Razzo di Hamas su Tel Aviv. E da Israele offensiva su Gaza

Caccia israeliani in azione dopo l'attacco a un kibbutz dove viveva una famiglia: 7 feriti, tra cui tre bimbi

Razzo di Hamas su Tel Aviv. E da Israele offensiva su Gaza

Gerusalemme Così Israele non può continuare dopo il bombardamento di ieri alle 5 di mattina sul centro di Israele, al kibbutz Mishmeret, vicino a Kfar Saba, 100 chilometri da Gaza, dopo che Tel Aviv è stata colpita solo 10 giorni fa: basta guardare ciò che è rimasto della casa della famiglia Wolf, le mura e il tetto a terra, l'interno tutto calcinacci compresi quelli che coprono il lettino di un bambino. Durante la sirena la nonna ha afferrato i nipotini salvandoli. Una svolta militare è nell'aria e già ieri sera è iniziata con un attacco degli Apache dal cielo: il bombardamento di Hamas è stato fatto per uccidere e gettare nel panico i cittadini di qualsiasi parte di Israele, sette persone della stessa famiglia sono all'ospedale, la nonna è ferita gravemente, il nonno, i genitori e tre bimbi da 6 mesi a 12 anni tutti ricoverati.

Ma la scena mediorientale ieri aveva due sfondi lontani migliaia di chilometri: mentre alle cinque meno un quarto di sera, ora italiana, iniziava la risposta su Gaza, le riserve venivano richiamate, i rifugi del sud ma anche di Tel Aviv venivano aperti, le attività esterne venivano tutte sospese, il treno fermato, la Casa Bianca srotolava il tappeto rosso delle grandi occasioni per Netanyahu a Washington: Donald Trump di fronte al primo ministro israeliano ha riconosciuto ieri a nome degli Stati Uniti la sovranità israeliana sul Golan cancellandolo così dal potere di Assad e disegnandolo nella strategia di una grande guerra totale contro il terrorismo in cui gli Usa e Israele sono alleati.

Doveva essere per Netanyahu solo un giorno di grande festa e anche di proficua campagna elettorale a due settimane dalle elezioni. Il riconoscimento, a 52 anni dalla Guerra dei Sei giorni, è fondamentale per la sicurezza di Israele, toglie al terrore una terrazza strategica su tutto il Medio Oriente. Negli anni da là sono stati lanciati innumerevoli guerre e attacchi terroristici ormai gestiti dagli hezbollah e dagli iraniani. L'assalto coi tank del 73, Guerra del Kippur, fu quasi fatale. Ieri gli Usa hanno finalmente cancellato la vacca sacra e pericolosa dei confini del '67. Tuttavia, anche se l'incontro con Trump è stato festivo e molto caloroso, fino a un inedito bacio di Bibi a Trump, l'ombra della guerra ha accompagnato l'incontro. Netanyahu subito dopo la conferenza stampa ha lasciato gli Stati Uniti per tornare alla sua casa che ribolle.

L'attacco di ieri è una provocazione inaspettata: Hamas colpisce nell'ipotesi che Netanyahu non voglia fare la guerra prima delle elezioni. Ma stavolta Hamas, che ha i soldi del Qatar, l'appoggio militare dell'Iran, l'uso di massa dei lanciatori di palloni esplosivi, la furia religiosa di Yehie Sinwar e, sotto la cenere, subisce il lavorio sotterraneo di Abu Mazen che affamando la Striscia spera di portare le provocazioni di Hamas al punto che sia Israele a toglierlo di mezzo per lui, può avere esagerato. Non è un caso che tutti i suoi capi siano ormai nei sotterranei di Gaza (ieri sera nei raid colpito anche l'ufficio del leader, Ismail Haniyeh). Nelle risposte agli attacchi dei giorni scorsi Israele ha agito in modo contenuto, evitando di colpire le persone. Ma gli scudi umani vengono usati per coprire gli obiettivi militari e le rampe di lancio.

Ieri le critiche a Netanyahu, a due settimane dalle elezioni, sono state sanguinose: la sua tecnica di contenimento senza una decisione specifica di radere al suolo Hamas o almeno di procedere all'eliminazione dei sui capi terroristi, il fatto che abbia lasciato entrare gli aiuti del Qatar, la scelta di non mettere, dopo tre guerre, gli «stivali a terra» mettendo la vita dei soldati israeliani a rischio è in queste ore oggetto di durissimi attacchi.

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