"Orgoglioso di aver rappresentato i medici in tv". Alberto Malanchino di "Doc" racconta il suo Gabriel

Il medical drama di Rai Uno si conferma un grande successo. Alberto Malanchino, che in Doc interpreta il dottor Gabriel, rivela i "segreti" del suo personaggio

"Orgoglioso di aver rappresentato i medici in tv".  Alberto Malanchino di "Doc" racconta il suo Gabriel

Alberto Malanchino è un giovane attore italiano e dal futuro promettente. Dopo che ha partecipato a Don Matteo, Un passo dal cielo e alla seconda stagione di Summertime, ora è uno dei medici in prima linea di Doc- nelle tue mani. La fiction di Rai Uno, giunta alla seconda stagione, sta riscuotendo un grande successo sia in tv che sui social. Merito di storie fresche, genuine, umane e di grande spessore. Interpreta il ruolo del dottor Gabriel Kidane, personaggio molto complesso ma amato dal pubblico. Nei nuovi episodi ha dovuto affrontare il dramma di una perdita e la piaga del Covid. Con lui abbiamo scambiato quattro chiacchiere in una breve intervista telefonica in cui ha raccontato cosa ha significato interpretare un medico in una fiction durante lo scoppio della pandemia.

Il suo personaggio nella seconda stagione di Doc ha dovuto affrontare molte sfide. Come descriverebbe il "suo" Gabriel?

"È un personaggio corrazzato, al limite dell’introverso. Ha portato avanti un difficile percorso durante l’arco della storia e ora, proprio alle battute finali della fiction, sono venute fuori tutte le sue fragilità. Sono stato molto contento di poter prestare il volto a Gabriel, perché, secondo me è stato interessante assistere alla sua evoluzione. Lui è molto complesso e riesco anche a comprendere il comportamento, a causa del suo passato difficile e delle perdite che ha subìto. Fino a quando si è trovato costretto a chiedere aiuto. È una svolta fondamentale anche in riferimento al periodo che stiamo vivendo, perchè è importante capire che tutti siamo degli animali sociali e, a volte, da soli non possiamo superare i nostri dolori".

Proprio in riferimento al fatto di "dover chiedere aiuto", nella serie tv il personaggio di Gabriel è arrivato a compiere un gesto inconsulto. Per lei come è stato raccontare il tema del suicidio in una fiction?

"È una domanda che si pongono quasi tutti gli attori in ogni ruolo che interpretano. Parto dal presupposto che devo ringraziare il supporto psicologico che la produzione ha messo a disposizione, un aiuto prezioso per me e per il resto del cast. Prima di girare ho avuto a disposizione una cartella con il profilo psicologico di Gabriel e, in separata sede, ho avuto modo di discutere della faccenda. Il mio personaggio aveva tutta una serie di situazioni da analizzare: come la perdita dell’ex compagna, fino alla piaga del Covid. C’era un mosaico da costruire e questo incontro individuale è stato fondamentale. Ho lavorato molto e assiduamente. Tanto è vero che, a un certo punto, durante le riprese, mi sono reso conto che era Gabriel a guidare me e non viceversa. Per un attore è una grande vittoria".

Di recente sui social ha pubblicato un post in cui si è esposto in prima linea per raccontare il suo punto di vista sull’importanza di una corretta prevenzione della salute mentale, dico bene?

"Credo che sia un obbligo un po’ per tutti avere cura della propria salute mentale perché è propedeutico a una vita sana e equilibrata. A volte non basta leggere o fare attività fisica, c’è la parte più intima di noi che deve essere coccolata in un modo diverso. Questo perché siamo una società molto prestazionale, in cui bisogna dare sempre di più e, spessissimo, ci si dimentica dei propri limiti. Personalmente, ho trovato nell’affiancamento terapeutico una sorta di specchio. Un modo splendido per parlare con me stesso. E poi, sono aiutato da un professionista che di mestiere ascolta i problemi delle persone. Non ci vedo nulla di male. A volte bisogna uscire fuori dai preconcetti, dai limiti e tante altre castrazioni personali. Il concetto è semplice: mi prendo cura di me stesso per essere un uomo migliore".

In Doc è stato affrontato anche il tema del Covid. Lei come ha vissuto questa esperienza?

"Sul set sono rimasto sconvolto dalla tenuta fisica e mentale dei medici. Hanno dovuto affrontare l’impossibile e con pochi mezzi. Per questo ho sempre un po’ di pudore ad associare quello che succede nella fiction con ciò che i veri medici hanno vissuto durante le fasi più accese della pandemia. Nello stesso tempo sono molto contento e orgoglioso di aver rappresentato la categoria in tv. È quando mi sono relazionato con questa drammatica situazione che ho capito come nella realtà ci sono state persone meravigliose che hanno fatto di tutto per salvare vite umane".

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Quale potrebbe essere la formula del successo di Doc?

"Non c’è solo una formula, ma ci sono molteplici fattori. Sicuramente c’è stato il coraggio da parte della LUX e dei registi di scrivere delle sceneggiature belle e che fossero solide, come quello di poter scegliere attori validi fin dal prima stagione. E sicuramente è fondamentale l’alchimia di un cast giovane, dinamico e consapevole del proprio mezzo recitativo. A questo si aggiunge l’importanza delle storie di Doc. Sono umane, empatiche e si focalizzano sulle seconde possibilità della vita".

Il 17 marzo sarà in onda l’ultimo episodio della stagione. Senza troppi spoiler, quale sarà il destino di Gabriel?

"La bellezza di Doc sono i colpi di scena. Ci sono molti stravolgimenti, fino alla fine. Ovviamente non posso dire altro e non voglio rovinare la sorpresa al pubblico che è stato fedele fino a questo momento della storia, ma il finale vi stupirà".

Ci sarà una terza stagione?

"Non ne facciamo mistero. Il produttore afferma che sul tavolo l’idea di un terzo capitolo c’è fin dall’inizio. Aspettiamo solo l’ufficialità da parte della Rai. Al momento non ci sono notizie certe ma siamo speranzosi".

Oltre a Doc dall’8 marzo sei su Netflix in Guida astrologica per cuori infranti. Lei cosa ha da raccontare sul personaggio di Andrea?

"Se c’è una cosa che unisce Andrea e Gabriel è la precisione e l’amore per il proprio lavoro. A parte questo, sono due persone agli antipodi. Andrea, per esempio, non ha paura di amare, di legarsi, di dire ti amo. Gabriel invece è una persona che sa amare ma fa fatica a dirlo".

Progetti per il futuro?

"Ancora non mi posso sbilanciare ma ci sono bei progetti a cui sto lavorando. È una cosa che è concepita per il cinema ma che poi diventerà qualcosa per la tv".

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