Sarkozy lascia (controvoglia) la politica. Ora dovrà pensare ai suoi processi

Sarkò: "È tempo per me di cominciare una nuova vita"

Sarkozy lascia (controvoglia) la politica. Ora dovrà pensare ai suoi processi

«È tempo per me di cominciare una nuova vita», ha detto l'ex presidente francese dopo la sconfitta al primo turno delle primarie dei Républicans, la destra d'Oltralpe. Quella che era stata la sua creatura politica, l'Ump, lo ha cacciato. Un sonoro schiaffo venuto dalla base del partito. Ma anche da buona parte di elettori extra che hanno trasformato una consultazione interna in un plebiscito anti-Sarkozy. La morte politica è andata in scena in diretta televisiva domenica sera. Ma è stata solo l'epilogo di una lunga ed estenuante parabola che per dieci anni ha tenuto in ostaggio il partito neogollista senza la benché minima possibilità di rinnovamento sul piano delle idee. Ad attendere colui che è stato il presidente della Repubblica dal 2007 al 2012, scandali, inchieste e il rischio galera, che oggi contano meno dell'umiliazione subita.

Si chiude un ciclo che ha visto Sarkozy ricandidarsi contro François Hollande quattro anni fa. Ne uscì sconfitto. Lasciò il partito dando vita a una serie di malumori. Nessuno aveva il coraggio di contestarlo pubblicamente per la gestione accentratrice che aveva sempre mantenuto. Non tanto al governo della Francia, in cui introdusse la dottrina della rupture, solleticando socialisti, in pensione e non, con incarichi. Ma da padre nobile del partito. Già, perché dopo la sconfitta con Hollande aveva lasciato la politica. Si era fatto crescere la barba «perché piace a Carlà». E intanto il partito galleggiava, vincendo qui e là elezioni amministrative, locali e regionali, senza un vero leader. Motivo? Sarkozy si era ritirato. Così aveva detto. Ma due anni fa, a settembre, annuncia su Facebook che il suo senso del dovere lo richiamava al timone della destra, rimpiazzando Jean François Copé che non è mai riuscito a organizzare l'Ump a sua immagine e somiglianza. Né ad annichilire l'opposizione di Fillon, all'epoca grottesca e a tratti meschina.

Tornato uomo della provvidenza, «perché la famiglia politica» aveva bisogno della sua «autorità», Sarkò ha avuto il merito di aver portato alle primarie un partito che rischiava di non sopravvivere, pur avendo cercato di evitarle in ogni modo. Ha vinto quelle per la presidenza dell'Ump nel novembre 2014, anche lì non senza fatica. Ma ha clamorosamente perso al primo turno quelle per la ricandidatura all'Eliseo.

Gli restano accanto i figli, uno dei quali punta a raccogliere la sua eredità politica almeno nell'Hauts-de-Seine, il feudo sarkozista che resiste alle porte di Parigi. E Carlà. Via Istagram, la moglie-cantante ha scritto: «Qualche volta i migliori perdono, bravo amore mio, sono fiera di te». Dignitosamente, anche Fillon, che negli ultimi quattro anni lo ha criticato da solo, ha ringraziato l'ex presidente per il servizio svolto quand'era all'Eliseo. Ora, però, stop Sarkò. «È arrivata l'ora di suscitare più passioni private che pubbliche, buona fortuna Francia», ha detto salutando i suoi e la politica a 62 anni. Dovrà dedicarsi molto presto all'inchiesta per finanziamento illecito della campagna elettorale del 2012 e all'altro procedimento per corruzione e traffico d'influenza in cui è stato tirato in ballo da una serie di intercettazioni.

Oltre all'affaire sui finanziamenti libici, tuttora supposto per la sua campagna del 2007, l'affaire Tapie in cui è sospettato di pressioni sul suo ministro dell'Economia Christine Lagarde per un arbitrato favorevole all'imprenditore, e le commissioni senza appalto per sondaggi realizzati da studi di suoi consiglieri quand'era all'Eliseo.

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