
Quanto durerà la tempesta che ha travolto i mercati e come destreggiarsi? Lo abbiamo chiesto a Luca Riboldi, direttore investimenti di Banor Sim.
Era da un bel po' di tempo che non si vedevano due giornate del genere sui mercati
«Non è stato certo un fulmine a ciel sereno. Trump aveva fatto capire che se c'erano da fare cose brutte, le avrebbe messe in campo a inizio mandato. Con contraccolpi economici da subito e nella speranza di poter dare in pasto agli americani un'economia in ripresa già dal prossimo anno, quando affronterà le elezioni di metà mandato».
La reazione scomposta delle Borse è quindi un effetto collaterale che Trump aveva messo in conto?
«Questa scarica arriva con Wall Street reduce da due anni di rally a perdifiato che ha portato a una situazione di ipervalutazione e secondo tutti i parametri il mercato statunitense era molto caro. Il presidente statunitense probabilmente ha deciso di sparare tutto quello che aveva nelle cartucce adesso proprio per questo motivo, insieme al fatto che l'economia Usa è in forma e l'inflazione non va giù. L'affondo sui dazi dovrebbe avere un effetto ricchezza negativo andando a frenare proprio l'inflazione. I suoi tre obiettivi erano far scendere tassi dei Treasury, deprezzare il dollaro e abbattere i costi energetici. E mi sembra stia ottenendo quello che si era ripromesso. A questo livello di dazi si va in recessione, non solo l'America, tutto il mondo».
Si è aggiunta la dura risposta della Cina
«Pechino con la mossa di ieri ha gettato benzina sul fuoco. Ma già prima le Borse erano in mood molto negativo per lo spettro recessione, come dimostrano i cali vistosi delle banche che hanno appesantito Piazza Affari. La recessione inoltre porta in dote anche il rischio concreto che i crediti in sofferenza delle banche aumenteranno. Tornando alla Cina, che è il nemico numero uno per Washington, è ormai competitiva in tutto, anche tecnologia e difesa, nell'auto Byd sta avanzando prepotentemente».
Wall Street da inizio anno ha fatto molto peggio delle Borse Ue, tendenza passeggera o il vento è cambiato?
«Considerando anche l'effetto valuta, il differenziale di performance è di circa il 17% quest'anno a favore dell'azionario Europa, che ha chiuso in parte il forte premio a cui quotava Wall Street. Ritengo che a lungo andare (3-5 anni) il gap di valutazione tra Europa e Usa dovrebbe andare a chiudersi ulteriormente».
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi?
«Bisogna vedere se Trump vuole veramente far andare al tappeto l'economia. Se manterrà queste misure per 6-9 mesi sarà un bel casino. Se invece nel giro di pochi mesi si arriverà a una rinegoziazione dei dazi si potrebbe anche evitare la recessione».
In questi casi il rischio per gli investitori è che il panico prevalga sulla ragione
«Bisogna mantenere i nervi saldi, le opportunità arriveranno, prima o poi i cinesi andranno a stimolare i consumi, la Germania ha già annunciato una svolta nella spesa pubblica e gli Stati Uniti a un certo punto potranno tagliare le tasse. Alla fine del prossimo anno mi aspetto quindi le Borse a livelli superiori a questi. Nel frattempo bisogna pazientare, non comprare ma neanche voltare le spalle ai mercati in attesa che la tempesta passi».
Nel frattempo che contromisure mettere in atto?
«Settori quali
utility, farmaceutico, food and beverage in questa fase di incertezza sono un'importante arma difensiva, così come titoli di Stato con scadenze non lunghissime, tra 3 e 5 anni, che possono offrire un parcheggio tranquillo».
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