Capire il carnefice. Ecco i carteggi tra Levi e i tedeschi

Primo Levi (1919- 1987) è stato uno dei primi ad affidare alla letteratura il ruolo di far conoscere la tragedia dei lager nazisti e dei sopravvissuti

Primo Levi (disegno di Dariush)
Primo Levi (disegno di Dariush)

Primo Levi (1919- 1987) è stato uno dei primi ad affidare alla letteratura il ruolo di far conoscere la tragedia dei lager nazisti e dei sopravvissuti: un'esperienza che, come noto, il chimico torinese aveva vissuto in prima persona, ad Auschwitz, e che è raccontata in uno dei suoi capolavori, Se questo è un uomo. Il memoriale è stato scritto da Levi subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, pubblicato da una piccola casa editrice, infine edito da Einaudi solo undici anni dopo, nel 1958. A quel punto, Se questo è un uomo diventa un successo, e viene pubblicato anche in inglese e in tedesco. Esce in Germania nel 1961, per l'editore Fischer. Ed è qui che l'interesse di Levi si accende, anzi si riaccende: da grande scrittore e uomo libero qual è, che è anche un sopravvissuto alla Shoah, non solo vuole raggiungere il pubblico tedesco e raccontare gli orrori vissuti a causa del nazismo, ma vuole capire proprio loro, i persecutori, e il loro mondo. Così inizia una corrispondenza con studiosi, storici, studenti... Ed è questa massa di epistole che si trova al centro di un nuovo progetto di ricerca, chiamato «LeviNet» - per esteso: «The German Network: Primo Levi's Correspondence With German Readers and Intellectuals» - appena avviato presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università di Ferrara. A coordinarlo è Martina Mengoni, studiosa di Primo Levi. L'obiettivo del progetto, che si svolge in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi di Torino, è studiare i carteggi e ricavare una edizione «open access», online e inedita, per il pubblico.

«Subito dopo la pubblicazione di Se questo è un uomo in Germania ovest con il titolo Ist das ein Mensch?, Primo Levi cominciò un'intensa attività di scambi epistolari con corrispondenti tedeschi e germanofoni che si protrasse dalla fine degli anni Cinquanta alla fine degli anni Settanta» spiega Mengoni all'Adnkronos.

All'inizio Levi scambia una serie di lettere con il traduttore Heinz Riedt; da lì, il dialogo si estende a lettori, intellettuali, studenti, storici, ex deportati e persino a un chimico che, come lui, si trovava ad Auschwitz, ma dalla parte dei carcerieri. Si tratta, in totale, di più di trecento lettere in quattro lingue (italiano, inglese, francese e tedesco), importanti non soltanto dal punto di vista documentario: come spiega ancora Mengoni, esse «rappresentano anche un caso di studio cruciale, uno spaccato di storia culturale europea che si è svolto per via postale: quello del dialogo tra un ex deportato e una serie di persone facenti parte, a titolo diverso, del popolo dei persecutori». Secondo gli studiosi, l'idea di Levi è unica nel suo genere, sia per l'intenzione di «capire i tedeschi» e le questioni affrontate, a così poca distanza dall'Olocausto, sia per le modalità (il dialogo epistolare).

Su «LeviNet» il carteggio sarà interamente trascritto,

annotato e tradotto, in italiano e in inglese. Ci saranno cronologie, mappe, visualizzazioni grafiche e itinerari tematici di approfondimento. In programma, oltre a convegni e pubblicazioni, anche la mostra «Primo Levi europeo».

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