I due padri che hanno messo il catenaccio al calcio

Difesa blindata e contropiede. Una ricetta di successo che fa di ogni Davide Golia. Per Nereo Rocco ad inventarlo fu un soldato di La Spezia, ma per la Storia il merito va al viennese Karl Rappan

Karl Rappan
Karl Rappan

Dopo John Brodie, William McCrum e Ken Aston, inventori della rete, del rigore e del cartellino rosso, continuiamo la nostra carrellata sugli uomini che hanno creato il calcio, sull’undici che ha rivoluzionato le nostre giornate sportive. Oggi andiamo alle origini del catenaccio.

4 Il catenaccio
Il milite ignoto (e Karl Rappan1905-1996)
L’ultimo maestro del catenaccio è stato Josè Mourinho. Ma il nome del suo maestro nessuno lo sa. Nemmeno Nereo Rocco che lo incontrò: «Era un soldato di La Spezia che stava di stanza a Trieste. Parlava di uomo in più in difesa, di libero. Non ha avuto un grande successo. Ma io intanto presi appunti...» Per gli almanacchi però il papà di tutte le difese porta il nome di Karl Rappan, che s’inventò una strana tattica chiamata «verrou» cioè un particolare sistema difensivo ispiratore del più ruvido «catenaccio». Il «verrou», o chiavistello, prevedeva una difesa impostata su due terzini di fascia e due centrali scorrevoli che si alternavano sul centravanti avversario, un giocatore spostato dal centrocampo si piazzava alle spalle della difesa senza compiti di marcatura per chiudere gli spazi e rimediare agli errori dei compagni. Il miglior attacco insomma per lui era la difesa. Era viennese Karl Rappan, e suo padre Ludwig faceva il bigliettaio sui tram.

Lavorava in un'impresa tessile, il calcio era tutto, ma più fuori che dentro il campo, per questo chiuse la carriera a 27 anni appena, perchè era la panchina il trono dove voleva accomodarsi. Era austriaco Karl Rappan ma è la Svizzera che gli deve tutto, a guidarla per tre Mondiali, 38, 54 e 62, e nei primi due arrivò persino ai quarti, c’era lui. Impenetrabile come un chiavistello.

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