Una notte da vera Inter. E Inzaghi trova la Barça di salvataggio

Partita coraggiosa dei nerazzurri che vincono e allontanano le voci sul futuro del tecnico

Una notte da vera Inter. E Inzaghi trova la Barça di salvataggio

Ci sono notti che ti allungano la vita. Il Barcellona doveva essere il capolinea di Simone Inzaghi. Invece l'Inter ritrova se stessa, scaccia i fantasmi con una vittoria pesante firmata da Calhanoglu, che salva l'allenatore che aveva criticato apertamente dalla Turchia per il derby di ritorno perso nella passata stagione, di fatto accusandolo di aver regalato lo scudetto al Milan. Adesso lo mette decisamente in corsa per gli ottavi di Champions, mentre al campionato ci penserà da sabato in casa del Sassuolo, altra tappa per puntellare definitivamente la panchina di Inzaghi. Che si riprende tutto, anche via Var, con una partita intelligente dopo settimane passate nel mirino, anche del fuoco amico.

Vincenti anche tutte le scelte, all'apparenza di chi pensa prima di tutto a non prenderle, alla propria panchina. Da una parte giocano Gavi, 18 anni, e Pedri, 19 anni, mentre dall'altra il ventenne Asllani si accomodi in panchina per lasciare il posto a Calhanoglu come vice Brozovic. Di sicuro non c'entrano i sei gol che la disastrata primavera di Chivu rimedia dai pari età blaugrana nel pomeriggio. Si va sull'usato sicuro, non c'è spazio per il coraggio nel momento più delicato dell'avventura di Inzaghi a Milano. Cautela confermata anche dalla mossa Darmian per Dumfries su quella fascia dove l'olandese avrebbe gioco facile con il compassato Marcos Alonso. È proprio il turco dalla sua mattonella a far esplodere San Siro all'ultimo giro di lancette prima dell'intervallo. L'ex rossonero dopo aver preso le misure in regia (un paio di errori iniziali), in un ruolo dove non giocava da tempo, ha preso per mano la squadra. Non è un caso che Calhanoglu le cose migliori da lì in poi non le faccia solo al tiro, oltre al gol anche una staffilata da 30 metri che Ter Stegen alza in angolo.

Con Skriniar capitano c'è Correa ad agire al fianco di Lautaro Martinez. Il tango dei due argentini finisce in fuorigioco: l'ex laziale segna a gioco fermo, mentre l'argentino vanifica un rigore solare (fallo di mano di Garcia) con la sua posizione irregolare. L'Inter dopo un quarto d'ora compattata in venti metri, capisce come dar fastidio al Barcellona dove nonostante le assenze in mezzo alla difesa, Piqué si accomoda in panchina. Xavi non guarda in faccia a nessuno, nemmeno agli ex compagni con cui ha vinto tutto. Poi il suo Barcellona addormenta tutto e tutti con quasi il settanta per cento di possesso palla e lo schema finisce sempre con Dembelé che si innesca ma si dimentica quasi sempre del pallone, mentre Lewandowski sbatte sulla miglior versione stagionale della difesa interista che ritrova anche De Vrij.

Il gol è una liberazione per l'Inter, dalle paure e dalle negatività dell'ultimo mese abbondante. Tanto è vero che nella ripresa la squadra prende coraggio insieme al regista Calhanoglu e ci pensa Onana quando Dembelé tira a colpo sicuro. Xavi dopo un'ora toglie il fantasma di Raphinha e inserisce il talento un po' perso di Ansu Fati, uno che però da queste parti avevano già conosciuto per aver condannato l'Inter con un suo gol. Il Var salva Onana in libera uscita intercettando un fallo di mano fiscale dello stesso spagnolo appena entrato, prima che Pedri segnasse a porta vuota.

A quel punto Inzaghi ripropone il triplo cambio: Gosens-Acerbi-Dumfries per Darmian-De Vrij-Dimarco. Puntellato il muro per l'assedio finale: ritrovata anche la difesa. L'Inter, col Var che gli dice bene anche su un fallo di mano di Dumfries, scopre che non è poi così tutto da buttare.

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