Saracino tra Icaro, la Lupa e le «icone» più spiazzanti

Figure umane metamorfizzate inserite entro architetture contemporanee, quali il Guggenheim Museum di New York o la cupola del Reichstag di Berlino. A prima vista potrebbe essere questo ciò che appare nella mostra «Miths and Rhitms for the New Millennium» di Antonio Pio Saracino, ospitata fino al 7 marzo nella galleria Emmeotto (via Margutta, 8). In realtà quelle mitiche figure di uomini, divinità e mostri servono all’artista (architetto, designer e fotografo di successo che lavora tra New York e Roma) per parlarci di un mondo globalizzato, in cui il mito tecnologico provoca la caduta delle identità nazionali, come evidenziato in particolare nell’installazione «La caduta dell’impero» (2008), con una serie di bandiere nere poste a indicare la fine delle strutture politiche che governano le nazioni. Partendo da suggestioni pittoriche e concettuali, legate all’opera di artisti del passato quali Caravaggio, Bernini, e Sartorio, ma anche alla sua terra di origine, la Puglia, dove i miti greci sono di casa, Saracino cerca, attraverso la rielaborazione di immagini fotografiche, di «indagare il mondo artificiale che costruiamo e le sue interazioni con la natura e con noi stessi». In «Apollo e Dafne» (2007), la mutazione di Dafne avviene mediante la trasformazione delle mani in cavi per computer, mentre i capelli anguiformi sulla testa di «Medusa» (un dittico del 2007) sono diventati fili elettrici, anche se un serpente sopravvive al collo della modella. Serpente che, nella seconda foto, si chiude ad anello in forma di uroboro a simboleggiare la natura ciclica delle cose, e quindi il rigenerarsi continuo della vita. Da Narciso a Icaro, da Prometeo ad Artemide, da Marte e Venere all’Arpia, i miti antichi rivivono incarnandosi in figure emblematiche del nostro tempo. Nei dittici, in particolare, le persone metamorfizzate lasciano una traccia riconoscibile e nello stesso tempo sfuggente, complessa, nell’immobilità di uno sfondo architettonico che sembra sottolineare una dilatazione del tempo.
Il motivo della Lupa capitolina, di grande attualità dopo la presunta scoperta della grotta del Lupercale, compare in «Mother’s instinct» (2007), raffigurante una donna con sei mammelle che allatta due cinesine.

Quest’opera è stata uno dei simboli iconici dell’ultima edizione di Europalia e farà parte di Italidea, la mostra delle eccellenze italiane itinerante nelle principali capitali del mondo.
Orario: da martedì a sabato 11-13.30 e 15-19.30

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