Sale la positività (14,8%). E mezza Italia rischia di tingersi di arancione

Ieri 18.020 nuovi casi su 121.275 tamponi. Sopra il 30% di terapie intensive 11 Regioni

Sale la positività (14,8%). E mezza Italia rischia di tingersi di arancione

Nella calza del Covid ci sono numeri alti e probabili restrizioni per molte regioni italiane. I numeri del bollettino di ieri, relativi alle elaborazioni del giorno dell'Epifania, non portano buone notizie. In Italia si è registrata una lieve diminuzione dei casi (passati dai 20.331 dell'altro ieri ai 18.020 di ieri) ma a fronte di un tracollo dei tamponi fatti (178.596 il giorno 6, 121.275 ieri), ciò che ha fatto impennare l'indice di positività dall'11,38 di mercoledì al 14,86 di ieri. Un dato tra i più alti delle ultime settimane.

Poco rassicuranti anche i numeri riguardanti i reparti ospedalieri. Gli attualmente positivi sono 571.055 (+2.343), e di essi 25.878 sono ricoverati (+133), 23.291 in reparti ordinari (+117) e 2.587 in terapia intensiva, dato questo ormai in lieve ma costante aumento (+16 rispetto al giorno precedente).

I morti sono stati ieri 414, un po' meno rispetto ai giorni precedenti (mercoledì erano stati 548, martedì 649), ma sembra ancora lontano l'abbattimento di questa cifra lugubre ai livelli dell'estate scorsa, quando il numero delle croci Covid-19 che venivano piantate ogni giorni occupava le dita di una, al massimo due mani. I morti complessivi dall'inizio dell'emergenza è di 77.291.

Va sempre peggio il Veneto, che ieri ha fatto registrare 3.596 nuovi casi a fronte di 17.243 tamponi, con un'incidenza del 20,85 per cento. Male anche la Puglia (657 casi su 3.176 tamponi effettuati, percneutale del 20,69) mentre l'Emilia-Romagna tocca addirittura il 23,14 per cento con 2.228 tamponi positivi su 9.629 effettuati. Anche la Lombardia registra un peggioramento della percentuale di positività, che sale dal 10,37 al 13,77 per cento (2.799 casi su 20.331 tamponi fatti) ma si tiene sotto la media nazionale.

I numeri in questi giorni sono particolarmente importanti perché sono le fondamenta su cui si costruiranno le misure di contenimento su base regionale a partire da lunedì 11 gennaio e poi di nuovo dal 15 gennaio, quando un nuovo Dpcm potrebbe ridisegnare la tavolozza dei territori. Preoccupano da questo punto di vista i numeri diffusi ieri da Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, secondo cui in mezza Italia è tornata a salire la pressione sui reparti di terapia intensiva, In undici regioni italiane si è superata la soglia del 30 per cento di occupazione fissata come soglia di allarme dal ministero della Salute. Quella messa peggio è la provincia autonoma di Trento, con il 50 per cento di posti letto occupati da casi Covid. Alto anche il livello anche in Lombardia (38 per cento). Seguono Umbria, provincia di Bolzano e Friuli-Venezia Giulia (35 per cento), Veneto (34), Puglia (33), Lazio (32), Marche, Piemonte ed Emilia-Romagna (31). In bilico una dodicesima regione, la Liguria, con il 30 per cento di occupazione. Fino alla scorsa settimana il numero di regioni in sofferenza era di 6. A tenere basso il dato contribuiscono la Campania (16 per cento), la Calabria (13) e le piccole Basilicata e Valle d'Aosta. Quanto ai ricoveri ordinari, il tasso di occupazione è al 36 per cento, inferiore alla soglia di attenzione fissata dal ministero della Salute al 40 per cento. L'Italia, che ieri e oggi era tutta in zona gialla «rafforzata» e domani e dopodomani in zona arancione «festiva», da lunedì tornerà a differenziarsi per colori.

Per le regioni succitate sarà difficile sfuggire alla colorazione arancione (quella con Rt sopra l'1) che vuol dire bar e ristoranti chiusi e divieto di spostamento dal comune di residenza. E per chi «sfora» l'1,25 di Rt ecco la fascia rossa, con divieto di spostamenti non motivati anche all'interno dello stesso comune e negozi chiusi.

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