell'Economia e delle Finanze: i piani alti del Mef sono stati accusati di non aver condiviso i dossier di maggior rilievo. In realtà, scrive Marco Antonellis su Italia Oggi, il tema vero è un altro: i ministri politici che compongono l'attuale maggioranza vorrebbero avere voce in capitolo e assicurarsi di far parte della governance.

Una soluzione che non appare possibile. Tuttavia il premier avrebbe in mente una strategia per aggirare l'ostacolo ed evitare che i mal di pancia e i mugugni vari possano trasformarsi in pericolosi passi in avanti: coinvolgere i ministri "a rotazione", a seconda dei temi da trattare. Lo schema a "geometria variabile" prevede che il presidente del Consiglio chiami progressivamente i ministri competenti per materia. Dalla Pubblica amministrazione allo Sviluppo economico passando per le Infrastrutture e il Mezzogiorno. L'ipotesi però non sembra essere di gradimento a tutti i titolari dei dicasteri: i ministri politici vorrebbero più concretezza, temono di essere tagliati fuori dalle decisioni che contano e di assistere al predominio delle figure tecniche (Cingolani, Colao e Franco su tutti).

Nel frattempo, nella speranza che tra la Presidenza del Consiglio dei ministri e le forze politiche si riesca a trovare un accordo di massima, si starebbe pensando di rinviare la soluzione del problema a maggio: dopo la chiusura del Recovery Plan potrebbe arrivare un decreto ad hoc per scongiurare fratture nel governo.

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