
Botte, insulti e crudeli umiliazioni fisiche e psichiche contro alcuni degenti ricoverati. Persone anziane e malate, spesso allettate o comunque non autosufficienti se non addirittura completamente inermi e quindi incapaci di difendersi in maniera autonoma. Dopo sei mesi di indagini i carabinieri della Compagnia di Menaggio, insieme ai colleghi del Nucleo Investigativo di Como e coordinati dal sostituto procuratore di Como Alessandra Bellù hanno eseguito sette misure cautelari che hanno portato in carcere un operatore socio sanitario e una ausiliaria socio assistenziale della Rsa di Dizzasco «Sacro Cuore», mentre altri cinque (4 uomini e una donna) sono finiti agli arresti domiciliari. Sarebbero infatti tutti coinvolti in episodi di continue percosse, ingiurie e violenze verbali e fisiche a danni degli anziani degenti affidati al personale medico e paramedico dipendente della struttura per cure e assistenza.
L'inchiesta, partita ad agosto, è stata avviata da un esposto presentato ai carabinieri della stazione di Centro Valle Intelvi (Co) da un ex dipendente, Pasquale M., che si era licenziato dalla Rsa proprio per divergenze sul modo di accudire i pazienti. Secondo l'uomo fin dal 2022, all'interno della Rsa e di notte avvenivano maltrattamenti nei confronti degli anziani ricoverati a un preciso piano della struttura e affidati per motivi di cura e vigilanza al personale paramedico dipendente.
Le indagini hanno consentito subito di raccogliere i primi e concreti riscontri anche grazie non solo a testimonianze, ma anche a impressionanti intercettazioni audio e video che mostrano quanto accadeva nella struttura, ovvero quelle che i carabinieri hanno definito «violenze sistematiche divenute consuetudini», con pazienti che appaiono evidentemente spaventati e scossi: come ripreso dalle telecamere, alcuni degli ospiti erano spaventati a tal punto che anche di giorno portavano le mani al volto per difendersi ogni qual volta un operatore si avvicinava. Dalle intercettazioni si vedono e si sentono anche smorfie e urla di dolore, calci, pugni. In alcuni casi alcuni anziani venivano lasciati senza coperte di notte, per farli stare al freddo. Una sorta di punizione da utilizzare quando i malcapitati non accettavano gli ordini o le sevizie degli operatori.
A una delle operatrice accusate è stato contestato anche l'esercizio abusivo della professione di infermiera, visto che dalle verifiche fatte non risulta aver conseguito titoli riconosciuti. Anche se la struttura lo nega.
Le indagini proseguono per chiarire eventuali ulteriori responsabilità e verificare se altri dipendenti fossero stati a conoscenza dei fatti e abbiano omesso di denunciarli: non è ancora chiaro infatti quanti anziani abbiano subito le torture. La Procura di Como intanto ha disposto il commissariamento della struttura per garantire la tutela degli ospiti e prevenire ulteriori episodi di violenza.
«Preziosissimo il contributo fornito dalla stazione carabinieri di Centro Valle Intelvi che ha determinato, ancora una volta, l'importanza della capillarità dei presidi dell'Arma» ha detto il
tenente colonnello Francesco Spera, comandante del Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Como che ha messo l'accento sulla tutela delle fasce deboli come «priorità assoluta e costante dei carabinieri».
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