Della Valle: «Rifondiamo il calcio, ma non affidiamoci ai presidenti»

L'imprenditore tifoso della Fiorentina. «Servirebbe una sorta di Consob, per stabilire regole e paletti certi. Nessuno investe nel calcio italiano: c'è una ragione. E certi nostri personaggi non meritano l'attenzione di un minuto»

Bisogna rifondare il calcio. É il grido d'allarme di Diego Della Valle che si autocertifica tifoso del calcio, fratello del presidente- tifosissimo della Fiorentina, e ora si è calato nella parte del suggeritore illuminato di un palone poco illuminato. Messo nel canto il duello con Moratti(« mi ha dato risposte da bar»), Della Valle ha chiamato a raccolta la stampa per tentare di lanciare un' idea. Serve una sorta di Consob, una authority che ponga paletti e regole sul calcio e che tutti siano costretti ad osservare, questa la sintesi. «Bisogna analizzare perchè nessuno viene più a investire nel calcio italiano. Bisogna fare in modo che ci sia una condizione di mercato e di governabilità del calcio che permetta agli investitori di investire da noi facilmente come avviene in Francia e in Inghilterra o altrove». «Altrimenti - continua Della Valle - diventa sempre più un discorso di casa nostra, che ci giochiamo tra di noi. Per fare questo non c'è altra strada che organizzare il calcio del futuro in modo straordinariamente serio».
Serve un aiuto dall'esterno. «Se le regole le dobbiamo far scrivere ai protagonisti del calcio, sarà dura. Nel mondo del calcio ci sono diversi tipi di presidenti. Alcuni sono presidenti di qualità, che sanno di cosa parlano, c'è qualcun altro per bene che non ha una grande esperienza ma è disposto ad imparare da altri e poi ce ne sono altri che con il calcio c'entrano perchè è il loro mezzo di sostentamento quotidiano, perchè se andate a vedere le loro attività, è la voce che gli permette di fatturare qualche lira alla fine dell'anno».
Con questi - aggiunge Della Valle - si fa fatica a a parlare e ragionare. Ma nello stesso tempo, fanno parlare di quelli che, votando, decidono se le cose accadono o non accadono. «Essendo proprietario di alcune società quotate in Italia e nel mondo, so che le regole le fa la Consob, non noi quotati. Noi cerchiamo di suggerire quello che riteniamo giusto, poi decidono in altra sede cosa fare. Credo che nel calcio ci sia bisogno di qualcuno, di un'authority esterna, che stabilisca le regole, i paletti, che li faccia applicare e costruisca il percorso del calcio del futuro».
In altro caso? «Non potremo mai ottenere nulla, io conosco una parte di questi protagonisti, alcuni li ho visti nel momento della grande polemica dei diritti tv. Con alcuni di questi si possono fare discorsi seri, sono persone affidabili, ma qualche altro non merita neanche l'attenzione di un minuto, eppure ce li ritroviamo oggi che pontificano tutti i giorni su cosa si dovrebbe fare. Quando li vedo in tv mi viene la pelle d'oca».


«Comunque, questo è quello che passa il convento - aggiunge Della Valle - ci sono imprenditori amici miei che sono tifosissimi delle loro squadre, avrebbero i mezzi per tenere le loro squadre a livelli mondiali, eppure stanno lontanissimi da questo mondo». E forse continueranno a stare lontani.

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